
” IL Mio Sì ” grande come una casa, quella mia di persona perbene
Scritto da Franco D'Emilio il . Pubblicato in Giustizia e Pianeta Magistratura.
IL VOTO PER UNA MAGISTRATURA PIU’ EFFICIENTE E NON CONDIZIONATA DALLE CORRENTI
Manca poco più di un mese al referendum costituzionale sulla giustizia, eppure il confronto tra le parti interessate si delinea sempre più come scontro frontale tra politica e giudici sul tema dell’autonomia della magistratura, che nessuno, fra l’altro, intende ledere, violando un principio costituzionale. Tale scontro disorienta i cittadini, chiamati al voto referendario, perché li costringe lontano dal tema fondamentale della consultazione: la separazione delle carriere tra magistrati inquirenti, praticamente i pubblici ministeri, e magistrati giudicanti.
Contrasto duro, senza esclusione di colpi, che rivela quanto parte della magistratura, palesemente ispirata o collocata a sinistra, in barba ad ogni vero rispetto dell’autonomia, a questo punto solo presunta, sia veramente riottosa a qualunque progetto di riforma che valorizzi e modernizzi la giustizia, il processo, nell’interesse primario, esclusivo dei cittadini e del loro rapporto con la legge, sempre nell’ambito imprescindibile delle garanzie costituzionali, dei valori democratici. Proprio da taluna magistratura è venuto un pessimo esempio di irridente sfida all’istituto del referendum, come nel caso
della recente, deplorevole dichiarazione di Nicola Gratteri, Procuratore della Repubblica di Napoli: Voteranno per il No le persone perbene. Voteranno per il Sì gli indagati, gli imputati, la massoneria deviata, tutti i centri di potere che non avrebbero vita facile con una giustizia efficiente.
Sfrontatamente, il Signor Procuratore ha tirato l’acqua al suo mulino sulla base di una sua infondata distinzione manichea, con il No gli italiani buoni, ammodo, pari alla sua figura, con il Sì gli italiani cattivi perché villani e disonesti. Si tratta di una distinzione faziosamente demagogica che tra gli elettori referendari vuole imporre la stessa contrapposizione, divisiva e lacerante, animata dall’anacronistico “tardo antifascismo”, tenuto in sala rianimazione dalla nostalgica e radicale sinistra italiana.
Parole pesanti, inaccettabili queste del procuratore Gratteri che non ammettono la minima giustificazione, come quella maldestra, ritrattativa di essere state pronunciate in riferimento alla realtà della Regione Calabria, quindi in una sorta di deprecabile “razzismo giudiziario” regionale, dimentico quanto tanta Italia, da nord a sud, sia attraversata da criminalità e corruzione organizzata, seppur di forme e mani diverse.
Come tanta sinistra, Nicola Gratteri ha cercato di nobilitare il No, distraendo i cittadini dall’obiettivo fondamentale del referendum ovvero la separazione tra inquirenti e giudicanti nell’ambito della magistratura italiana. Una separazione importante perché distingue e non sovrappone più i fini e l’obiettività di due ruoli che vanno distinti proprio ai fini di una maggiore, serena equità del processo: una figura particolare deve essere il magistrato inquirente che raccoglie, considera prove, interrogatori, l’esito di perquisizioni per decidere il rinvio a giudizio o l’archiviazione; altra figura peculiare deve essere il magistrato giudicante, chiamato a risolvere la contesa penale o civile con una sentenza, formulata sulla base delle prove, recate dall’accusa e dalla difesa. Sicuramente, io voterò Sì perché con la dignità, nel mio piccolo, di poter contraddire le dichiarazioni del dottor Gratteri.

Innanzitutto, voterò Sì perché sono un cittadino perbene senza macchia, su questo non ci piove; ancora Sì perché in una circostanza sono stato onorato dall’attenzione della giustizia, quindi, nonostante due archiviazioni, processato e alla fine assolto per l’insussistenza dei fatti, prevalendo, solo dopo tanto, interminabile tempo, su chi mi accusava infondatamente di qualche eccesso critico, chiamiamolo così, contenuto in un mio articolo contro la sua persona di amministratore pubblico; ancora di più Sì perché in quell’amara vicenda ho sperimentato quale sia il percorso, quali siano i meccanismi, i tempi e i costi per avere giustizia.
Sicuramente Sì perché quell’esperienza è stata per me una lezione sul campo di educazione civica alla necessità di una giustizia più efficiente ed obiettiva, in particolar modo nell’assicurare pari garanzie sia a chi accusa sia a chi accusato, finalità che mi paiono maggiormente perseguite, pure in termini di efficienza, proprio dall’auspicata separazione delle carriere dei magistrati. Infine, voterò Sì perché mai massone, né dritto né deviato, per la solida consapevolezza di saper contare sulle mie reali capacità. Dunque, voterò Sì come altri cittadini, anche di diverso orientamento politico, di destra come di sinistra, convinti che la separazione delle carriere nella magistratura sia giusta e inevitabile; diversamente faranno i sostenitori del No, pure loro distribuiti su opposte posizioni politiche.

Perché, allora, non convincersi che alla fine prevalgano i migliori, capaci di far valere le loro ragioni? Perché mai trasformare il prossimo referendum nella pretestuosa testa d’ariete contro il governo Meloni, equiparato “tout court” a governo illiberale e fascista perché autore di una riforma della giustizia, da tempo richiesta e attesa?
Tanta cronaca, giudiziaria e non, rivela quanto la giustizia e la sua magistratura siano malate, non sempre capaci di obiettività, per questo andrò a votare e sarà un Sì grande come una casa, quella mia di persona perbene.











