
Basilica sotterranea di Porta Maggiore: cosa avete da temere ancora oggi?
Scritto da Danilo Pette il . Pubblicato in Arte, Cultura ed Eventi, Satira e Umorismo.
Una Basilica occultata dai tempi della sua edificazione, nel I Secolo a.C., e ancora oggi ben sepolta sotto i nostri piedi, a Porta Maggiore in Roma. Impenetrabile manco le mura di Costantinopoli, un bunker, un caveau, pure Dillinger ha rinunciato, nessuna visita, nessun biglietto, nessuna possibilità di accedervi proprio per nessuno…ma il Vostro affezionatissimo accedette, ed ecco la scioccante verità!!
Sto lì che parlo con la Dorica ed ecco che le arriva l’idea che ci farà svoltare. Gliene vengono più o meno ogni sette minuti di queste idee: controllo l’orologio, anche stavolta è puntuale. Mi racconta una storia di inizio secolo sentita per caso in un bar, rivangata da un vecchio, il cui nonno avrebbe fatto parte della squadra di operai che lavorò alla costruzione del viadotto ferroviario di Porta Maggiore, quello che si allunga verso la Stazione Termini. Ecco la storia: in pratica questi mentre lavorano tranquilli cadono giù, sottoterra, tutta la squadra. Un plotone di operai ingoiati dal Tartaro. Ma il Tartaro non c’entrava proprio, come si scoprì più tardi; era stata la vòlta di un edificio interrato a venire giù, portandosi dietro terra, detriti e i nostri amici operai. Tra cui il nonno del vecchio origliato per caso nel bar dalla Dorica. Già mi suonava strana ‘sta storia a me, ma sentite come continua…gli operai si sarebbero salvati tutti, un po’ ammaccati, ovvio, ma salvi…tutti tranne uno, un certo Minnuccio, che proprio non si riuscì più di trovare…povero lui, pace all’anima sua.
Fatto sta che l’edificio sotterraneo che crollò nell’Aprile del 1917, non era un edificio qualunque, ma una Basilica! Capito Basilica, si? (c’ho messo apposta il punto esclamativo, per evidenziarvelo, miei favoriti). Avete sgranato gli occhi per l’immenso stupore? Mica ‘chiesetta di campagna’, ‘cappella raccolta’, ‘nicchia votiva’ macché…una Basilica intera, completa: navate, volte, abside, stucchi e cavoli vari…ancora lì, in piedi sotto nove metri di terra. Per farla breve, la grande idea della Dorica era quella di andare lì con due pale per rimediare qualcosa: un vaso, un paio di mattonelle, un femore, insomma qualcosa di antico da rivendere. ‘Grande idea’, la presentava lei. Assurdo no? Andare lì, con due pale…per scavare nove metri di terra, in due…assurdo proprio, fuori da ogni logica, assolutamente inaccettabile. “Andiamo a fare un sopralluogo, prima” le dico.
“Ok”
E così andiamo, e arrivati a Porta Maggiore non troviamo niente di niente. Una recinzione con cartellonistica indica chiaramente ‘Basilica Sotterranea di Porta Maggiore’, ma credetemi, c’ha poco da indicare perché non si vede niente di simile qui intorno, sgrunt! Ci affacciamo oltre la recinzione e scorgiamo un gabbiotto per la vendita dei biglietti, di quelli dipinti di verde, vagamente stile liberty, anche carino se volete. Però vetusto, ormai grigio, logoro e sporco, evidentemente mai utilizzato. La Dorica dice di aver individuato un ‘montarozzo’ che dovrebbe portare dritti dritti al nostro obiettivo, cioè l’interno della Basilica. Io neanche la sto a sentire. La faccenda non mi quadra proprio: la Basilica c’è, la cartellonistica pure…perché allora è recintato? Perché non ci sono segni di vita recente? Sembra tutto all’abbandono. Qual è il problema? Il fatto che la Basilica sia interrata, sotterranea? Mezza Roma era sotterranea, poi l’hanno scavata fuori. Siamo pure in piena Epoca delle Escursioni Sotterranee: Napoli sotterranea, Torino sotterranea, Parigi sotterranea, Narni sotterranea…che problema c’è a mandare cinque, dieci turisti interessati a fare un giretto lì sotto, e trarre da loro profitto? Che ci vuole qui, a fare andare la baracca? La Basilica c’è, il coniglio nel cilindro ce l’abbiamo…e allora? Ha forse il Comune di Roma perso la sua proverbiale rapacità? Non ci si alza un piccolo business qui, non ci esce un lavoretto per una ventina di persone? Che c’ha ‘sta Basilica che non va?
Come certamente converrete, devo necessariamente far partire delle indagini. Noi tombaroli-giornalisti siamo scrupolosi (esiste esiste come categoria, c’ha pure il codice ATECO). Scovo con fatica un numero da chiamare per prenotare visite guidate, ma la finestra oraria per prenotarsi è molto esile, e inoltre nessuno risponde mai a quel numero. Noto subito che la faccenda cambia nel caso ci si voglia prenotare per altri edifici religiosi o civili, per musei, mostre…in quel caso rispondono, ci mettono un po’ ma rispondono. Per la Basilica sotterranea nisba, il silenzio siderale. Ma che c’ha ‘sta Basilica?
Mendico umilmente una e-mail specifica, una roba della Sovraintendenza delle Belle Arti, che dovrebbe farmi uscire dal tunnel. Si, lallero…vi ha risposto qualcuno a voi? A me no. Dunque, alla fine delle indagini ne riviene che: la Basilica c’è, elefanti pronti, clown e trapezisti siamo apposto, il cartellone lampeggia, il Circo può aprire ma invece non apre. La conclusione scientifica è la seguente: non è possibile entrare nella Basilica Sotterranea di Porta Maggiore, neanche pagando, neanche dandogli il doppio.
Quindi è sempre vuota.
Quindi prendiamo le pale e andiamo.
Parcheggiamo lungo la Via Prenestina e ci facciamo l’ultimo pezzo a piedi. Nascondiamo le pale nei giubbotti e i manici, uscendo da sotto e aderendo alla gamba, ci donano un passo marziale. Marciamo in pratica, verso l’obiettivo. Arrivati alla recinzione attendiamo il momento in cui il traffico serale inizia a scemare, in una Domenica di Novembre molto fredda e deserta. Quando il semaforo si fa verde, la strada si svuota delle auto in attesa, e noi lanciamo le pale al di la della recinzione e tra gli alberi e scavalchiamo felini. Atterriamo agili dall’altra parte in mezzo a una ventina di persone. Due erano state colpite, per fortuna non in testa, dalle nostre pale. Ci stanno per saltare addosso ma io mi gioco la storia del “noi siamo vittime che scappavano da aggressori armati di pale… e ce l’hanno pure tirate appresso…”, sapete quella storia, no?
Ci credono, ci chiedono se vogliamo entrare e ci fanno pagare il biglietto. Il gabbiotto in stile liberty continua a non essere utilizzato, si fa tutto dietro la recinzione, ci sono pure le ragnatele sul quel gabbiotto, a guardarlo bene da vicino. Esce fuori insomma che abbiamo tentato il colpo in un giorno di apertura straordinaria, conquistato faticosamente da un importante organizzatore di eventi culturali della città, che ha strappato l’autorizzazione al Comune. A parte questa data, non ci sono altri accessi in vista per i prossimi centoquindici anni.
E’ come una cometa questa Basilica, una variazione di Paganini.
Ma che c’avrà mai?
L’importante organizzatore a cui accennavo, altri non è che la Libreria Rotondi, punto fermo dell’editoria esoterica, magica, alchemica, sapienziale, religiosa, multiculturale e altro, che ormai da secoli troneggia lungo la suggestiva Via Merulana. Hanno fatto il miracolo stavolta, dando la possibilità ai comuni mortali di accedere alle bellezze decantate (financo dai vecchi nei bar) e mai mostrate di questo tesoro di Basilica. Con fatica, hanno permesso agli interessati di rinfrescarsi alla fonte della bellezza, che fa degli uomini dèi. A loro tutto il merito e tutto il nostro ringraziamento. Ho ringraziato anche a nome vostro cari, non preoccupatevi, ci penso io a voi…abbiamo fatto bella figura.
Le guide alla visita sono due pesi massimi della Cultura, e anche di un particolare tipo di studi che si concentra sulle possibili interpretazioni dei simboli secondo la sapienza ancestrale di antiche religioni misteriche. La trama qui, come avrete capito miei diabolici amici, si infittisce. E’ entrato ufficialmente l’elemento ‘Mistero’.
Sentite un turbamento dentro?
Le guide, come accennavo, sono proprio due pesi massimi della Cultura, e quando ci raduniamo troviamo all’angolo destro, con il peso di 176 libbre, Angelo Tonelli, eminente scrittore e traduttore, e all’angolo sinistro, con il peso di 220 libbre, Donato Colli, esimio archeologo. Con loro entriamo attraverso una porta di pietra e legno. Vorrei tanto dirvi che accediamo in un posto angusto, buio, losco, adatto al furto e alla simonia, ma in realtà siamo in un atrio ben illuminato, moderno, quasi nuovo di zecca. Tonelli veste come Tolstoj, una tigre di Mompracem che sfoggia, come al solito, tenute impeccabili. Introduce la visita alla Basilica, che ci dice essere datata nella prima metà del I secolo a.C. precisamente tra il 14 e il 54, e che questo fa di lei la più antica Basilica pagana di tutto l’Occidente. Mi si accartocciano le orecchie al solo sentirlo, mica del Rione o della Città, macché, dell’intero Occidente: ha superato i confini storici per entrare in quelli geografici, l’Ovest, la prima di tutto l’Ovest! E noi la teniamo in cantina, il bomber in panchina! La storiografia ufficiale, continua il Tonelli, avrebbe dapprima costruito lacunose teorie circa la funzionalità di questo edificio, azzardando poi ipotesi che la vedrebbero luogo funebre o piccola villetta patrizia con terme, interrata per sfuggire al torrido caldo estivo. ‘Tempio’ non gli è venuto in mente. Questo a causa della sua posizione, al di fuori del pomerium, lontano cioè dallo spazio sacro in cui si svolgevano, ai tempi dell’Impero, le funzioni liturgiche dei diversi culti presenti in città. Ma studi più recenti avrebbero poi smentito tutto ciò, facendo risalire la costruzione della Basilica alla necessità di innalzare un luogo sacro per l’officio del culto, di alcune sette mistico esoteriche di ispirazione orfico-pitagorica. Si tratta quindi di una Basilica Neopitagorica. All’epoca dell’edificazione infatti, nasceva a Roma un certo gusto, un vezzo di élite còlte, composte da ierofanti e loro adepti, una sorta di riscoperta dei culti misterici pitagorici, che si mischiavano a quelli etrusco-latini già presenti all’epoca.
Qui si radunavano, meditavano e pregavano, alla luce di torce e candele, 4 gruppi di 7 iniziati, raccolti attorno a tavoli in pietra, piccoli altari o mensae. 28 persone in tutto quindi, e il 28 è un numero sacro ai Pitagorici. L’intera Basilica sarebbe dunque un percorso iniziatico, dice il Tonelli prima di invitarci a scendere per iniziare anche noi tale percorso. Scendere, ne converrete, è già di per sé simbolo dell’entrata in contatto con le proprie profondità. Così scendiamo un paio di rampe di scale (io già mi sento nelle mie profondità, in effetti), e ci troviamo in un corridoio fatto di mattoni, da cui si accede all’atrio della Basilica.

E’ un atrio rettangolare, dall’alto soffitto che presenta un lucernario, unica fonte di luce dell’intero edificio. La forma del lucernario è particolare, disegna esattamente la pianta della Basilica, come una sagoma perimetrale illuminata dalla luce solare o lunare. Alcuni stucchi raffigurano rami secchi, alberi morti, flora in sofferenza. Sulla porta d’accesso alla Basilica, c’è l’immagine di un’Amazzone in groppa a un cavallo selvaggio che dà le spalle all’osservatore, come volesse invitarlo a entrare senza paure o indugi. Quindi noi abbandoniamo paure e indugi ed entriamo, casomai li riprendiamo dopo, all’uscita… L’interno si presenta con tre navate e un abside, in tutto dodici metri di lunghezza, nove di larghezza e sette di altezza (12+9+7=28 amici dalla beautiful mind!). E’ completamente decorata da stucchi che presentano diverse immagini mitologiche, vittorie alate, oggetti rituali e cerimoniali, flora, fauna, ritratti dei finanziatori dell’edificio… La Dorica, appena entra, abbassa la testa per scorgere a terra qualcosa da portare via. Farà così per tutta la visita. Ci disponiamo intorno a Donato Colli, che a mano a mano indica il significato di tutte le immagini degli stucchi bianchi, il colore prediletto dai Pitagorici, peraltro.
Ve ne riporto le principali.

La prima di queste vede l’immagine di un uomo che stringe una donna tra le braccia in atto di rapirla, mentre lei si dimena. E’ un’immagine legata ai Dioscuri e al rapimento delle Leuccipidi, che portò alla morte di Castore, ma simbolicamente parlando indica l’anima che rapisce il corpo per costringerlo a un’evoluzione della coscienza, e il corpo, pigro e abitudinario, si dimena e recalcitra proprio come farebbe la vittima di un rapimento. Sempre nella volta centrale, ecco l’immagine di una figura alata che in volo sostiene un coppiere. Il coppiere è Ganimede (come indicato dalla storiografia ufficiale), asceso all’Olimpo per volontà di Zeus. Ma non è Ganimede, ci rivela Colli salvandoci dall’inganno storiografico ufficiale. Si tratta in realtà di Hilas, lo scudiero e amante di Eracle, Argonauta al seguito dell’eroe, che durante una sosta in Misia, mentre cercava una fonte d’acqua dolce, fu rapito dalle naiadi invaghitesi di lui, che se lo portarono baciandolo dolcemente nel fondo del lago, per poi nasconderlo per sempre in una caverna. Simbolicamente parlando, questo Hilas ‘liberato’ e sorretto da una figura alata, indicherebbe proprio l’anima che finalmente fuoriesce dalla propria caverna-corpo, dal proprio esilio materiale e individuale, per ascendere verso il fuori di sé, il divino.

Arrivati all’abside, ci troviamo davanti la scena del suicidio di Saffo, con la figura della poetessa in procinto di gettarsi in mare da una rupe, Poseidone che emerge dalla acque e l’attende quasi a braccia aperte e in alto nel cielo Apollo, che tende la mano all’anima ormai trasfigurata e risorta della donna. Il suicidio, la distruzione del corpo, è qui il simbolo del totale abbandono della materia e del suo indotto di passioni e bisogni, affinché l’anima possa ascendere fino alle vette del Dio Apollo, Mitra, il Sole Invictus, lo stato di coscienza divino che l’uomo può raggiungere in questa o nelle prossime vite. Già, perché la sapienza pitagorica attinge a un antico bacino euro-asiatico di scambi culturali tra nazioni lontanissime, scambi sapienziali e sciamanici, che avevano in comune alcuni concetti precisi, come quello del Dio Uno, presente nel Creato e in ogni cosa del Creato (dunque in opposizione alle concezioni politeiste e pagane del I secolo), e quello della Reincarnazione, la schiavitù del progresso delle generazioni, da cui liberarsi proprio attraverso la conoscenza e la pratica di quegli stati di coscienza e quelle norme di vita che favoriscono l’evoluzione spirituale. E poi ancora sugli stucchi delle navate troviamo Medea mentre addormenta il Drago custode del Vello d’Oro; Achille che ascolta la lezione di Chirone; Oreste che conversa con la sorella Ifigenia; e ancora teste di meduse, rami fioriti e piante rigogliose, in netto contrasto con i rami secchi visti nell’atrio, a simboleggiare l’avvenuta fioritura dello spirito dell’iniziato, ormai libero dai bisogni e dalle pulsioni materiali e carnali che in qualche modo lo seccavano, lo prosciugavano.

Nei culti pitagorici dunque, si tramandano dottrine antichissime provenienti dall’Asia. Anche per questo aspetto le comunità neopitagoriche subirono feroci repressioni da chi non tollerava l’officio di culti considerati “stranieri”, per di più di stampo monoteista. Le comunità allora iniziarono a nascondersi e a nascondere le loro riunioni in luoghi di culto sotterranei, la loro conoscenza dentro a simboli di chiara lettura solo per gli iniziati, ma facilmente fraintendibili per gli altri (come con Ganimede e Hilas, ricordate miei mitologici amici?). Si nascosero come si nascosero prima di loro i Pitagorici veri e propri, sconfitti e perseguitati dai Democratici, costretti poi a tramandare segretamente le loro conoscenze. Perché in quelle epoche perse nel tempo, una religione, una corrente filosofica, un’intuizione militare, determinavano l’orientamento di una intera comunità in termini di sviluppo e organizzazione sociale. Questi pitagorici non pensavano di lavorare per guadagnare denaro e comprare cose, costruire città sopra le Basiliche per farci transitare un nugolo fragoroso e frenetico di esseri umani che non sanno neanche loro dove vanno. Questi parlavano di emancipazione dai bisogni e le voglie materiali, dai sensi e dai sentimenti, per il raggiungimento dell’hesychia, la pace interiore dello spirito quietato e la solitudine del cuore, che permettono di far nascere la sincera solidarietà verso tutto e tutti. Ma all’epoca hanno vinto i Democratici, quindi noi oggi ci accoltelliamo per un posto auto, che ci possiamo fare…
Le norme della vita pitagorica erano ferree, voto del silenzio per almeno cinque anni; rigorosa dieta selettiva; meditazione giornaliera costante all’interno di grotte per la deprivazione sensoriale; musica come connubio imprescindibile con il divino; esercizi di memoria; accurata respirazione diaframmatica e altro ancora. Nessuno vive così al giorno d’oggi, nessuno si sognerebbe mai di vivere così! La materia ha vinto da ‘ste parti, e questo anche perché le comunità come quelle pitagoriche sono state schiacciate e passate a fil di spada, una per una nel corso dei secoli. Chi vince la guerra decide il tipo di società da ricostruire. Si poteva correre tutti assieme verso i Campi Elisi della conoscenza spirituale, ma il fato ha voluto che invece si debba concorrere in competizione verso l’affinamento della tecnica e della tecnologia, tutto per assecondare le comodità del corpo. Non abbiamo la pace ma il frigorifero. E’ andata così, ai posteri l’ardua sentenza. Io intanto mi faccio una bibita fresca.
Intanto noi torniamo a riveder le stelle, e scopriamo che la serata non è ancora finita. La Libreria Rotondi infatti, ha organizzato una conferenza con le nostre due prestigiose guide, allo scopo di approfondire i concetti espressi durante la visita. Alla fine non avremmo rimediato femori millenari ma ci portiamo a casa ben altri tesori. Unica nota stonata, la perdita della pale: non le abbiamo potute raccattate, senno’ ci saltava la copertura…
In conclusione, miei cari, mi sento davvero di dover porre una domanda molto affilata, proprio qui dalla colonne della Consul Press, una freccia avvelenata al cuore del Comune di Roma e delle Belle Arti: cosa temete, cosa ancora vi fa tremare di una Basilica praticamente dell’anno zero? Perché la sua presenza rappresenta una minaccia, tanto da lasciarla lì al buio in cantina, con il tram che ci passa sopra e sopra ancora il treno? Perché ogni balordaggine è buona per chiudere le prenotazioni in faccia a un povero cristo che prova a telefonare, a mandare e-mail, rimbalzato fino alle lacrime con scuse tipo invasione di piccioni, guano sulle scale, problema elettrico, idrico, aulico, nuovi virus propagatisi dalle lordure del gabbiotto…e poi giù una serie infinita di proroghe alle chiusure…
Diteci, o voi Comunardi, cosa vi spaventa di questa Basilica e dei suoi insegnamenti? Che c’avete contro la Reincarnazione? Sarebbe perfetta invece, per noi ‘Dorati Consumatori d’Occidente’. Pensateci: mille vite spese a godere dei doni del progresso consumistico, partendo dalla scimmia primitiva che brandisce ossa di dinosauro per menare meglio, fino ad arrivare al super-ganzo in razzo zaino che acquista quel che vuole con un semplice cenno del sopracciglio fotonico. Dei buyers che attraversano tutte le Ere, nei secoli dei secoli amen… mica male, eh? Pensate che qualcuno ci rifletta su e inizi a preferire questa Reincarnazione chessò, alla Resurrezione cristiana?
E del culto del Dio Uno che mi dite? Perché non vi sta bene? Preferite il Dio Sedici, Centosei, Milletrenta… pensate che qualcuno ci rifletta su e metta in dubbio la nostra Terna Arbitrale cattolica? Che si inizi a preferire un Dio Uno che vive in tutto, non ha nome e non si manifesta con roghi, con impianti di riscaldamento fatti di buoi e asinelli, con la stesura di regole su pietra, con organizzazioni sacerdotali piramidali, radicate mondialmente e quotate in borsa…perché mai non vi sta bene?
Che ce ne frega a noi cowboys di un luogo di culto che insegna ad ascoltare lo spirito per un’evoluzione completa dell’essere, sacrificando le pulsioni, i sentimenti e gli umori di un corpo limitante, che non si accorge del proprio potenziale interiore e dell’importanza di un suo sviluppo armonico con mente e spirito; che insegna ad abbandonare la ‘vita a consumo’, i capricci della pigrizia e delle voglie, a metterle da parte al fine di risvegliare le nostre capacità superiori e comprendere il vero senso della nostra presenza su questa Palla Azzurra Rotante. Che ce ne frega a noi, che ci abbiamo pure fretta e ancora dobbiamo parcheggiare? Pensate che qualcuno ci rifletta su e scenda dal camion, lasci la cassetta di zucchine, abbassi la serranda, molli il tram, la chiave inglese, la betomella, abbandoni a metà il taglio-colore-piega? (per altro in super-sconto dal cinese sotto casa mia Taglio 8 – Colore 10 – Piega 10 = 28, amiche!!)
Vi spaventa che qualcuno, fatti due conti, si converta?
Cosa avete da temere ancora oggi?
Dunque non mi resta che appellarmi ai vertici massimi dell’Esercito Italiano e alle più alte cariche della Politica Nazionale, proprio qui dal megafono della Consul Press, senza alcuna autorizzazione da parte dei miei Editori. Un appello ‘à la guerre’ contro Comune di Roma e Sovraintendenza delle Belle Arti, una cosa tipo Jedi contro Sith, Angeli contro Demoni, Totò contro Maciste. E mi appello soprattutto alla Politica, dal momento che proprio la figura del politico, per i pitagorici, era considerata assolutamente centrale per lo sviluppo di una giusta e armoniosa vita comunitaria, tanto da indurli a indicare la persona più adatta a questa nobile professione, nella cerchia più ristretta dei maggiori iniziati al culto, tra quelli quindi che più severamente seguivano le regole di vita che portano all’evoluzione spirituale, i Grandi Maestri in grado di aiutare le masse nel loro percorso di miglioramento in Terra. I primi, dunque, a rifiutare i doni della corruzione, i primi a privarsi dei benefici materiali concessi dal potere, i primi a sottrarsi al malcostume e alle tentazioni del dominio!!
Voi politici odierni, che cosa avete mai da temere?
Epilogo
Non passa neanche un mese dal giretto alla Basilica che apprendo per radio dello Stop all’imminente stagione di apertura delle visite guidate. Il motivo dello stop, voluto dalla Sovraintendenza, sarebbe il ritrovamento di uno scheletro ottimamente conservato, da prelevare, analizzare e datare nei prossimi mesi. Ritrovamento sensazionale, forse reliquia santa, dicono. L’apertura slitta ancora una volta, sempre per 115 anni immagino.
Ma per carità, ritrovamento sensazionale, reliquia santa…
L’avete capito chi è quello scheletro, no?
E’ Minnuccio, alla fine l’hanno trovato.
Il Vostro affezionatissimo si è divertito e spero così di voi.
I miei saluti
Danilo Pette
– Postilla all’articolo: Agli Spett.li avvocati rappresentanti dello Spett.le Comune di Roma e della Spett.le Sovraintendenza della Belle Arti di Roma, si chiede con la presente di rispondere alla seguente domanda prima di far fioccare le querele per diffamazione: avete mai sentito parlare della figura retorica dell’Iperbole?
Non ho altro da aggiungere, Vostro Onore.










