
“Essere Nessuno” l’album d’esordio di Sconfitta – Recensione
Scritto da Danilo Pette il . Pubblicato in Cinema, Musica e Teatro, Arte, Cultura ed Eventi.
Un disco punk, hardcore, con scorribande nel black e speed metal, nella dark wave, lo stoner, il rock alternativo anni ’90, financo nel jazz e nel cantautorato! Dio mio, fanno più scorribande questi che Gengis Kahn!! Dicono di sé: “Sconfitta è una band musicale composta da tre persone, ma anche un collettivo di unici, di amici, di pensatori liberi e libertari, in rivolta contro l’egemonia dell’ambizione, che pone la vittoria come unica misura di eccellenza.”
“Se facciamo successo, vuol dire che abbiamo sbagliato qualcosa” – Sconfitta–
Il progetto ‘Sconfitta’ si incarna in una band proveniente dal nord-ovest italico, più precisamente dalla Liguria, in specifico dalla temibile Genova, per essere puntigliosi da Via… , e scendendo giù per l’Azzurra, arriva proprio qui nella Città Eterna, dritto dritto nelle mie mani!
L’album d’esordio “Essere Nessuno”, (produzione indipendente) uscito il Primo Maggio 2016, è composto da 7 tracce, una ventina di minuti furiosi. Registrato e mixato da Simone Truscello e Giorgio Barrocu, rispettivamente voce/basso e chitarra/piano/effetti. A completare la formazione troviamo dietro le pelli e tra le percussioni Enrico Meloni, che secondo il parere del sottoscritto ha fornito una performance davvero al fulmicotone, senza nulla togliere al resto della band. Il master dell’album porta la firma di Andrea Cominotto (Meganoidi), ed è stato realizzato presso i Greenfog Studio.
La cover art del CD presenta un’immagine molto potente, quella di una coccinella in transito su mozziconi di sigarette spente. Il logo della band troneggia nero in campo rosso, e di lato si legge un’indicazione sarcastica: “Un album che potevate tranquillamente scaricare gratis e masterizzarvi il CD da soli. Ma visto che siete pigri, ecco qui – pronto per uno scaffale impolverato di casa vostra o per il cruscotto della macchina, Ottima scelta”
All’interno del libretto tutti i testi e la foto del power trio, da oggi anche a voi noto come Sconfitta.
Dopodiché non resta che mettere su il disco, ascoltate qui, amici…
Track #1 – SCONFITTA (3:32)
Buon pezzo d’apertura, un ottimo tiro. Chiara la citazione ai Queen Of The Stone Age nell’introduzione della batteria. Buono il riff, molto corposo. Quando poi i ragazzi partono tutti assieme, l’atmosfera si scalda e si fa moooolto QOTSA ‘Song For The Deaf’. La parte vocale della strofa risulta aggressiva in puro stile punk, studiato per non cadere nella melodia facile della canzonetta. Tutto cambia nel ritornello, da cui esce una vena rock pompato anni ’90, ritornello lento, che si allunga disperato e melodico, e che cresce e cresce fino al verso bocconiano ‘in culo a tutti quanti’. Nelle strofe successive torna il punk duro, durissimo, con una batteria indemoniata.
Ultima strofa riprende la parte di apertura concludendo il riff secco in modo perfetto e iper-dinamico, con tanto di mugugno mezzo growl della voce.
Lyrics:
“Cambian narrative, sensibilità e governi HA! / Cambia tutto tranne l’arroganza dei vincenti HA! / A cambiare deve essere anche la tua indignazione,/ nuovi paradigmi per future ribellioni. / Come gli altri unici entro solo nella selva HA! / Come i samurai prediligo morte alla resa HA! / Come molti altri io perdente sono nato, /ma ribelle diventato, in culo a tutti quanti!”
Track #2 – BRUCIA SEMPRE COSI’ (2:34)
Gli strumenti attaccano all’unisono formando una massa megalitica, e in un attimo si è già nella prima strofa, sempre ispirata dal punk, una sorta di canto da stadio, canto di guerra, da far intonare a una folla. Per quanto riguarda la musica, resta sempre quel sapore sporco del garage anni ’90, con suoni acidi ma accattivanti. Le parti di batteria sono sempre molto pesanti e lanciate. La prima strofa si conclude con una carica in crescendo, e da raccordo, prima della seconda strofa, attacca un riff che ricorda in pieno la new wave, un trillo di chitarra semplice, smilzo, efficace, con il basso che gli doppia la voce aumentandone la potenza, che si va via via a ingrassare. La seconda strofa ripete lo schema della prima, con l’aggiunta di alcuni arpeggi di chitarra.
Arriviamo al ritornello che si svuota completamente, con la sola batteria che tiene il tiro del pezzo giocando con un pattern semplice. Il focus è sulla voce, che conferma lo stile da ‘coro’. Nella seconda metà del ritornello rientrano tutti gli strumenti, con il tempo che rallenta, e un giro di chitarra che guida una sezione ritmica compatta e possente. Dal ritornello si esce con grande furore degli strumenti che intonano un riff megalitico, con scream della voce e piccolo assolo in feedback, una cavalcata speed metal che ci porta dritti dritti alla terza strofa, che riprende lo schema della seconda ma con tutta la foga della cavalcata di cui sopra a sorreggerla. Manco le Valchirie cavalcano così! Di nuovo il riff new wave e poi il secondo ritornello, sorretto stavolta dagli strumenti che riportano il garage ’90. Le ultime due strofe del pezzo sono affidate alle sole voce e chitarra, per una chiusura quasi intima dopo tanta mole di suono.
Lyrics:
“Brucia sempre così AH! / Fuoco sotto le onde / le risposte non contano a contare sono solo le domande / Sarà sempre così / Non lasciatevi fottere”
Track #3 – SENZA ESEMPI (3:27)
Il pezzo inizia sui tamburi di una batteria retrò, con portamento rimbalzato e un sound chiuso, ovattato, nell’altra stanza. Entra un riff tragico e delicato, molto vicino alle sonorità black new wave in generale e Joy Division in specifico. La voce sta al gioco, e intona un’armonia interessante, piacevole, che ricorda le trame dei canti sacri mentre si districa tra le note. Poi un suono moderno, un laser perfettamente a tempo che fa scaturire di nuovo il furore sentito nei pezzi precedenti. Ci si distacca completamente dalla quiete sinistra della prima parte del brano. La batteria spinge a tavoletta sul gas, e il resto degli strumenti gli tengono dietro, mentre la voce lascia le cappelle sacre e torna a tutte le sue armonie e attitudini punk. Si raggiunge l’apice in quello che può essere definito il ritornello del pezzo, dove i ritmi sono serratissimi, e una scala discendente si frappone alle urla della voce. Il ritornello sbraita e si stanca, tornando infine, grazie a un raccordo di basso, alla quiete della prima parte del brano, che viene riproposta con un poco più di colore. La voce salmodia di nuovo con sacralità. Ma è un attimo, e poi di nuovo il pezzo si scatena, conducendoci in crescendo al secondo ritornello che ripropone lo schema da rock pesante. La fine del brano è un mix sapiente di tutte queste piccole anime che lo abitano, la quiete e la tempesta, il rock furente e la delicatezza e la ricercatezza di stili come la new wave, le parti strumentali rilassate e quelle ad alta tecnica, di difficile esecuzione. Nella coda queste anime si rincorrono, giocano, si mescolano, andando via via a stringere una sorta di compromesso, non più un’alternanza, ma una mescolanza.
Lyrics:
“Non so quale sia tutta ‘sta differenza tra empatia e apatia / credo siano echi del passato, comune e privato, che intonano silenzi / Santa famiglia / sacra famiglia / fa che io a te non somigli“
Track 4# – BUIO DELLA MENTE (2:35)
Il pezzo parte dal ritornello, il che sembra inusuale. Un brano svelto, potente, con la voce principale spesso doppiata da yell growl e scream, con melodie ben ancorate nel punk. La base ritmica non smentisce ciò che abbiamo ascoltato finora, con batteria hardcore e rullate al fulmicotone. Il riff su cui si basa il ritornello è molto efficace e fluido. Si passa quindi alle strofe, sempre con lo stesso tiro e la particolarità di pause in controtempo per seguire il ritmo delle parole del testo. Di nuovo ritornello e poi eccoci alla parte finale del brano, che rallenta assestandosi su sonorità psichedeliche e noise, con il riff che si ripete e si elabora, mentre la batteria batte una marcetta possente e la voce si ritaglia un recitativo. Sale un crescendo che si conclude con dei yell growl e il pezzo riparte a velocità massima con estrema potenza, assolo di chitarra che vola su una sessione ritmica a testuggine. La foga ci conduce di nuovo al ritornello, stavolta carico di tutta la tensione accumulata e poi scoccata, che si conclude in modo secco ma sporco, concludendo anche il brano.
Lyrics:
“Sistema marcio si nutre della gente / Confusa, ottusa e obbediente UH! / Lo chiami dio ma per me è il buio nella mente / Non c’è credente che sia innocente”
Track 5# – LUNGHE OMBRE (1:39)
Il lento dell’album. Pezzo delicato e sentito, con un giro di chitarra credibile da ballad struggente e la voce che si distende sugli accordi, salendo e scendendo da essi, con toni cupi e poi aperti e di nuovo cupi e aperti ancora. Voce e chitarra creano un’atmosfera molto raccolta, poetica, e il pezzo è come un sonetto di un minuto e quaranta. Molto efficace, commovente, risulta il brano più radiofonico di tutto quanto l’album. L’unica pecca l’estrema brevità, ma d’altronde il pezzo nasce come un’introduzione a quello successivo, e solo più tardi mutato (giustamente) in canzone a sé, mantenendo comunque la durata originale.
Lyrics:
“e in fin dei conti / lunghe ombre respirano intorno a noi / camminando verso il Sole“
Track 6# – NON UN VIZIO DI FORMA (2:00)
Basso e batteria introducono potentemente il brano, anticipando un riff molto particolare, con reminiscenze hard and heavy, su cui si struttura la strofa, che tra growl e scream ci fionda nel ritornello, molto tirato anch’esso. Lo schema si ripete per un’altra strofa e un altro ritornello, con l’aggiunta, nella traccia vocale, di una parte corale. Entra un piano leggero che accompagna la cavalcata dei tamburi e il riff di basso e chitarra, e poi il pezzo deflagra nel vero senso della parola, il suono degli strumenti si ammassa e si va a perdere come nel cono rotto di una cassa, fino ad un cut laser digitale a spegnere. Un effetto fade molto efficace.
Lyrics:
“Questo non è un difetto di forma / è esattamente come si vuole che sia / non un vizio di forma, / ma indignitosa storia di violenza e vendette a orologeria“
Track 7# – ESSERE NESSUNO (3:25)
Un riff spezzettato apre il brano, il più spigoloso del disco, quello che ci chiede più attenzione per via dei molti cambi di tempo, intensione, pause, variazioni, momenti jazz e speed metal, diversi riff che si susseguono, si mischiano, le parti vocali a volte polarizzanti a volte in sordina con scream di sottofondo. Il ritornello rappresenta il momento più melodico, in cui il sound torna ad essere quello sullo stile delle hit anni ’90, ma il susseguirsi di parti diverse tra loro non da veramente tregua all’ascoltatore in questo brano davvero particolarissimo e allo stesso tempo molto credibile nell’arrangiamento (non facile viste le diverse ‘anime’ del brano, e anzi decisamente fluido e non macchinoso). La coda finale, le ultime note, sono affidate al piano.
Lyrics:
“Se il nemico dei nemici e amico a metà Preferisco stare con nessuno In un clima di sola apparenza e vacuità Preferisco essere nessuno Il dolore degli altri è sempre solo a metà“
Dunque ascoltatelo, scaricatelo, masterizzatelo, stalkerizzatelo, contrabbandatelo…tutto grati$!!
Un disco che parla di tutti noi, che diciamocelo, siamo proprio dei nessuno (a parte voi, amici lettori, che nel mio cuore siete tutto!)
Il Vostro affezionatissimo si è divertito e spero così di voi.
I miei saluti,
Danilo Pette










