Vai al contenuto principale

A Ciascuno Il Suo 25 Aprile

Fuori dal coro delle celebrazioni della Liberazione, parliamo di un altro 25 aprile, certamente più locale, ma non per questo meno sentito da veneziani e da quanti volgono lo sguardo oltre, tra le pagine della Storia della città lagunare, sede della Repubblica della Serenissima di cui canta anche Francesco Petrarca nella sua Lettera a Pietro da Bologna datata 4 giugno 1364: “Venezia, unico albergo a dì nostri di libertà, di giustizia, di pace, unico rifugio de’ buoni […] città ricca d’oro ma più di nominanza, potente di forze ma più di virtù, sopra solidi marmi fondata, ma sopra più solide basi di civile concordia ferma ed immobile”.

Eccoci dunque al 25 Aprile, giorno in cui si celebra San Marco, Patrono di Venezia, dove nella Città lagunare si festeggia da sempre, in modo molto romantico, non poteva essere altrimenti in una città così unica e speciale. E così, in un sol giorno, si festeggia e il Sacro e il profano, noi ci occupiamo, qui, del Sacro!

Ma pria d’ogn’altra faccenda mi preme un piccolo personalismo, avendo sangue lagunare nelle venete arterie, e davvero non voglio, né posso esimermi dal ricordare questa importante, quanto bella ricorrenza, in cui la città si tigne di bòcoli (boccioli) di rosa sparsi tra le calli e donati alla propria amata e in codesto giubilo è usanza “ghe se magnemo risi e bisi” come tradizione vuole, tradizione che mi giunse da retaggio famigliare, e la combinazione cromatica del verde dei bisi, del bianco dei risi e del rosso delle rose ci riconduce al nostro Tricolore.

Quale parte in causa, quindi, era necessario un piccolo aneddoto per apprezzare ulteriormente la celebrazione della Festa del Bòcolo (dialetto del posto), una tradizione che unisce: storia, devozione e romanticismo, un trittico perfetto in quanto segno indistinto di un profondo segno in cui i veneziani riconoscono la propria radicata identità, fortemente legata alla Festa di San Marco.

Il reciproco scambio dei boccioli di rosa, però, non è solo un gesto fine a se stesso, bensì un atto di fedeltà, ammirazione e affetto durevole nel tempo, tutte cose che oggi, nella società del consumo sfrenato, risuonerebbero, come dire…demodé, eppure visitare Venezia in questo giorno non significa affatto mostrarsi sui Social attraverso qualche selfie, a suggellare un amore che si confida puro e sincero, posando solide basi per un percorso di vita più sincero e profondo.

Come tutte le cose che hanno una tradizione così importante anche le origini della Festa del Bòcolo sono immerse nella leggenda, facendola risalire addirittura all’epoca della Repubblica Veneziana in cui si narra di una nobildonna, Maria, e del suo amato di umili origini, Tancredi, il quale partito per la guerra fu ferito a morte e prima di esalare l’ultimo respiro raccolse una rosa selvatica, tingendola di rosso con il proprio sangue chiedendo fosse consegnata alla sua amata. Nel ricevere il dono dell’amato però Maria, sopraffatta dal dolore, morì di lì a breve, e così il bòcolo divenne simbolo di amore eterno, devozione  e romanticismo. 

Ma siccome la data del 25 aprile è legata alla festa del Santo Patrono di Venezia, i veneziani hanno unito la tradizione della rosa con le celebrazioni di San Marco, unendo i significati per creare una celebrazione che fonde tradizione sacra e Amor Cortese, al quale perché non tornare?

Nella sua unicità e specificità, cosa che apprezziamo fortemente oggidì in questo tempo che mira e mina le differenze culturali e cultuali in nome di una sub cultura che vorrebbe uniformare tutti e tutto ad un asettico grigiore, colorito solo dagli slogan di arcobaleni strumentalizzati, la Festa del Bòcolo, nel giorno di San Marco è impreziosita da uno dei momenti più suggestivi in cui in Piazza San Marco prende forma e vita  una “rosa umana”, in cui i partecipanti si riuniscono per formare la sagoma di una rosa, visibile dall’alto.

E come dicevamo in apertura, il personale omaggio e aneddoto non era fine a sé, perché il piatto tipico di questa giornata di festa è proprio risi e bisi- il risotto con piselli, ortaggio di stagione, che svolge un ruolo importante nel corso di questa festività, in quanto piatto tradizionale della primavera, un piatto tutto sommato semplice ma molto gustoso, così legati alla cultura veneziana tanto da ricordare che il piatto veniva servito, nel giorno di San Marco, al Doge.

E da Venezia ci spostiamo a Roma dove, proprio oggi, 25 aprile 2026, nel quartiere giuliano- dalmata, si svolge la Festa Patronale nella Parrocchia San Marco Evangelista, con le iniziative come da calendario qui sotto. Una giornata per vivere lo spirito di questo 25 aprile, fuori dalla cronaca contemporanea, ma dentro le radici storiche della Serenissima. 

 

 

 

 


Foto autore articolo

Cristian Arni

Cristian Arni (Arnerich), Romano di nascita (1971) fiero delle sue origini Croate-Dalmate / giornalista e redattore su varie Testate, addetto stampa, esperto in marketing e comunicazione per professionisti, aziende ed in altri ambiti / alle spalle anche una formazione teatrale e trascorsi di palcoscenico con grandi Maestri.