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Autore: redazione di roma

Siamo coerenti

“Amatevi, come io vi amo” è l’unico comandamento e lascito di Gesù, che viene spesso interpretato in modo sconcertante. Non che qui si voglia pretendere di essere genio con il dare un solo ed unico senso a questa norma, ma credo che questo amarsi sia diverso da quello che spesso si vede nelle soap, o da quello che intenda una sottomissione totale nei riguardi del nostro prossimo.

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Via della Vaccherella

A pochi passi dal Pantheon, in pieno centro storico, artistico, vitale della nostra Roma, in una via breve ma ricca di esercizi particolari, via della Vaccherella, tre belle buche profonde circa 50 cm, sconnesse agli orli e con i sanpietrini disordinati intorno fanno bella mostra di loro.

Ci si chiede se è possibile, vista la pericolosità per gli arti di chicchessia e per i mezzi a due ruote, che il Municipio latiti e il Comune ignori da ben due mesi, a detta degli abitanti, i richiami e le preghiere degli stessi affinchè questa novella ma non rara Malebolge venga sistemata.

L’impressione è che tutto a Roma sia legato a quella mala abitudine dei politici di rimanere avvinghiati al loro seggiolino anche quando la loro squinternata fedina evidenzia magagne conclamate. Si passano in seguito i mali come discendenza, come lascito, come bieca regalia quasi a dire” hai vinto tu, eh?, bene: beccati questi degradi!”.

I cittadini veraci della Urbe eterna ormai sono pochi, e gli altri sono rassegnati o ignominiosamente ignoranti tanto da non accorgersi quanto avviene. Povera Città, che è anche Capitale di Stato, bel biglietto da visita ai turisti, e poveri malcapitati, che andranno ad accrescere i vari settori ortopedici dei pronto soccorso, augurandosi di non finire nel degrado sanitario: da degrado a degrado, come un tunnel da Parco dei Divertimenti. Ma c’è poco da divertirsi, e ci sarà tanto invece per gli esseri inutili che governano, se scappa infine la pazienza a qualche bitante. Con questo timore, gridano le presenti pagine perchè urgentemente si chiudano le piccole voragini di via della Vaccherella.

Marilù Giannone

L’Italia che non muore

Il 22 gennaio, sfidando la discutibile iniziativa delle domeniche ecologiche di Roma, la via Cassia si è riempita di persone, per partecipare alla cerimonia in onore per i Caduti di Russia, celebrata tradizionalmente ogni anno dall’Associazione “Reduci di Nikolajewka”. Alle 10 del brumoso mattino, il ventaglio di grigi, dal cielo all’asfalto, si accendeva dei colori della Bandiera e dei Corpi Militari in perfetto ordine, giovani e meno giovani, diritti negli attenti, con lo sguardo ad un orizzonte inizialmente quasi angoscioso, ma che veniva tradotto da quegli sguardi diretti e sinceri come naturale e patriottico traguardo: Italia, libera e forte, stabile e splendente sopra mafie, inciuci, politica d’accatto.

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Cari Saraceni

Un amico editore, specializzato in testi di storia medievale e di indagini sui Templari, Enzo Valentini, ha pubblicato un testo, breve ma succosissimo, sulla venuta dei Normanni in Italia, ivi giunti intorno all’anno mille. Da questa opera storica, a firma di Cristian Guzzo, Ordinario di Storia Patria ed esperto dell’anno Mille, si evidenziano numerose vicende interessanti che vedono Bizantini, Siciliani, Francesi ed altre figure diverse dello scacchiere mediterraneo del tempo impegnate a dividersi il nostro povero Stivale come una torta.

Il fatto più avvincente di questo esame storico è la presenza negativa dei Saraceni lungo tutte le nostre coste, che hanno costretto più volte Principi e Baroni ad impugnare le armi e reagire pesantemente, prima per l’assedio di Salerno del 871, goccia che fece traboccare il vaso di contrasto alle continue incursioni dei vicini musulmani, poi per liberare la Puglia, continuamente assalita dalle orde marinare suddette. Non bastava, infelice Italia, che i Bizantini la facessero da padroni, che i Longobardi si fossero appropriati di gran parte di essa, che altri gruppi guerrieri della Francia si offrissero per ottenere un vantaggio, come alleati di questo o quello, ma soprattutto del Papa, distaccatosi, con la presa di distanza verso l’ortodossia, dal potere imperiale. I vicini islamici non davano tregua: rasero al suolo Luni, dopo averla persa e ripresa, il 925 ed il 928 martirizzarono Otranto, il 994 Matera. Il 1002 il caid Safi aggredì Bari con tanta ferocia e determinazione che perfino il Doge Orseolo corse in aiuto della bella città. Il contegno piratesco dei Saraceni era pressochè lo stesso anche in zone minori e piccoli centri italiani: il nome di un paese ciociaro, Saracinisco, offre a quanto riferito sensibile dimostrazione. Inoltre se non aggredivano direttamente, essi “ operavano manovre finalizzate ad provocare lo scontro con i Cristiani”. Da ciò è evidente che non era la popolazione, ma la differenza religiosa, il motivo di questa guerra “santa”, senza che nessuno, normali contadini, pescatori, commercianti, artisti, piccoli nobili, avessero procurato loro alcun danno a ragione.

In sostanza l’aspetto di questi scomodi vicini di Mediterraneo ricorda molto chiaramente la posizione mentale e le attuali loro intenzioni . Cambia la fase di preparazione: invadere piangendo, chiedendo cibi da ristorante, strumenti informatici, case ed accoglienza, incendiando e rivoltandosi se non soddisfatti. Ma dopo un tempo opportuno, quando saranno abbastanza numerosi, eccoli passare alla seconda fase: destabilizzazione su un Paese malgovernato da trent’anni ed impoverito dall’austerity, acquisto per pochi soldi di beni e conseguente uso ricattatorio o legalmente economico delle ricchezze ottenute, ed oplà, il Cristiano è servito. Abbuffatevi, Saraceni! C’è anche chi vi abbraccia, e vi chiama fratelli, dimentico di noi, suoi Fratellastri.

Marilù Giannone

Oggi e milioni di anni fa

I recenti e ripetuti terremoti del Centro Italia ha spinto studiosi e una grande parte della popolazione, impaurita dai suoi tragici esiti, ad approfondire le relative conoscenze su queste sconvolgenti manifestazione della Terra. Lo scopo, pur se privo di una probabile risposta positiva, sarebbe quello di realizzare una potenziale prevenzione  o, nel peggiore dei casi, preservare da catastrofi abitazioni, edifici di valore e paesaggi da tali calamità.

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Un Faraone “innovatore”

L’Ambasciata di Grecia ha accolto numerosissimi studiosi, oltre ad un pubblico molto interessato, lunedì 9 gennaio per presentare un testo con il Faraone Akhenaton come protagonista.

L’autore, appartenente al Corpo Diplomatico, è altresì anche un ricercatore archeologo, EMANUEL GHIKAS, il cui eccezionale editor è stato personalmente lo stesso l’Ambasciatore S. E. DIMITRIS DEMIRIS. Fra gli ospiti anche Sua Eccellenza l’Ambasciatore dello Stato Egiziano, che al termine è intervenuto di persona per elogiare la svolta innovatrice di Akhenaton, tesa a costruire uno Stato in pace.

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