
CONSORZIO BLU: ARRIVEDERCI ROMA, GOODBYE, AU REVOIR
Scritto da redazione di roma il . Pubblicato in Attualità, Roma Capitale e Regioni.
– Appalti vinti a Trento e in scadenza a Roma: l’intenso Primo Ottobre della Cooperativa Consorzio Blu –
Ora l’Estate rovente del Consorzio Blu muta in mite autunno con questa fresca bora trentina.
O sarebbe meglio dire ‘dovrebbe mutare’, se tutto va bene…
Si perché le questioni sono tutte aperte qui, le attese al loro apice, gli occhi sgranati, la tensione massima, il silenzio assoluto, il tempo agli sgoccioli. Dio Santo non sto più nella pelle!!
Il primo Ottobre è alle porte, il primo Ottobre delle scadenze, delle partenze, dei nodi che vengono al pettine, dell’arrivare puntuali ad appuntamenti a Filippi.
La sentite anche voi questa pressione? Questa tensione? La sentite la saetta che vi scuote il sistema nervoso? Sentite i Watt, sentite i Joule?
Posso farvi una domanda personale? Voi non sapete neanche di cosa sto parlando, vero?
Ma infatti gliel’ho detto io all’editore, gliel’ho detto che di questa storia nessuno ne sa un beato ca…
“Fallo” mi ha risposto l’editore, “fa’ l’articolo!”
Allora io “Sarebbe un ordine, per caso?!”
“Irrevocabile!”
“Beh, se le cose stanno così…ovedisco.”
Ed eccoci qua. A occhio e croce mi tocca il riassunto delle puntate precedenti, ma non temete miei inconsapevoli amici, sarà meglio dei trailer su Netflix, preciso come un obiettivo, chiaro come un patto. Iniziamo con il dargli una inquadrata: siamo nel settore dei servizi sociali, ADI (assistenza domiciliare integrata), servizi socio-assistenziali e servizi socio-sanitari. Eccitante, n’est ce pas?
Lo scorso Aprile, l’ASUIT (Azienda Sanitaria Universitaria Integrata del Trentino), l’ente pubblico che gestisce la sanità in provincia di Trento, ha assegnato un appalto da 24 milioni di ‘pleuros’ a Consorzio Blu, cooperativa dell’Emilia Romagna con sede a Faenza, per lo svolgimento dei servizi di assistenza domiciliare in Trentino. E già serpeggiarono i primi rumors, le prime malelingue, da relegare però al becero campanilismo regionale locale, con le solite dicerie che potete di certo immaginare, roba tipo “che ci vengono a fare qui a casa nostra gli emilio-romagnoli?”, “ci rubano il lavoro a noi gente trentina per bene”, “remigrazione”,“chissà se passano dalla Lombardia o dal Veneto, appena arrivano gli offro polenta e storo”, e “terùn”. Ma come dicevo siamo alle chiacchiere da barbiere, da salotto, da caserma, da bar. Niente di serio insomma, sul versante della serietà.
Tutto invece, nella realtà, sembra filare liscio come l’olio, almeno fino ai primi di Agosto, quando scoppia la bomba. Gli accordi saltano, i toni si alzano, l’Estate bolle: motivo della contesa? La clausola sociale. Gli impiegati non transitano da ente a ente, non si riassorbono nel Consorzio, restano fedeli alle cooperative sociali uscenti, che per anni hanno sostenuto i servizi socio assistenziali e socio sanitari del territorio. Ergo, Consorzio Blu si trova in carenza di personale in piena estate, un ammanco, sembrerebbe, di 260 unità, mentre la decorrenza del bando è prevista per Ottobre.
Indovinate quale giorno, miei amici bravi nel fare collegamenti…
Katia Ceccarelli, Presidente di Consorzio Blu, denuncia la mancata collaborazione dei soggetti uscenti, nonostante il riconoscimento economico e formativo di rilevo garantiti dal Consorzio per tutti i lavoratori interessati al passaggio. Le risponde Diego Agostini, dirigente del SAD (servizio assistenza domiciliare), ricordando che in una gara, un imprenditore deve saper assumersi il rischio di impresa; gli fa eco Francesca Gennai, Presidente di CONSOLIDA, la maggiore rete di Cooperative Sociali del Trentino, che ribadendo di aver rispettato a pieno la clausola sociale nel quadro normativo vigente, chiarisce lo scopo di tale clausola, che non sarebbe, a suo avviso, quello di garantire in automatico la disponibilità di tutto il personale precedentemente impiegato dai soggetti uscenti.
Ed ecco che arriva pure la ‘Cavalleria’, i Sindacati, più in specifico la UIL FP, nella persona del Presidente Andrea Bassetti e del Responsabile del Settore Cooperativo Manuel Cescatti. Invocano a gran voce una strategia provinciale trentina, che favorisca i lavoratori e gli erogatori del servizio, che garantisca continuità assistenziale alle persone fragili, che adegui i rimborsi ai prezzi odierni, capace soprattutto di rendere attrattive queste professioni! Addirittura, niente popò di meno che… Il ‘come’ è omesso, quindi tirano in ballo la Politica, facendo nomi e cognomi e chiedendo un tavolo di confronto urgente direttamente a Mario Tonina, Assessore alla Salute, Politiche Sociali e Cooperazione alla Provincia Autonoma di Trento.
E quindi entra la Politica, ed entra ‘a gamba tesa’. Sono Paolo Zanella, Vicepresidente della Prima Commissione permanente della Provincia Autonoma di Trento, e Francesca Parolari, Consigliere Provinciale, a presentare un’interrogazione alla Giunta Provinciale, denunciando la carenza del personale da mettere in campo; la mancata unione tra SAD socio-assistenziale e SAD socio-sanitario, con la conseguente rinuncia a una regia territoriale unica; i rischi per la continuità assistenziale per i pazienti, soprattutto quelli residenti nel territorio delle Valli. Insomma un fallimento su tutta la linea secondo i Consiglieri PD, ennesimo fallimento della Giunta, questa Giunta alleata al Centro Destra eccetera eccetera… insomma la Politica da’ il suo fondamentale contributo facendo la Politica, che altro dovrebbe fare?
Bene, mi pare che il quadro sia un poco più chiaro adesso, e spero che finalmente sentiate l’imminente importanza della data del Primo Ottobre, miei sensibili amici. Quel giorno, tutto sarà svelato. Ce la farà il Consorzio a riempire di OSS il territorio delle Valli? Dove troverà il personale che sembrerebbe mancare? Potrà usare animali altamente funzionali, come scimmie o cani addestrati, in caso di bisogno? Il mondo intero resta con il fiato sospeso fino alla fatidica data, tutti i riflettori del mainstream sono puntanti sulla Provincia di Trento. Ed è proprio qui, imprevedibili amici, che io e voi li abbandoniamo. Li piantiamo in asso, così, colpo di scena! Li piantiamo in asso con le loro telecamere, dirette TV, prime pagine dei giornali. Ce ne torniamo a Roma, per un’ardita casualità…
Il Consorzio Blu e alcune sue consociate, come la Cooperativa Sociale Il Cammino, vanno in scadenza per un appalto relativo a servizi socio sanitari e socio assistenziali presso l’ASL Roma 1. E indovinate un po’ in quale giorno vanno in scadenza?
Esatto miei amici bravi nel fare collegamenti…
Che casualità! Ardita, come dicevo, non trovate?
Allora io di questa data vi voglio raccontare l’aspetto tralasciato dalla Stampa, dalle Ansa, dal flash dei fotografi, dai pezzi grossi, dal clamore nazionale. Vi voglio dire di 400 persone (probabilmente di più, ma facciamo 400…) impiegate nelle diverse divisioni dell’ASL Roma 1, che tornano dalle ferie d’Agosto giusto in tempo per ricevere una telefonata con la grande notizia: “Scade l’appalto, cessano i contratti, da Ottobre dovrete lasciare l’impiego attuale”. Poi una vaga proposta di reimpiego fuori Regione o la conseguente fine del rapporto lavorativo.
400 persone alla porta.
E’ ironico, no? Mancanza di personale in Trentino e personale in esubero a Roma. Mi sembrano informazioni interessanti da mettere assieme, ci trovo un nesso da qualche parte…
E’ pur vero che se la cooperativa inserisse Trento tra le sedi di destinazione d’ufficio senza indennità o alloggi, per la stragrande maggioranza dei lavoratori potrebbe trattarsi nei fatti di una costrizione alle dimissioni. In quel caso la cooperativa rischierebbe contenziosi sindacali e cause di lavoro per “trasferimento ritorsivo o pretestuoso“, finalizzato a eludere le procedure di licenziamento collettivo, che comporterebbero l’attivazione di tavoli istituzionali con la Regione.
L’uso del trasferimento come incentivo alle dimissioni (neanche lontanamente contemplato dalla legge, ca va sans dire…), permetterebbe all’azienda di risolvere i contratti senza attivare formali licenziamenti, offrendogli come se non bastasse, un alibi difensivo in caso di contenziosi legali: la prova di aver offerto una sede alternativa di lavoro, lì dove si disponeva di posti vacanti, e di non avere quindi licenziato in modo arbitrario. Naturalmente parliamo sempre in termini ipotetici, pour parler.
Continuando a ipotizzare scenari, quelle 400 persone alla porta potrebbero appellarsi a diffide per trasferimento illegittimo, chiedere ai sindacati l’apertura di un tavolo di crisi in Regione, proporre lo stato di agitazione. Questo però accade di solito nei film, miei celluloidi amici, accade nel mainstream che abbiamo già scelto di abbandonare poco fa (che grande decisione abbiamo preso, molto maturo da parte nostra). Qui a Roma invece i 400 restano alla porta. Il caso ha voluto che abbia conosciuto personalmente un gruppo di essi, e posso testimoniare che si tratta spesso di buoni professionisti, che da anni tengono in piedi servizi ASL altrimenti allo sbando, a causa delle molte difficoltà che il Servizio di Sanità Pubblica affronta, e che spesso è nella posizione di affrontare SOLO (l’avete capito ‘solo’, miei favoriti in maiuscolo?) grazie al sacrificio di questi 400, a cui spesso viene chiesto l’impossibile e che ora, come ricorderete, abbiamo democraticamente e meritocraticamente messo alla porta.
Ma io li ho visti in campo, e avreste dovuto anche voi: li ho visti tornare in case affittate a prezzi da strozzo; divorare al massimo un toast tra un intervento e l’altro; tenere il punto con un bipolare; prendere treni alle 6 del mattino; camminare sotto il sole cocente o la pioggia violenta; pestare per strada le merde; fare ordine a casa dell’accumulatore seriale; gettarsi a capo fitto nel traffico perenne; congedarsi da tutti gli amici dello schizofrenico, e lasciarlo da solo in salotto, alla fine del turno; tornare presto operativi dopo lutti tremendi; cambiare discorso con l’ossessivo compulsivo; preparare colazioni all’alba, accompagnare figli a scuola e giungere al servizio senza tardare mai in nulla, oppure fermi a cofano aperto per l’ennesima volta, lungo le strade e le autostrade, con la bottiglia d’acqua per il radiatore, fondendo motore dopo motore. Padri e madri e zii di famiglia.
Quindi mentre tutti si distraggono con il Primo Ottobre delle Speranze e delle Polemiche, con dirette web e approfondimenti fino a tarda notte, minuto per minuto; noi della Consul Press attiriamo, per quanto possiamo, l’attenzione sul nostro di Primo Ottobre, quello della fine, la fine dell’appalto, la fine dei contratti e l’uscita del Consorzio Blu dalle fila dell’ASL Roma 1.
I 400 sono lì, dietro la porta. Se bussano una volta per uno facciamo i 400 colpi, tanto per restare in tema cinematografico (oddio, ci siamo mai entrati…?). Avvertiti al ritorno dalle ferie d’Agosto, con telefonata fredda, breve e coincisa, padri e madri e zii di famiglia. Possibile che i tempi di preavviso siano stati tanto brevi? Possibile che non si accenni nemmeno a possibili (e più efficaci) piani di reimpiego? Nel frattempo nessuna lettera di sospensione finora pervenuta al personale. Dove sono UIL FP, Centro Destra, PD, le telecamere, il fervore, il dialogo tra le parti? Stanno a Trento.
Meno male la Consul c’è.
Mentre si aspetta l’esito dal fronte trentino, qui a Roma non c’è proprio più niente da aspettare, mon Général, perché la sconfitta è già sicura, ed è disonorevole.
Ciao,
Franco Beste.










