
“Gli enigmi italiani della Seconda Guerra Mondiale”: l’analisi di Gianfranco Giulivi sui tanti incredibili retroscena del 1940-’43
Scritto da Fabrizio Federici il . Pubblicato in Libri, Media e Rassegna Stampa.
OGGI 10 Giugno 2026 – con un salto indietro nel tempo di ben 86 anni, ritorniamo al X GIUGNO MCMXL – giorno in cui BENITO MUSSOLINI annunciò dal Balcone di Palazzo Venezia a Roma la Dichiarazione di Guerra contro la Francia e Gran Bretagna.
RICORRENDO TALE DATA, la Consul Press prende lo spunto per pubblicare un interessante intervento di Fabrizio Federici, preceduto da una nota di Cristian Arni, sull’ultimo libro di Gianfranco Giulivi, più volte nostro Gradito Ospite, in merito al Secondo Conflitto Mondiale, già presentato in una Tavola Rotonda svoltasi lo scorso anno presso il Caffè Letterario Hora-Felix in Roma.
NOTA INTRODUTTIVA a cura di Cristian Arni – La Storia, si dice, la scrivono i vincitori. Vero o meno che sia se prendessimo in esame il metodo storiografico analitico della Nouvelle Histoire, della Scuola degli Annales, di cui eminente rappresentante fu Jacque Le Goff, diremmo il contrario, cioè: che la storia appartiene agli ultimi, alla gente comune, agli emarginati e ai dimenticati dalla storiografia, a coloro che non hanno lasciato il “segno”, né una testimonianza o una benché minima traccia, documentazione scritta, eppure che hanno vissuto sulla propria pelle i fatti di cui sono stati partecipi e/o testimoni, più o meno attivi.
Tale mia premessa è per introdurre l’articolo a firma di Fabrizio Federici sul Secondo Conflitto Mondiale, oggetto di analisi di un libro in cui emergono prospettive diverse da quelle solitamente accolte e accreditate, senza schierarsi tra le fila del revisionismo storico o del complottismo (anche perché la Guerra è già di per sé, se vogliamo, un complotto) tenendosi alla larga dal negazionismo, si tratta invece di un’analisi tesa ad approfondire gli elementi e i fatti descritti, seppure nel loro intricato dedalo di accadimenti ed episodi, che si sono succeduti convulsamente.
Se da una parte a dominare lo scenario storiografico è la vulgata accolta incondizionatamente, dall’altra si tratta proprio di prendere l’opinione più diffusa e provare a confutarla per farla riemergere dalla polvere depositata, sviscerandola minuziosamente, quasi chirurgicamente, per mettere sul piatto della bilancia, luci e ombre di ciò che viene accolto e accettato comunemente dalla storiografia ufficiale, perlomeno quella più accreditata.
Dunque il riferimenti a Le Goff ,e al suo metodo storiografico analitico, appartenente alla Nouvelle Histoire, il cui approccio si distingueva appunto per la scomposizione della complessità dei grandi eventi storici, focalizzandosi su aspetti specifici e strutturali che lo riconducevano ad adottare il metodo riconosciuto come “Storia delle mentalità”, una storia sociale-culturale, senza la quale non sarebbe possibile una versione obiettiva degli stessi avvenimenti e fatti, delle cronache.
Pur senza una lettura particolarmente approfondita da parte mia, di questo mi rammarico per il poco tempo ripromettendomi una più attenta visione del saggio, l’approccio adottato da Gianfranco Giulivi, autore de “Gli Enigmi Italiani della Seconda Guerra Mondiale”, ci suggerisce questo richiamo, da porgere comunque all’attenzione del lettore attraverso un’approfondita lettura dell’articolo di Fabrizio Federici come preludio al libro di Gianfranco Giulivi.

Non storico di professione, ma semplicemente ricercatore animato da sincera volontà di sapere di più e meglio, Gianfranco Giulivi, romano, figlio e nipote di militari, da tempo si dedica con passione alla storia del XX secolo, e specialmente della Seconda Guerra Mondiale. Cercando soprattutto di capire perché, e come, la partecipazione dell’Italia – ben diversamente che per il primo conflitto del 1915—’18 – si risolse in un disastro quasi apocalittico, con conseguenze che han pesato per generazioni sulla storia civile, sociale, economica, del dopoguerra.
I soliti “Soloni” leveranno subito il dito accusatore: non poteva andare che così, sosterranno, ricordando la “vexata quaestio” dell’impreparazione del nostro apparato bellico, almeno dal ‘40:al ’42 (quando, come riportano alcune fonti, ci furono parziali miglioramenti: ma si era già quasi alla vigilia del crollo del regime…).
L’impopolarità, tra gli italiani già traumatizzati dalla “Grande guerra”, di un nuovo conflitto, e stavolta a fianco della Germania divenuta nazista, ecc…(ma “è proprio vero che gli italiani non volevano la guerra?”, si chiedeva negli anni ’80, un’autorevole testata specialistica come “Storia illustrata”…). Giulivi ha già dedicato 2 libri alla sua ricerca controcorrente su questi temi.
Nel primo, “Potevamo vincere! Se solo l’avessimo voluto” (Book Sprint ed., 2020), ha ripercorso attentamente i fatti: con particolare attenzione a “Gli errori strategici della guerra “fascista”(Anni 1940-1943)” e all’incredibile serie di omissioni, scelte inspiegabili, marchiani errori che troppe volte caratterizzarono i comportamenti delle nostre alte sfere militari.
Nel secondo libro, “I responsabili della sconfitta” (Fergen ed., 2023), ha sviluppato quest’ultimo tema: con un’approfondita indagine su tutti coloro cui vanno addebitate le gravi lacune delle nostre Forze armate dell’epoca: per alcuni alti responsabili delle quali, specie della Marina militare, non si può escludere l’inquietante ipotesi di sotterranee intese col nemico (i primi due libri son stati recensiti da “CONSUL PRESS”, e precisamente:
1) – il 20.06.20 a firma Finucci-Bafaro (Clik qui>): “Un Saggio di Storia Militare”;
2) – il 30.11.23 a mia firma (Clik qui>): “I Responsabili della Sconfitta”;
3) – il 25.04.24 a mia firma con, a seguire, una articolata intervista all’Autore Gianfranco Giulivi sul suo libro (Clik qui>): “Una Guerra Disastrosa, che forse poteva essere vinta?”
L’AUTORE ora, con un terzo documentato saggio, “Gli enigmi italiani della Seconda guerra mondiale” (Fergen ed., 2025), entra nello specifico del discorso: focalizzando eventi sui quali, a più di 80 anni di distanza, ancora non è stata fatta piena luce, e che continuano a proiettare ombre inquietanti sulle pareti della storia. Per fare piena luce, per0’, ricorda Giulivi, sarebbe indispensabile il pieno accesso agli archivi anche delle grandi potenze vincitrici del 1945; nonché dello stesso Vaticano.
Si comincia dall’inizio, anzi, da prima. Perché, anzitutto, solo il 7 giugno del ’40, appena 3 giorni prima dell’entrata in guerra, la nostra flotta mercantile viene avvisata – dal Capo di S.M. Generale Pietro Badoglio e dal Capo di S.M. della Marina Domenico Cavagnari – dell’imminente inizio della guerra per l’Italia?
Il risultato di questo tardivo avviso di rientro in patria è che il Paese perde di colpo un terzo della sua flotta mercantile, catturata dai franco-inglesi o costretta a rifugiarsi – e quindi a rimanere bloccata – in porti neutrali. E perché giorni prima, il 29 maggio, sempre Badoglio aveva emesso la prima Direttiva Navale del conflitto, in cui fissava, per Mediterraneo Orientale e Occidentale, una linea bellica puramente “difensiva, contravvenendo a Mussolini, che sin dal 31 marzo aveva prescritto “Offensiva su tutta la linea, nel Mediterraneo e fuori”?
L’Autore si sofferma sulle altre – a dir poco – stranezze della condotta italiana di questi primi mesi di guerra. Come la mancata presa di Malta, isola in strategica posizione nel Mediterraneo, che nell’estate del ’40, quasi sguarnita di forze britanniche, avrebbe potuto essere facilmente conquistata, mentre invece rimase in mani nemiche, trasformandosi, per tutti gli anni di guerra, in spina nel fianco per gli italo-tedeschi.
E soprattutto, l’incomprensibile “drole de guerre” che per 3 mesi, da giugno a settembre del ’40, si verifica al confine libico-egiziano, ripetizione di quella già andata in scena, tra Francia e Germania, sino al maggio precedente. Solo alla metà di settembre del ’40, ricorda Giulivi, al Mr.llo Rodolfo Graziani sarà dato l’ordine di attaccare l’Egitto. Dando, così. tempo alla Gran Bretagna (!) di rinforzarsi adeguatamente (è l’inquietante sospetto dell’Autore, non il primo a evidenziare l’impressione di “gioco delle parti” che trasmettono, per molti aspetti, le scelte di guerra italiane e inglesi nel ‘40)… Intanto, il 28 giugno Italo Balbo – già Asso della nostra Aviazione, alla guida del suo SM 79, era stato tragicamente abbattuto nel cielo di Tobruk.
Nel secondo capitolo del libro, Giulivi sintetizza i tanti interrogativi – tuttora senza risposte convincenti. sulla morte del Governatore della Libia. Perché, soprattutto, quel 28 giugno, a Tobruk, non fu dato l’ordine del “cessato allarme” dopo la fine, alle 17 e 20 del bombardamento inglese, mantenendo così un clima di confusione che facilitò, 12 minuti dopo, il tragico errore della contraerea della Marina militare, causa dell’abbattimento del velivolo di Balbo? E prima di questo, chi aveva sollecitato indirettamente il “Maresciallo dell’aria”, in volo operativo da Derna, a far scalo a Tobruk?
L’esame di Giulivi si sofferma impietosamente sugli altri gravi enigmi della guerra. Anzitutto la notte di Taranto dell’ 11-12 novembre 1940, una sorta di “Pearl Harbour” italiana: con 52 morti, centinaia di feriti e traumatizzati, la corazzata “Conte di Cavour” praticamente affondata, altre 2 e un incrociatore pesante seriamente danneggiati, e danni pesanti alle infrastrutture portuali di Taranto.
Protagonisti dell’azione, i biplani aerosiluranti Swordfish, avvantaggiati dal concentramento proprio nella rada di Taranto, nei giorni precedenti, di tutte e 6 le corazzate della Regia Marina (almeno Roosevelt, un anno dopo, già probabilmente al corrente del progettato attacco giapponese a Pearl Harbour, avrebbe provveduto a togliere in tempo dalla base le portaerei, indispensabili per il contrattacco americano).
Poi, il bombardamento inglese di Genova del 10 febbraio 1941, inadeguatamente contrastato anche per lo scarso coordinamento tra il Comando Centrale della Marina e l’Alto Comando Aereo: che causò piu’ di 70 morti, e ingenti danni alle abitazioni civili. Scopo principale dell’azione britannica, probabilmente era far pressione su Francisco Franco (atteso il 12 febbraio, a Bordighera, da Mussolini), perché archiviasse l’idea di scendere in guerra con Italia e Germania contro il Regno Unito). E ancora, l’altro agguato britannico alla nostra flotta a Capo Matapan, estremità meridionale della Grecia il 29 marzo del ’41, e via discorrendo…
Una ricerca questa di Gianfranco Giulivi, condotta esaminando a lungo testimonianze, documenti d’ogni genere, saggi specialistici: nella linea, osserviamo, di maestri di storia contemporanea come Renzo De Felice e il suo allievo, l’altro storico, docente universitario, Giuseppe Parlato (ricordato, sempre da “CONSULPRESS”, il 5 luglio 2025): scomparso il 2 Giugno scorso, Festa della Repubblica.
E a proposito di Repubblica, osserviamo che la Repubblica italiana, che a giugno compirà 80 anni, deve avere il coraggio di leggere senza timore tutte le pagine della storia d’Italia, anche quelle meno nobili e più imbarazzanti. Quest’anniversario del 2026, dopo quello dello scorso anno per gli 80 anni della fine della Seconda Guerra Mondiale, deve servire anche a questo.…
Chi scrive è ‘sinceramente democratico’ e ha orrore di qualsiasi dittatura, a maggior ragione provenendo dalle file della sinistra autenticamente riformista e socialista democratica: per cui, guardando alle vicende del 1940/43 e della successiva “appendice” della Resistenza come guerra di liberazione, guerra civile e guerra di classe (per riprendere la felice analisi di Claudio Pavone), non auspica certo che, a quell’epoca, avesse trionfato l’Asse.
Ma al tempo stesso ha a cuore, guardando alla storia, la ricerca sempre dell’obbiettività e rifiuta anche ogni lettura della storia in chiave ideologica, o strettamente legata all’attualità politica, o comunque fatta con gli occhi di oggi.
Appunto l’esatto contrario di questo, fanno i libri di Gianfranco Giulivi e specialmente il secondo, “I responsabili della sconfitta”, è anche una ricerca sull’esistenza, nel 1940-’43, di concrete possibilità alternative a quello che fu l’effettivo andamento della guerra, sino al disastro finale.
Nella consapevolezza che, in un certo senso (ne parlavamo, a suo tempo, col compianto Prof. Giuseppe Parlato), la storia, a volte, si fa proprio con i “se “ e con i “ma”, intesi proprio come verifica dell’esistenza o meno di reali alternative al modo di svolgersi d’un determinato fatto: senza alcuna “idolatria del reale”, dell’effettivamente accaduto, in senso hegeliano estremista, e in vista, soprattutto, di possibili situazioni future simili.
Ma una vittoria dell’Italia, chiediamo all’ Autore, non avrebbe significato una vittoria, poi, anche della Germania nazista, col suo allucinato progetto di dominio del mondo intero e genocidio planetario?
“Concludo il mio primo libro, “Potevamo vincere!…”, (a pag. 571) proprio domandandomi questo”, risponde Giulivi. “Non lo so, non voglio chiedermelo, non sono un medium, o un cartomante o un astrologo che predice il futuro, né un politologo, né un fazioso fascista o antifascista. Sono solo uno che – da storico militare, preciso – registra fatti e li analizza, cerca di interpretarne il senso e le motivazioni, trovare giustificazioni o ricercare elementi d’accusa. Sono solo certo di una cosa: il nostro destino sarebbe stato diverso e i nostri morti, uomini, donne e bambini, non sarebbero morti invano. Mentre è certa una cosa: Mussolini, da “massimo” responsabile del Ventennio, è divenuto l’ “unico” responsabile, permettendo a tutti gli altri di auto-assolversi e reinventarsi una verginità. Ma il Fascismo è stato Totalitarismo, e come tale si è avvalso della complicità di un’intera classe dirigente intellettuale, militare, giudiziaria, industriale, economico-finanziaria, oltre che del consenso popolare”.
Sono tre saggi, questi di Gianfranco Giulivi, dei quali – pur non concordando in toto con le loro tesi – auspichiamo la diffusione, come testi di approfondimento, anche nelle Scuole e nelle Università: per contribuire a una visione più moderna e obbiettiva dei fatti di tutti quegli anni, senza più luoghi comuni, conformismi, faziosità ideologiche.










