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Il fascino di Palma Bucarelli tra arte, cultura ed emancipazione femminile

Scritto da Franco D'Emilio il . Pubblicato in .

 

Finalmente, dopo decenni di incertezze e difficoltà burocratiche si completerà, cosiddetta dal nome del suo progettista negli anni ’60, l’ingegnere razionalista Luigi Cosenza, l’Ala Cosenza, ampliamento poco funzionale della Galleria Nazionale d’Arte Moderna e Contemporanea (GNAMC) di Roma, inaugurato nel 1988, ma a lungo inutilizzato e abbandonato all’incuria.

Infatti, un cospicuo finanziamento di 15 milioni di euro consentirà la rielaborazione dei volumi e degli spazi, rendendoli più rispondenti alle esigenze della galleria romana, come, appunto, negli intendimenti di Mario Botta, l’architetto ora progettista di questo completamento.
Inevitabilmente, tale rivisitazione progettuale per assicurare nuovi servizi e aree espositive alla GNAMC di Roma richiama l’indimenticabile figura di Palma Bucarelli (qui al lato in una seducente foto), dal 1941 al 1975, quindi per quasi 35 anni, direttrice geniale e capace del prestigioso Istituto culturale romano e sempre ferma sostenitrice di ampliamenti, utili all’accoglienza di nuove collezioni.
Davvero una protagonista del proprio tempo che ha lasciato un segno indelebile del suo valore di storica e critica d’arte, della sua abilità dirigenziale al servizio dello stato, infine di tanto impegno coerente, anticonformista a sostegno dell’emancipazione femminile: quindi, prima donna a dirigere un museo in Italia, poi grande signora dell’arte contemporanea, infine concreta assertrice di nuova, più giusta condizione sociale e culturale delle donne.
In conclusione, Palma Bucarelli (Roma, 1910-1998) è stata sorprendente pioniera nell’arte e nella vita; in particolar modo, è stata persona di grande fascino, carattere, sempre saggiamente combattiva e quasi perfetta sintesi armoniosa della bellezza di Venere con la sapienza di Minerva, nonostante il famoso critico d’arte Gillo Dorfles si arrendesse soprattutto dinanzi al suo splendore, descrivendolauna donna di bellezza unica, bellissima nel senso completo della parola“.  

                     

Come funzionaria storica dell’arte, Palma Bucarelli, sopra ritratta, a sinistra davanti alla GNAMC, a destra nel suo vasto archivio, ha attraversato il Ventennio e, poi, la repubblica, sempre risoluta a promuovere e valorizzare il patrimonio culturale nazionale, spesso anche su posizioni critiche nei confronti della politica dei governi in carica, come accadde già con Giuseppe Bottai, dal 1936 al 1943 a capo del Ministero per l’educazione nazionale, istituzione allora responsabile pure delle Antichità e delle Belle Arti.
Rapida e inarrestabile la carriera della nostra Palma: nel 1933, a soli 23 anni, vincitrice del concorso ad Ispettore alle Antichità e Belle Arti; inizialmente, in servizio presso la Galleria Borghese di Roma, poi presso la Soprintendenza di Napoli, città che le consentì l’importante frequentazione del circolo culturale attorno alla figura di Benedetto Croce; nel 1937 di nuovo a Roma presso il Ministero dell’Educazione Nazionale e, successivamente, presso la GNAMC, della quale nel luglio ’41 divenne direttrice, incarico che ricoprì ininterrottamente sino al 1975.
Sempre coraggiosa, audace sino a rischiare la vita, durante la Seconda Guerra Mondiale si adoperò per salvare dalla rovina bellica gran parte delle opere della GNAMC, prima ricoverandole in locali di Palazzo Farnese a Caprarola, poi nei sotterranei di Castel Sant’Angelo a Roma, sempre seguendo ogni viaggio di trasloco a bordo della sua Fiat Topolino.

                                     

Il lungo e fondamentale lavoro di Palma Bucarelli (qui accanto con il celebre storico dell’arte Giulio Carlo Argan) si manifestò su tre direttrici: innanzitutto, radicare profondamente la GNAMC nella vita culturale nazionale e, in particolar modo, in quella romana, sempre più animata dal confronto tra diverse esperienze e correnti artistiche; poi, condurre un’incessante attività di acquisizione di opere italiane e straniere dell’arte contemporanea, quali, ad esempio, quelle di Henry Moore, Kazimir Malevich, Giorgio Morandi, Alberto Burri, Lucio Fontana; infine, organizzare importanti mostre che, sempre presso la GNAMC, tra il 1955 e il 1961 fecero conoscere al pubblico italiano lo stile e l’opera di artisti davvero unici.

Indimenticabili, per citarne qualcuna, la mostra sul “neoplasticismo” pittorico dell’olandese Piet Mondrian, quella sull’originalità creativa di Amedeo Modigliani, l’altra sull’astrattismo del russo Vasilij Kandinskij, ancora quella sullo statunitense Jackson Pollock, esponente della cosiddetta “action painting”.  Palma Bucarelli riuscì egregiamente nel difficile compito di trasformare e modernizzare la GNAMC di Roma, la stessa che all’inizio degli anni ’40 era stata definita un “terribile obitorio” dalla pungente Peggy Guggenheim. Veramente una vita artisticamente eroica quella della bellissima, indimenticabile Palma Bucarelli.

                     


Foto autore articolo

Franco D’Emilio

Storico, narratore, una lunga carriera da funzionario tecnico scientifico nell’Amministrazione del Ministero per i beni e le atiività culturali