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Intervista a Leonardo Santoleri, il regista di FIGHTERS: la sorprendente docu-serie che non ti aspetti

Scritto da Alessio Tommasi Baldi il . Pubblicato in .

Abbiamo incontrato il regista Leonardo Santoleri, in questi giorni ai primi posti nella categoria Documentari su Amazon Prime con una produzione tutta italiana. Stiamo parlando di FIGHTERS, la docu-serie in 4 puntate prodotta dalla romana ZUT Film, che è arrivata al quinto posto assoluto e al terzo tra i documentari sportivi nonostante sia dedicata a 4 atleti di sport da combattimento, discipline non tra le più popolari nel nostro Paese. Quattro storie di passione umana, intensa, autentica e inarrestabile.

Fighters, il regista Leonardo Santoleri

Leonardo Santoleri, regista della serie che con questa produzione ha debuttato nella regia dopo anni di gavetta nel mondo del cinema. E ha scelto di farlo con quattro storie di vita reale, oltre gli stereotipi, quattro percorsi fatti di sacrificio e determinazione. Una docu-serie rivelazione, che sta avendo un successo sorprendente.

“Ho iniziato questa mia avventura come attore bambino – racconta – partecipando anche a produzioni importanti ad esempio col Brancaccio di Roma. Poi ho frequentato una importante accademia, la Diotaiuti, e ho studiato cinema e TV all’istituto Rossellini sempre qui nella capitale.

Infine mi sono laureato in cinema al DAMS dell’università di Roma Tre. Ho poi lavorato in oltre cento produzioni di cortometraggi indipendenti svolgendo le più svariate mansioni”.

Come nasce l’idea di FIGHTERS?

“È un soggetto scritto da me, da Lorenzo Lamberti e Yuri Mancinelli della Testata “The Shield of Sports”. L’idea è nata quando venne in Italia Daniele D’Accadia, noto come D3, un wrestler italiano della WWE. Gli feci una intervista e lui si commosse parlando della figlia da cui stava lontano per lungo tempo dovendo vivere negli Stati Uniti. Pensai quindi di realizzare un documentario su di lui, la sua scelta di vita ed i sacrifici che essa comportava.

Quel progetto poi non si poté realizzare ma allo stesso tempo ho pensato di realizzare non un singolo documentario ma una serie. Cominciai quindi a pensare chi potessero essere i protagonisti. Essendo un appassionato di sport da combattimento ho conosciuto a Roma Carlo Pedersoli Jr (il nipote del mitico Bud Spencer NDR) e Micol Di Segni. Il primo a cui sottoposi la mia idea fu proprio Pedersoli e poi da lì sono arrivati gli altri nomi, Mattia Faraoni e Giovanni De Carolis”

Sei sorpreso dal successo che sta avendo la serie?

“Ad essere sincero non me lo aspettavo, per un debuttante alla regia come me era già una vittoria averlo potuto distribuire. Invece sta piacendo molto anche fuori dalla cerchia degli appassionati e mi auguro che questo serva anche a far conoscere con una luce diversa e più realistica il mondo degli sport da combattimento”.

E perché, a tuo parere, anche i non appassionati stanno apprezzando la serie?

“Perché è in primis una serie su persone innamorate di ciò che fanno e di cui si vive la profonda umanità andando oltre certi stereotipi sui loro sport. Guardando fighters si vedono persone che raccontano la loro passione e l’hanno resa la loro vita”.

Leggi anche: “FIGHTERS”, la docu-serie sulla crescente popolarità degli sport da combattimento in Italia arriva su Amazon Prime Video

qui il link alla pagina ufficiale di Fighters


Foto autore articolo

Alessio Tommasi Baldi

Senior Manager di una multinazionale | appassionato di cavalleria, araldica, nobiltà e imperi