
6 GENNAIO, l’EPIFANIA ed I RE MAGI
Scritto da Lidia D'Angelo il . Pubblicato in Roma Capitale e Regioni.
L’Epifania, una delle Festività più sentite
Le feste gioiose di fine anno sono terminate, tutti noi sappiamo che l’Epifania tutte le feste porta via; ma che tipo di festa è l’Epifania? Quale è la sua origine?
Il termine deriva da una parola greca che significa manifestazione, apparizione, presentazione.
Di chi? Di Gesù, come Dio, Figlio incarnato.
Secondo la tradizione cristiana, l’origine della Befana è collegata ai tre Re Magi, nel loro viaggio alla ricerca di Gesù, chiesero a una donna anziana di unirsi a loro, la donna rifiutò, pentendosi poco dopo; purtroppo non trovò più i Magi e allora riempì di dolci un cesto e cominciò a bussare a tutte le porte per distribuire doni ai bambini con la speranza che uno di essi fosse Gesù.
La vecchia era la Befana il cui nome è una corruzione del termine greco “Epifania”.
Il Cristianesimo fece suo un mito antichissimo che risaliva ai Culti Pagani e ai riti della fertilità della terra che si svolgevano al termine di ciascun anno solare in concomitanza del solstizio d’inverno, quando la luce trionfa sul buio, le giornate si allungano e il Sole risorge.
Allora Diana, la Dea della caccia e della vegetazione, si manifestava sorvolando i campi per favorire i raccolti.
Dalla Dea Diana alla vecchia vestita di cenci che vola su una scopa, il passaggio fu breve; la vecchia simboleggia l’anno finito e consumato come gli abiti che indossa, la scopa invece rappresenta l’idea della purificazione.
Nel nostro Paese la Befana è una delle protagoniste delle feste natalizie, in molte città vengono allestiti mercatini attraenti, le bancarelle sono un tripudio di colori e di sapori; i profumi dei dolci e leccornie varie sono invitanti; gli artigiani espongono i loro prodotti tipici e a seconda delle regioni si vedono sui banchi oggetti in legno, in cuoio, in ferro battuto, dolci.
Tutto è una festa per i nostri sensi: luci, colori, suoni, voci, canti, profumi ci avvolgono e ci proiettano in un’atmosfera magica, quasi fuori dal tempo.
Anche a Roma, ogni anno, viene allestito un mercatino che in questi ultimi tempi non è bello quanto lo era nel passato; non piace e non crea nessuna magia, è il “Mercatino di Piazza Navona”, si avete capito bene, la meravigliosa piazza, una delle più belle del mondo, ospita un mercatino di Natale decisamente brutto.
La storia del mercatino risale all’Ottocento, c’erano 100 banchi intorno al perimetro della piazza, con il passare degli anni le cose sono cambiate e nel 2015 non fu neanche allestito per una serie di problemi amministrativi legati alle licenze.
Ora i banchi sono tutti uguali, offrono gli stessi prodotti, posizionati nello stesso modo, stessi prezzi in tutti i banchi e, quel che è peggio, di artigianale non c’è nulla, i dolciumi, le caramelle, i biscotti sono gli stessi dei supermercati; visto un banco, hai visto anche tutti gli altri, perchè sono identici come cloni; la ragione di questa stranezza c’è, infatti i gestori appartengono tutti indistintamente alla stessa famiglia; non si comprende come le licenze comunali vengano accaparrate dai membri di una unica famiglia.
Anche i bracieri delle caldarroste la cui vendita una volta rappresentava un introito in più per i contadini del frusinate o del viterbese che durante il periodo invernale venivano a Roma ora sono tutti uguali.
La vendita che una volta era temporanea, ora è diventata una vera e propria industria stabile, i vecchi contadini di una volta, circondati anch’essi da un alone quasi magico, sono stati sostituiti da aitanti stranieri che su un braciere grandissimo espongono in bell’ordine le castagne disposte a raggiera.
“Mala tempora currunt !” potremmo dire, come i nostri antichi avi che hanno tanto da insegnarci.










