
Giza Proibita, la scoperta che ha messo in crisi la storia ufficiale
Scritto da Danilo Pette il . Pubblicato in Costume, Società e Religioni, Attualità, Arte, Cultura ed Eventi.
Pozzi verticali e stanze sotto le Piramidi, una seconda Sfinge, ascensori idraulici! Cosa si nasconde nelle viscere della misteriosa Piana di Giza? Il Professor Corrado Malanga e il Professor Filippo Biondi sembrano aver sbirciato sotto il tappeto. Ecco un resoconto della loro ultima conferenza…
Quest’oggi parliamo di Egitto miei faraonici amici, di ibis e coccodrilli, di misteri svelati e censura, di tecnologia e antichità. Per farlo, vi racconterò una delle mie ultime giornate, state a sentire… Sabato 6 Giugno (per la precisione) mi sono recato in quei di Capannelle (Roma). Ok, prima che me lo chiediate la risposta è no, non sono andato a tirare su una scommessa sulle corse dei cavalli all’ippodromo, stavolta. Sono andato all’Hotel Capannelle Appia Antica invece, dove era previsto un evento conferenziale con protagonisti due noti studiosi e ricercatori che stanno facendo parlare molto di sé negli ultimi tempi: il Professor Corrado Malanga e il Professor Filippo Biondi. L’evento, a cura di Edizioni Spazio Interiore, altro non è che la presentazione di un libro, l’ultima fatica dei due, con l’aggiunta del Professor Armando Mei. Un lavoro a sei mani dal titolo “Giza. La Città Svelata. Dove gli dèi manipolavano la vita” (Malanga-Biondi-Mei – Edizione Spazio Interiore 2025). Dunque eccoci nella Piana di Giza miei cari, proprio in mezzo alle Piramidi, tra le sabbie e nelle grinfie della Sfinge. Già dal titolo si intuisce che questa non è la solita pubblicazione saggistica o accademica dedicata a uno dei luoghi più affascinanti e misteriosi del Pianeta. Capisco le vostre perplessità, mi sembra anzi di sentirvi (questa ve la metto tipo copione teatrale, vi va?):
VOI: L’Egitto? Le Piramidi? E cos’altro c’è ancora da aggiungere su questi argomenti battuti, dibattuti e ribattuti nel corso dei secoli?
IO: C’è molto da aggiungere invece, ci sono addirittura cose nuove da dire in merito, cose inedite, sepolte dalla notte dei tempi e finalmente venute alla luce, proprio ora, proprio grazie al lavoro dei Professori Malanga, Biondi e Mei.
VOI: Come è possibile?
IO: E’ possibile grazie alle nuove tecnologie e alle buone intuizioni…
Buio
Sipario
Bene, spero di aver attirato la vostra attenzione, Nuove Tecnologie e Antico Egitto, Divinità Cinocefale e raggi laser, fa tanto Stargate, non trovate? Entriamo ora nel merito dell’evento, che mi ha visto, lo confesso, interessato spettatore. In una sala decisamente gremita, sono presenti il Professor Malanga e il Professor Biondi. Inutile ogni presentazione, basterà ricordare che il libro presentato è in realtà il secondo scritto in coppia da questi due ricercatori, e segue il volume “Khun-Khufu. Cheope: la fine di un mistero. Quando gli dèi non volevano morire” (C. Malanga-F. Biondi – Edizione Spazio Interiore – 2023). Il Professor Malanga si era già occupato dell’antica cultura egizia, soprattutto nell’opera “Cheope. La fabbrica dell’Immortalità. La vera storia di chi eravamo” (C. Malanga – Edizione Spazio Interiore 2020). Stiamo parlando dunque di una sorta di trilogia, che nel corso degli anni ha illuminato i lettori su ipotesi e teorie alternative in merito all’utilizzo e alla funzione delle Piramidi, studi che si distaccano fortemente dall’interpretazione che per secoli ha fornito la Storia ufficiale circa questi incredibili ‘edifici’. Malanga e Biondi pongono le basi scientifiche per una nuova e più approfondita indagine dell’intera Piana di Giza, attraverso le tecniche di telerilevamento a distanza per acquisire informazioni qualitative dei territori interessati. Senza un contatto diretto dunque, senza essersi nemmeno recati sul posto, senza selfie sul dromedario, i due ricercatori sono stati in grado di misurare l’energia e le radiazioni elettromagnetiche emesse dalla Terra, e grazie allo sviluppo delle tecniche di elaborazione del segnale su apparecchiature radar, hanno potuto avvalersi di un moderno Radar ad apertura sintetica. Lo studio di Malanga e Biondi inoltre, prende in considerazione i fononi (le quasiparticelle che descrivono un quanto di vibrazione e sono significative per alcune proprietà dei solidi, come la propagazione del suono) che sono in grado di penetrare praticamente ovunque, anche nella pietra più dura, a differenza dei fotoni per esempio (quanto associato al campo elettromagnetico, altrimenti detto quanto di luce) che invece non riescono a penetrare la pietra.
Una volta calibrati gli strumenti, acquisiti, verificati e tradotti i dati, le scoperte dei Professori si sono rivelate assolutamente sensazionali: la presenza del corridoio Nord- Sud nella Piramide di Cheope; decine di pozzi verticali e shaft sotto le Piramidi e la Sfinge che arrivano fino a 1800 mt. di profondità; labirinti di stanze e stanzoni di cui nessuno sospettava l’esistenza. Il Professor Malanga ha suggerito probabili utilizzi dei pozzi verticali rilevati, che potrebbero essere a suo dire scambiatori di calore, o parti di ascensori idraulici. Una notizia simile era uscita già nell’estate del 2024, in merito alla Piramide a gradoni di Djoser, che sembrerebbe contenere un antico ascensore idraulico tramite il quale la Piramide stessa sarebbe stata edificata. Le immagini fornite dallo studio dei Professori Malanga e Biondi, potrebbero dunque portare luce sulla questione molto dibattuta della costruzione di questi monumentali edifici, che sarebbero dunque una sorta di imponenti macchine tecnologicamente avanzate.

Altra incredibile scoperta sarebbe una seconda Sfinge, posizionata specularmente alle spalle di quella a tutti nota. Questa seconda sfinge avrebbe un volto femminile e, secondo le ipotesi del Professor Malanga, sarebbe posizionata dietro l’altra per fare in modo che una guardi il sorgere e l’altra il tramontare del Sole. Anche questa sfinge avrebbe un foro sulla testa (forse un passaggio per entrare e uscire), testa che si troverebbe all’altezza dello smarino interrato (cioè l’insieme dei detriti provenienti da lavori di scavo di gallerie o miniere). La cosa interessante da segnalare, è che anche su alcune steli e alcuni geroglifici sono rappresentate spesso due sfingi che si danno le spalle. Damiano Piras nel suo testo “L’alba di una nuova Sfinge. Ipotesi sulla posizione di una seconda Sfinge a Giza” (D. Piras – Youcanprint – 2025), aveva già supposto la presenza di una seconda sfinge posta specularmente alle spalle dell’altra.
Scoperte sensazionali come queste però, finiscono spesso per attirare un vespaio di detrattori, che per i più disparati conflitti di interesse, o magari solo per invidia, sono contrari al cambiamento e al processo revisionista che la Scienza, la Tecnica e la Cultura indicano come unica via per raggiungere il vero progresso della conoscenza. E di detrattori ne hanno affrontati (e ne affrontano) molti il Professor Malanga e il Professor Biondi, che ci raccontano vicende difficili da interpretare diversamente da una volontaria e accanita opposizione agli studi che i due proponevano. Secondo la loro versione, la prima a prendere le distanze da questi studi, sarebbe stata l’Università di Pisa (dove i docenti lavoravano), con l’improvvisa richiesta di restituzione della e-mail universitaria. Dopodiché arriva l’attacco del Remote Sensing Journal, rivista pubblicata da MPDI dal 2009, un editore di riviste accademiche interamente ad accesso aperto. Proprio su questa rivista i due professori avevano deciso di pubblicare le 94 pagine del loro studio, ma il pezzo finito risultava troppo lungo agli editori, tanto da spingerli a chiedere di dividerlo in più parti. Malanga e Biondi quindi, sono stati costretti a riscrivere da capo una seconda versione. Ma anche così hanno trovato difficoltà, a causa di una fotografia che non sarebbe risultata inedita, e che i due prontamente hanno rimosso. Infine la rivista confessa il non interesse alla pubblicazione dello studio, interrompendo qualsiasi contatto. Tranne uno, un divertente paradosso raccontato da Biondi: continuerebbe infatti a ricevere delle inspiegabili e-mail di invito e incitamento alla pubblicazione di nuovi articoli proprio dallo staff del Remote Sensing Journal… Quando gli editori della rivista si fanno risentire ufficialmente, è solo per avvisare della volontà di rimuovere un articolo pubblicato da Malanga nel 2022. Un evento così grave era accaduto solo a Jacques Benveniste (immunologo noto per gli studi sulla memoria dell’acqua), colpevole quella volta la rivista ‘Nature‘. Davanti a un fatto del genere, il Professor Malanga ha deciso di intraprendere una difesa legale, con querele e accuse di comportamento scorretto. La conseguenza sarebbe ‘l’agguato’ di una nota trasmissione televisiva di intrattenimento e inchieste ‘d’assalto’, che ha montato un servizio contro un altro tipo di studi effettuati dal Professore, che nulla hanno a che vedere con la Piana di Giza e le Piramidi. Il Professor Biondi racconta addirittura di aver trovato i bulloni della ruota dell’automobile allentati! La cosa si farebbe seria quindi, con azioni davvero al di là del comprensibile. Tutti gli addetti ai lavori prendono le distanze dai due ricercatori, allontanandosi dal progetto. Inoltre, l’insieme dei progetti stessi della ricerca, scompaiono misteriosamente in una notte di plenilunio (no vabbè, non era una notte di plenilunio, l’ho scritto solo per crearvi atmosfera, miei carissimi). Come se non bastasse, un attacco hacker devastante ha letteralmente distrutto il sito web del Professor Biondi.
Altro grande oppositore delle scoperte dei due ricercatori, risponde al nome di Zahi Hawass, noto archeologo ed egittologo, Segretario Generale del Consiglio Supremo delle Antichità Egizie. Avendo egli il potere di concedere o negare le riprese sui siti di interesse, si sarebbe scagliato contro Malanga e Biondi rei di non aver chiesto il suo permesso. Nel 2025, durante un Convegno a Dubai, Hawass avrebbe notato tra il pubblico la presenza di Malanga, e quindi deciso di disdire l’intero evento così, su due piedi.
Come mai tanto livore verso gli studi e le scoperte dei Professori Malanga e Biondi? Perché la discussione non resta sul piano dell’onesto scambio di conoscenza, piuttosto che diventare un ‘gioco al massacro’? La risposta amici, non è poi così difficile da intuire. E’ probabile infatti che ci siano gli affari dietro, i cari e vecchi affari, niente di più facile. Mi spiego: i metodi di indagine di Malanga e Biondi abbattono completamente i costi delle odierne ricerche. Per esempio in geologia è molto nota la tecnica dei muoni per le indagini a grande profondità. Il Muone è un Leptone elettricamente carico, più penetrante anche del raggio X, che può attraversare chilometri di roccia. Ma la macchina muonica o Muografo ha un costo che si aggira attorno al milione di euro mentre l’uso del radar a apertura sintetica no, decisamente no. Inoltre, e ascoltatemi bene stimati e acuti lettori, attraverso il radar è possibile individuare riserve d’acqua, di petrolio, di minerali, di terre rare, con costi davvero irrisori. Vi dice qualcosa? Eureka.

Ora, io non so dove sia la verità dei fatti, e finché non si prende la vanga e si scava dubito che ne verremo mai a capo. So però che raramente la verità si trova nella censura, nell’aggressività, nel disprezzo e nei bulloni svitati, voi che ne dite?
Noi della Consul Press vi consigliamo di acquistare il libro “Giza. La Città Svelata. Dove gli dèi manipolavano la vita” per farvi un’ opinione, o di partecipare alla prossima conferenza del Professor Corrado Malanga e del Professor Filippo Biondi, che si terrà a Bologna il prossimo 21 Giugno, presso l’Hotel Castello Artemide, per poter assaporare i frutti del loro duro lavoro, con a disposizione tutte le prove a supporto di queste interessanti teorie e innovative scoperte.
Oppure non venite, accontentatevi della storia delle tombe, e portatevi dietro un crisantemo se vi capita di andare da quelle parti. A voi la scelta amici.
Il Vostro affezionatissimo si è divertito e spero così di voi.
I miei saluti,
DaNilo Pette










