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CARABINIERI, Sezione Dattiloscopia Preventiva (SDP):
“operativi” per la Procura, “impiegati” per l’Amministrazione

Scritto da Redazione il . Pubblicato in .

Nota della Redazione Da Maggio del 2025 (*1) giungono alla Consul-Press diversificati “Comunicati Stampa” dal MOSAC- Movimento Sindacale Autonomo Carabinieri, che  vengono esaminati attentamente senza ingerenza da parte nostra, “ascoltando” quanto evidenziato in tali messaggi; alcuni riguardano aspetti interni allo stesso Corpo Militare, altri episodi e fatti di pubblico interesse, come ad es. i presunti incidenti mortali  per l’impiego del Taser.  Noi di Consul Press – da sempre solidali e vicini all’operato di tutte Forze dell’Ordine – reputiamo importante dare visibilità a tali “messaggi” per  avvicinare i Cittadini a Coloro che rischiano quotidianamente la vita per difendere e tutelare la sicurezza di Noi Tutti.
A tutti loro va la nostra gratitudine.

Segue Comunicato Stampa MOSAC

C’è qualcosa di profondamente “italico” – nel senso più deteriore e kafkiano del termine – nel modo in cui alcuni “cervelli” tecnologici dell’Arma dei Carabinieri sono valutati. Parliamo della S.D.P. – Sezione Dattiloscopia Preventiva, reparto specialistico centrale con competenza nazionale del Ra.C.I.S. –Raggruppamento Carabinieri Investigazioni Scientifiche , il cuore pulsante dell’identificazione criminale. Quelli che, per intenderci, dicono alla pattuglia in mezzo alla strada se il tizio che hanno fermato è un povero cristo o un pericoloso latitante con dieci alias.

Il paradosso è servito: questi lavoratori della Benemerita sono impegnati in regime di prontezza operativa H24, 7 giorni su 7. Se loro non rispondono al terminale in tempo reale, il carabiniere su strada è cieco. Se loro sbagliano un riscontro, salta la legittimità di un arresto e la responsabilità penale cade sulla loro testa.
Insomma: hanno le stesse responsabilità di chi sta in gazzella, gli stessi turni usuranti, lo stesso stress da “trincea”.  Ma per l’Amministrazione sono, burocraticamente parlando, dei fantasmi del settore tecnico. Siamo al solito gioco delle tre carte: siccome non indossano il cinturone o non siedono fisicamente su un’Alfa Romeo con la livrea, per i vertici non fanno “controllo del territorio”. È il trionfo della forma sulla sostanza. Un po’ come dire che il chirurgo che opera con il robot non è un medico perché non tocca il paziente con le dita.

IL MOSAC  lo ha segnalato al Comandante Generale dell’Arma chiaramente in vista del contratto 2025-2027: basta con questo feticismo della logistica. L’operatore SDP esercita un controllo del territorio “tecnico- funzionale” che è il pilastro della sicurezza pubblica. Negare l’indennità di controllo del territorio e la qualifica di “Addetto alla Sala Operativa AFIS” a questi professionisti non è solo un errore contabile (peraltro risibile, visto l’esiguo numero di interessati), è un insulto alla dignità professionale.

“L’Amministrazione ha ora una scelta”, dichiara Luca Spagnolo, legale rappresentante del MOSAC: “continuare a trincerarsi dietro i formalismi per risparmiare due spicci sulla pelle dei lavoratori, o riconoscere che senza la Sezione Dattiloscopia il “modello operativo” tanto sbandierato alle parate è un castello di carte.  
Noi monitoreremo i lavori. E non accetteremo che si usi la burocrazia come scudo per nascondere la mancanza di volontà politica. Anche perché, quando il diritto viene negato con la scusa della sede di servizio, non è rigore amministrativo: è solo miopia, augurandoci che non ci sia malafede.”

 

MO.S.A.C.
M
OV.nto Sindacale Autonomo Carabinieri 
Sede Legale – Via per Cascina Preturo 11
67100 L’Aquila  

 

 


(*1)  > Al riguardo, desideriamo riproporre il testo del “Primo COMUNICATO  STAMPA  pervenutoci dal MO.S.A.C.