Estremismo, teppaglia criminale e “maranza” nel piano eversivo della sinistra
Scritto da Franco D'Emilio il . Pubblicato in Economia, Finanza e Politica, Attualità, Economia e Politica.

Non sottovalutiamo i recenti, violenti e inauditi disordini, avvenuti nello scorso fine settimana nelle maggiori città, da Torino a Milano, da Bologna a Roma. Sono una gravissima emergenza dell’ordine pubblico: adesso e subito deve essere contenuta, repressa nelle sue finalità, per nulla compatibili con il dialogo, il confronto politico, l’esercizio critico e obiettivo della democrazia; poi, assolutamente solo dopo, potrà essere oggetto di tanta sociologia, tanta psicologia di massa, ciascuna, a modo suo, interpretativa di questa vera e propria sfida allo stato.
Inutile girarci attorno, siamo in presenza di un piano eversivo. Un piano davvero pericoloso perché costruito su due livelli: in primo luogo, il livello guida della violenza ideologica e politica da parte di anarchismo e sinistra radicale con i suoi centri sociali; in secondo luogo, il livello esecutivo della violenza devastatrice, terroristica da parte di teppaglia criminale, figli di immigrati e parti di società deviante, ai quali il precedente livello guida ha appaltato il lavoro sporco di gettare paura nelle nostre città. La complessiva responsabilità, a partire da quella umana e morale, ricade, però, a mio parere, sulla sinistra italiana che, costantemente e sempre fuori da un’analisi obiettiva, soffia sulle difficoltà sociali, economiche del momento, quasi in chiave giustificatrice dell’assurda violenza, esplosa nelle nostre piazze principali. Il piano eversivo è quello della sinistra, nella formazione rattoppata del “campo largo”; una sinistra borghesuccia, parolaia che attende in salotto che si compia quanto nei suoi auspici di mandante ben nascosto. Il fine di questo piano eversivo della sinistra italiana è l’abbattimento dell’attuale governo di destra di Giorgia Meloni, legittimato dalle elezioni politiche del ’22 con una conseguente ampia maggioranza e avviato a concludere addirittura il mandato quinquennale del proprio incarico, evento straordinario di longevità governativa dall’Unità d’Italia ad oggi. La sinistra italiana, tutta, non è riuscita a svolgere un ruolo positivo e costruttivo d’opposizione, anche mancando di un’utile sua compattezza d’intenti; la sinistra italiana è lacerata, divisa sia nel suo insieme che nello specifico di qualche suo partito, come l’ondivago Partito Democratico; la sinistra italiana si è dovuta arrendere al fallimento del suo richiamo, sempre più nostalgicamente patetico, all’Antifascismo, alla Resistenza e all’insuccesso delle sue infondate accuse di autoritarismo liberticida per criminalizzare la destra e la Meloni, quali pericolo di risorgente Fascismo.

Vanamente, la sinistra italiana ha sperato che l’attuale legislatura finisse anticipatamente con la caduta del governo Meloni; altrettanto a vuoto ha confidato che non si approvasse la nuova legge elettorale; inutilmente, ha visto infruttuosa la sua tattica di addebitare ai quattro anni e passa del governo Meloni tutto il fradicio fallimento dei governi di sinistra, otto anni tondi tondi, succedutisi dal 2006 al 2022, escludendo il governo Berlusconi IV, quello tecnico Monti, il Conte I e quello di unità nazionale Draghi. Otto anni di infruttuosi governi di sinistra all’insegna di tanto avventurismo politico ed economico, sul quale brilla l’insensatezza madornale del “bonus casa”, del quale paghiamo tuttora le conseguenze. Finché al governo, la sinistra non ha mai sollevato alcun allarme sulla diseguaglianza economica e sociale, quasi allora non fosse urgentemente pressante e testimoniata dai tanti dati statistici disponibili: la scopre adesso e demagogicamente la sfrutta in modo strumentale, giustificando come inevitabile la violenza di piazza. Finché al governo, la sinistra è stata cieca e sorda sui problemi della scuola, della quale ampiamente responsabile: però, sempre soltanto adesso e sempre demagogicamente li solleva, riuscendo a chiamare in piazza appena una percentuale dell’8% degli studenti italiani, ma l’importante, si sa, è fare casino ed offrire un’occasione all’infiltrazione della sinistra estremista, degli anarchici e dei centri sociali, della teppaglia criminale e dei cosiddetti “maranza”, molti dei quali figli di immigrati extracomunitari. La verità è una sola, per decenni la sinistra, al governo o no, dentro e fuori dalla scuola, ha esercitato una ferrea egemonia culturale: ora tale supremazia è finita, contenuta dall’amministrazione Meloni. I disordini intollerabili dell’ultimo fine settimana fondono, quindi, radicalismo di sinistra e anarchismo con ordinaria violenza criminale e con particolare teppismo giovanile, italiano e no, per sua scelta deviante e asociale: né studio, né lavoro, nessun rispetto delle regole, ancora di più dell’autorità.

Certo, critiche all’operato e ai risultati del governo Meloni sono possibili, ma non di tale entità da decretarne un fallimento totale. Sul piano della politica economica, sociale ed energetica non si poteva fare meglio, considerata la difficile contingenza internazionale tra guerre in atto e contrazione del mercato petrolifero. Altrettanto, in ogni amministrazione di servizi, basta scorrere i rendiconti di ciascun ministero, si è fatto oculatamente quanto necessario. Ma non è questo, il certo e il possibile, che interessa agli sconsiderati rivoltosi di questi giorni: a loro interessa il pretesto e la pretesa esasperata dell’impossibile per accendere la fiamma, sfasciare, rubare e scappare. A tal fine, preziosa la guida dei centri sociali, come il Làbas di Bologna, tanto vicino e collaborativo con i protagonismi dei disordini cittadini e, guarda caso, beneficiario di attenzioni e favori da parte dell’amministrazione del piddino sindaco Lepore. Altrettanto prezioso il servile fiancheggiamento di qualche nota scrittrice, magari autrice di una lacrimevole storia di cura umana, oppure di qualche “massimo” giornalista, da sempre prono, incline al lecchinaggio verso la sinistra, della quale irriducibile alfiere. Tutto questo, come accade quando si getta il sasso e si nasconde la mano, a sospingere e strumentalizzare la violenza e le ruberie di volgari teppisti, a chiacchiere rivoltosi per ragioni sociali, ma nella realtà solo volgari ladri di articoli costosi, per loro inarrivabili, che fanno tanto fico. Dobbiamo senza dubbio vigilare sulla presenza araba in questi disordini pubblici: può essere la spia di una minaccia istituzionale, pure di un ricatto etnico a danno della nostra identità nazionale. Non possiamo, in conclusione, indietreggiare dinanzi alla necessità di accordare nuovi e più incisivi protocolli operativi alle forze di polizia, perché maggiore ed efficace sia l’intento repressivo. Sono in ballo la libertà, la democrazia e su questo non deve esserci piano eversivo di chicchessia che ci intimidisca e ci riduca al silenzio.










