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Al Capolinea Atac

Scritto da Danilo Pette il . Pubblicato in , , .

E’ fatta, finalmente è successo.

Sono stanchi, fiacchi, non stanno più sulle gambe, perdono fiato metro dopo metro. Dove diavolo credono di portarci in quelle condizioni? Noi siamo milioni, miliardi, abbiamo i numeri dalla nostra. Cosa pensano di fare, ora che è successo?

Successo cosa, direte voi, di cosa stai parlando? Be’, cominciamo dall’inizio amici cari, non vi innervosite, vi voglio bene e non ve lo scordate.

Dunque… è stato l’argomento più importante del 2025, da Tokyo a Grottaferrata ne parlavano praticamente tutti, tutti in trepidante attesa, tra deroghe, proroghe, monache, comunicati ufficiali, voci di corridoio, strade bloccate, piazze venezie assediate da silos svettanti che sfidano il cielo di nostro Signore. La città Eterna sotto scacco a tempo indeterminato, coi turisti che si portano a casa foto di operai, bulldozer, betoniere, cazzuola. Il traffico è un serpente addormentato tra i palazzi, forse morto, non scorre, non striscia, non s’è mosso in tutto l’anno, per ogni mese e giorno dell’anno, gente arrivata ad Aprile e partita in Gennaio. A San Giovanni si rischiava l’infarto, a Piazza Lodi conveniva il suicidio. Ma noi cittadini niente, muti, stoici, lo facevamo per la ‘causa’, non volava una mosca, non fiatavamo neppure. Perché la ‘causa’ è roba grossa, è una bomba all’hotel:

Nuovo Capolinea della Metro C di Roma al Colosseo.

Il Colosseo capito, mica Casal Bernocchi, con tutto il rispetto… proprio lì, tra le rovine delicate come vetro custodite da terreno molle, dove sono passati Trionfi militari, mitici principi del Foro, sacerdoti ricolmi di antiche sapienze, giochi all’ultimo sangue…ebbene noi, oggi, ci facciamo passare un bel tunnel sotterraneo, ci facciamo passare la punta aguzza della talpa, ci facciamo passare un treno! E poi ci facciamo bar, tornelli, banchine, panchine, altoparlanti, marmaglie. Bene, bravo il Comune, continua così, break on through to the other side, man!!

A noi va bene, noi stoici cittadini dico, e non scherzo. Ci va bene, siamo a favore del progresso, ci dessero il teletrasporto a gente progressista come noi! Ci va a fagiuolo a noi, figuriamoci… non vediamo l’ora di entrare nella Madre Terra a Graniti e sbucare al Colosseo. Ci piace ‘sta roba, vogliamo di più, un tapis roulant che parte da Garbatella e sbuca a Montmartre…magari, magari ce lo danno!

E così abbiamo atteso, in silenzio da requiem, in coda sulle rampe delle tangenziali per ore e ore, con i panini nei cruscotti, perché si esce a colazione ma non si sa mica se si torna per il pranzo o per la cena. Buco dopo buco, scavo dopo scavo, abbiamo assistito a tutto in silenzio.

 

E ora, finalmente, è finita. Si inaugura il Capolinea. Nuovo di zecca, hyper-moderno, museo a cielo chiuso con teche e reperti. Da San Giovanni, precedente Capolinea della Metro C, con un passaggio alla bella Porta Metronia, si arriva in breve tempo al Flavio Anfiteatro. Da oggi il mondo è un posto migliore, amici miei.

Dunque la Metro C, che a San Giovanni si accoppiava carnalmente con la Linea Metro A, ora, con la nuova fermata, sposa con nozze ufficiali la Linea Metro B, chiudendo quindi il cerchio, l’anello, sancendo le nozze alchemiche sotterranee. Una data storica senz’altro, ne ha parlato pure il TG1 e quindi tutta la Nazione sa, e visto che il TG1 è dentro a giri internazionali, ormai posso sbilanciarmi ad affermare che, in quanto a spettatori, sfioriamo il mondo intero.

E il 16 Dicembre sono grandi sorrisi, strette di mano, orchestra in banchina, parterre de roi per il primo viaggio, un sogno accolto da tanto entusiasmo che sembra dover durare per sempre. La tratta è ufficiale, la promessa mantenuta, il patto onorato.

E poi è successo.

Il 18, amici cari, un giovedì. Il Vostro affezionatissimo scende nella stazione di una delle tante fermate lungo la Linea C, alle 06:28 circa. Guardo subito la cartellonistica, e vi confesso che mi è quasi scesa una lagrima quando ho letto San Giovanni – Porta Metronia – Colosseo, laddove solo tre giorni fa, dopo San Giovanni, c’era solo la fine del cartellone. Ma come ogni storia di coltello e tradimento, qualcosa doveva succedere, come ormai avrete capito. Alle 06:29 sono in banchina, ancora commosso. Alzo lo sguardo e vedo il tabellone luminoso. Treno per Colosseo, dice luminosamente, 13 min.

Stropiccio gli occhi, guardo meglio, ed è ancora 13. min, anche dopo aver aspettato almeno altri cinque o sei min. Il tempo si è fermato, amici, proprio qui e ora, fate entrare Michael J Fox, qui sulla Linea C, la Linea Verde della Metro di Roma, Verde dico, come la speranza.

E invece sempre 13 min. per quanto io mi ostini a guardare. Sto giusto per convocare nostro signore, quando una voce dall’altoparlante avverte i ‘Signori viaggiatori, che ci sono disastri vari, cadaveri, impianti saltati e fiamme indomabili su tutta la Linea, che risulta quindi assolutamente bloccata fino a data da destinarsi, grazie’.

Siamo in tre o quattro in banchina, increduli aspiranti passeggeri, imbambolati a chiederci se il cerchio che si chiude, Metro A, Metro B, Metro C, l’abbraccio circolare, il legame suburbano, si sia già spezzato. L’anello è in frantumi, la compagnia è sciolta, avvertite Frodo, la missione è fallita. Il sogno evapora tra i binari freddi, mentre noialtri Signori Viaggiatori torniamo in superficie, dove ognuno se ne va per i fatti suoi, in cerca di un modo per giungere chi alla Linea A chi alla B, come studenti che hanno imparato una dura lezione, e che se ne tornano alla loro sezione con la coda tra le gambe.

Questo è quanto.

Mi rivolgo a Voi ora, stimati vertici dell’Azienda Atac, più in alto degli autisti, più dei controllori. A voi chiedo, se vi rendete per caso conto. Vi rendete conto di cosa vuol dire ritardare un’intera Città, cosa vuol dire lasciare a piedi mezzo milione di persone. Che vi salta in mente? Volete le strade invase dai viaggiatori sotterranei? Volete questo, le viscere della Terra riversate in giro, gli zombie interrati per le strade, le piazze, i giardini? E magari sotto le scuole dei vostri figli, o intorno alle Chiese?

Sapete cos’è un ritardo? E’ una coincidenza persa, un’occasione sprecata, un’operazione urgente rimandata, un colloquio mancato, un esame perduto, un incontro fallito e un amore sfumato. Ogni ritardo è una diserzione: la vedete la tristezza di quel negozio che non ha aperto, di quella sedia vuota in ufficio, davanti al PC ancora spento, dell’asilo che attende invano i suoi bimbi. il postino che non giunge ai timbri, turisti spagnoli, calabri e umbri, dati ormai per dispersi da musei, statue, giardini, fontane e palazzi.

Vi rendete conto, si? Sono le nostre vite che fanno ritardo, di noi Signori Viaggiatori Paganti, possessori di ticket da tutti i minuti e di abbonamenti mensil-stagional-annuali, noi che non tremiamo davanti ai tornelli, e che ci aspettiamo da una stazione niente di più che un semplice treno, il quale ci porti alle nostre vite in ragionevole tempo. Noi siamo i milioni, noi siamo i miliardi.

Attenzione Vertici Atac, quanto segue può suonare come una minaccia e in effetti lo è, me ne prendo la responsabilità, ne sono fautore, qui dalle colonne della Consul Press: badate, la rivoluzione è già iniziata, il malcontento ci ha unito, romani, italiani, lavoratori stranieri, turisti, borseggiatori… non tirate ulteriormente questa corda, vi avverto, o da domani saremo costretti a dare chiacchiera ai conducenti e a non reggerci più agli appositi sostegni.

Non spingeteci a farlo.

Noi vi vogliamo bene e facciamo il tifo per voi, lo dimostra il fatto che attendiamo sempre con ansia il vostro arrivo. Ma disagi di questo genere possono portare a conseguenze enormi: basti pensare che quel 18 Dicembre, tale era il ritardo accumulato nell’arco di tutta la giornata, che in pratica si decise di prolungare il giorno, che era un giovedì, a tutto quello seguente, il venerdì, facendo slittare così l’intera settimana!!

Insomma un macello, avete fatto un macello.

E’ stata dura, ma Il Vostro affezionatissimo si è tanto tanto divertito e spero così di voi.

I miei saluti

Danilo Pette