
DEMOCRAZIA o ANARCHIA? un intervento del MOSAC
dopo i fatti di Torino per isolare i Violenti e i loro Complici
Scritto da Redazione il . Pubblicato in Associazioni Militari e Forze Armate.
Askatasuna, il paradosso Torino: sgomberi soft, ferite reali
Con una breve nota introduttiva, pubblichiamo qui di seguito un Comunicato Stampa, pervenutoci dal MOSAC, sugli intollerabili episodi di inaudita violenza dei presunti “pacifisti” già okkupanti del “Centro Violenze Askatanusa” – presunto Centro Sociale, che di Sociale non ha niente, nè pubblica utilità, né senso civile con rispetto per la vita altrui, né per il bene comune o per la cosa pubblica, dimostrando solo disprezzo e aggressività.
I recenti gravissimi fatti di cronaca ci hanno consegnato immagini e fatti che mai avremmo voluto vedere, nonostante tanti comportamenti e atteggiamenti ripetutamente reiterati nel corso delle sempre presunte manifestazioni per presunti “Diritti Arbitrari”, spesso discutibili e cavalcati dai c.d. “Antagonisti”. Manifestare è un diritto sacrosanto, ma con senso civico, etico, morale, nonché con rispetto di chi difende la sicurezza e in rispetto dell’incolumità altrui.
Noi di Consul Press, in tali episodi, siamo solidali con le Forze dell’Ordine e condanniamo a 360° i gravi episodi di violenza contro chi si è trovato vigliaccamente accerchiato e aggredito da una dozzina di “skappati di kasa”, da molti identificabili con quei “Figli di Papà”, che giocano malamente a fare i paladini di una presunta Giustizia Sociale di cui non conoscono i minimi precetti.
L’aggressione subita dall’Agente di Polizia Alessandro Calista, svolgendo le sue funzioni in difesa della pubblica sicurezza è stata ignominiosa, un attacco allo Stato e – fatto altrettanto grave – un deliberato atto al pari di un tentato omicidio; pertanto – a lui e tutti i i Componenti delle Forze d’Ordine – la nostra sentita vicinanza.

COMUNICATO del MOSAC -Movimento Sindacale Autonomo Carabinieri
(Torino) – C’è un’idea bizzarra di “diritto al dissenso” che serpeggia tra i viali del Campus Luigi Einaudi e i fumi dei centri sociali torinesi: quella secondo cui la democrazia si esercita a colpi di pietre, bulloni, bombe carta e martellate sulla testa dei poliziotti. Il copione è lo stesso da decenni, ma il finale sta diventando insopportabile. A pochi metri dal Campus Luigi Einaudi, secondo una errata interpretazione del “diritto al dissenso” contro lo sgombero dell’Askatasuna, è andato in scena il solito festival della violenza gratuita. Risultato? Agenti della Polizia di Stato feriti, gli ennesimi lavoratori della sicurezza al servizio delle Istituzioni che tornano a casa con i segni di una guerriglia combattuta per millecinquecento euro al mese.
Il MOSAC -Movimento Sindacale Autonomo Carabinieri, per voce del suo rappresentante legale Luca Spagnolo, esprime la più totale e incondizionata solidarietà all’agente della Polizia di Stato che ha rischiato di morire sotto i colpi di martellate durante gli scontri. Un lavoratore della sicurezza al servizio dello Stato, che non si trovava lì per sedare idee, ma per garantire la legalità contro chi, protetto dal solito anonimato del cappuccio, scambia un’area universitaria in un campo di battaglia.
“Al collega va la nostra più totale e fraterna solidarietà”, dichiara Luca Spagnolo: “Ma la solidarietà, da sola, inizia a suonare come una beffa se non è seguita da un cambio di passo radicale”. “Siamo stanchi del solito copione,” dichiara Luca Spagnolo. “Da una parte abbiamo professionisti della sicurezza che operano tra mille vincoli e sotto la lente d’ingrandimento di Procure e opinione pubblica; dall’altra, un manipolo di professionisti del disordine, che godono di una sorta di impunità ideologica, coccolati da una certa politica che fatica a distinguere tra un manifestante e un delinquente comune con la maschera antigas.”
Il paradosso è tutto italiano: si discute di “sgomberi soft” e di “mediazione sociale” mentre a Torino si contano i feriti tra le Forze dell’Ordine. Il MOSAC ribadisce che la violenza non è mai “comprensibile”, né tantomeno “giustificabile” dalle finalità sociali di un centro occupato. Chi aggredisce un poliziotto o un carabiniere non sta contestando un sistema: sta commettendo un reato. Punto.
“Ai colleghi feriti a Torino va il nostro abbraccio fraterno,” conclude Spagnolo. “Ma alla politica e ai vertici della P.A. chiediamo di smetterla con i comunicati di rito e i ‘moniti’ di facciata. Servono tutele legali vere, efficaci, equipaggiamenti idonei e la certezza che chi lancia una bomba carta contro un uomo in servizio non torni a casa mezz’ora dopo con una pacca sulla spalla. La pazienza del comparto sicurezza è finita: non siamo bersagli mobili per le frustrazioni degli anarchici della domenica!”.
Le Forze dell’Ordine oggi non sono più solo garanti della sicurezza: sono diventate il diaframma, l’ultimo filtro tra le Istituzioni e una parte di cittadinanza che ha smarrito il senso del limite. Siamo la barriera dove si infrange la violenza feroce di gruppi criminali che non manifestano per un’idea, ma strumentalizzano il malessere per destabilizzare il Paese. È la filosofia anarchica del caos: essere refrattari a ogni regola, comprese quelle del buon senso civico.
Ma qui c’è una responsabilità che ricade anche su di noi. È arrivato il momento che tutte le sigle sindacali civili e militari, smettano di guardare al proprio orticello, si coordinino e si uniscano in un’unica, possente voce! Il tempo delle parole e delle promesse di tutta la politica è scaduto. Occorre una grande manifestazione nazionale, anche con la partecipazione della società civile, per ricordare a chi siede nei palazzi che il nostro sacrificio non è un costo d’esercizio accettabile. Non possiamo più permettere che la politica ci usi come scudo umano per poi dimenticarsene un minuto dopo la fine dei caroselli mediatici, o credere di rabbonire gli animi stanchi dei lavoratori della sicurezza con risorse finanziarie imbarazzanti e umilianti per il rinnovo del contratto collettivo di comparto.
Infine, un appello a quella parte di società civile che ancora crede nei valori costituzionali: prendete le distanze! Chi lancia bombe carta avvelena i motivi civili di ogni corteo e uccide il sacrosanto diritto di esprimere il dissenso. Se la società sana non isola i violenti, diventa complice del loro gioco! Non è accettabile che giovani poliziotti, carabinieri e finanzieri rischino la vita per permettere a dei professionisti del disordine di sentirsi rivoluzionari per un pomeriggio.
Il MOSAC monitorerà la situazione, ma sia chiaro: la pazienza è finita. O lo Stato ci tutela, o saremo noi, uniti, a pretendere il rispetto che ci è dovuto.

MO.S.A.C.
MOV.nto Sindacale Autonomo Carabinieri
Sede Legale – Via per Cascina Preturo 11
67100 L’Aquila










