
Intervista a Sconfitta – Musiche, Testi & Saggi (Parte 3)
Scritto da Danilo Pette il . Pubblicato in Cinema, Musica e Teatro, Arte, Cultura ed Eventi.
Non c’è due senza tre, ecco l’ultima parte dell’intervista a Sconfitta…che finale, amici, non ve lo perdete, cliccate urgentemente!!
Track #6 – Non un vizio di forma
– Pezzo tiratissimo dall’inizio alla fine, stavolta Signori e Signore ce la prendiamo con la Magistratura, anzi con il concetto stesso di Giustizia: niente è un vizio di forma, tutto è come si vuole che sia…dicci dicci…
Abbiamo tutti l’impressione che la giustizia non sia giusta, no?…è una cosa che abbiamo tutti in mente. Foucault, in “Sorvegliare e Punire”, parla della creazione della figura del criminale, figura prevista e necessaria, creata a tavolino. Serve a giustificare il fatto che esistono, per esempio, le misure restrittive e coercitive. Non si tratta solo del sistema giuridico, ma è il sistema generale che crea criminali, e li crea dalla scuola, una scuola che non forma ma conforma, attraverso un sistema di merito assurdo, che non tiene conto delle differenze di cultura, di sensibilità, di capacità eccetera, e che ti abitua da subito a essere tra i buoni o i cattivi. Ecco, il sistema giuridico è il mostro finale del videogioco, di questa follia totale.
– Nel Libriccino infatti, citi Calamandrei, padre costituente che già aveva individuato i possibili limiti di una Giustizia di Stato. Mi fa pensare anche al verso di De Gregori “cercavi giustizia ma trovasti la Legge…”
Ah bellissimo, sì sì certo…Calamandrei diceva che il motto ‘La legge è uguale per tutti’ dovrebbe essere riportato, anziché sopra la testa dei giudici, sopra quella degli imputati, per far capire ai giudici stessi l’importanza del loro giudizio.
– Qui usi la parola ‘panotticismo’. In un disco punk. Te ne rendi conto? Vuoi essere lo Sgalambro di Battiato dell’hardcore italiano? Che ne pensi di Sgalambro e dell’hardcore italiano?
Mah, è meglio che non dico niente.
– Come può una società corrotta, compromessa, colpevole, rapace, violenta e carceraria, produrre una Giustizia equa, disinteressata, onesta. E’ mai accaduto nella Storia dell’uomo? Si è mai prodotto questo fenomeno sulla Terra?
Non partendo da queste basi, cioè prima devono esserci cambiamenti di paradigma, no? Una società di questo tipo non produrrà mai niente che non sia il prodotto di una società di questo tipo. Qui vale solo la legge del più forte, per cui chi ha più risorse tende a scrivere la storia per quelli che poi la dovranno fare.
– La disciplina che ci rende tutti schiavi inizia nelle scuole, quindi l’indottrinamento è legato direttamente al sistema scolastico. Siete fautori delle nuove scuole parenterali come approccio educativo? Non aumenterebbe però quel controllo esercitato dalla famiglia sull’individuo, di cui abbiamo parlato qualche pezzo fa?
Io personalmente sono molto contro l’homeschooling, e credo che l’insegnamento sia un esercizio molto nobile. Poi non credo nella scuola, nella scuola come istituzione, il sistema di voti eccetera, però la scuola ci deve essere, è l’Istituzione Scuola che deve cambiare… il fatto che ragazzi della stessa età si trovino insieme in un’aula, quello non è un problema secondo me, il problema è la valutazione all’interno del percorso formativo che è deciso da un ministero e il ministero decide di creare delle persone completamente ignoranti e ubbidienti. Mi piacerebbe pensare alla possibilità di creare una scuola libertaria, una scuola dove il sistema e il metodo di giudizio non siano necessariamente un voto, ma l’effettivo insegnamento, che abbia una funzione di istruzione pubblica, cioè che formi dei cittadini anziché formare dei consumatori.
Track #7 – Essere Nessuno
– Arriviamo al brano da cui prende titolo l’album, l’eponimo, vero manifesto della band perché racchiude i concetti di cui abbiamo parlato finora. Musicalmente parlando è la summa del vostro stile, che parte della foga dell’hardcore-punk per mutare in diversi modi, dal ritornello melodico che ricorda il garage anni ’90, alle parti ‘jazzate’… Il testo è molto più difficile di tutti gli altri, con un linguaggio forbito che compone concetti alti, su cui ragionare, e in questo è dentro al concetto di testo hardcore, sempre attento comunque alle tematiche sociali. Nel libriccino scrivi che ‘la misura che regola i rapporti […] è la dismisura. Cosa intendi?
Tra me e te c’è una misura, la misura tra me e lo Stato è una dismisura. Però i miei rapporti sociali con te subiscono in qualche modo l’influenza della dismisura che c’è tra me e lo Stato, perché noi reagiamo, noi viviamo e quindi reagiamo a quello che ci arriva dall’alto…
– Citando Simon Weil parli del concetto di sradicamento, e della precedenza dei doveri aggravata da un decentramento dei diritti. Condizione impostaci dall’alto e che ci schiaccia tutti. Nel decidere di ‘essere nessuno’ però, come suggerite, non si rischia di sradicarsi ancora di più, di chiudersi ancora più gelosamente? In che modo è diversa da una scelta, chessò, di tipo ascetico? Avete fini spirituali?
No, direi di no…per come la vedo io, l’essere nessuno in un contesto dove ognuno vuole essere qualcuno, ognuno con le proprie ambizioni e speranze, con le proprie aspettative ‘canovaccio’ di vita…dichiararsi nessuno dicevo, creare una versione ridotta di sé, può essere un atto rivoluzionario al giorno d’oggi. Lo sradicamento di Simon Weill è esattamente questo, quel senso di alienazione nelle cose che fanno parte del quotidiano, che crea individualità fragili, innocue.
– Le classi non esistono più, e quindi il fatto che prendano coscienza di sé mi pare un’ipotesi poco probabile. Al loro posto c’è un magma di consumatori, schiavi dei diritti e circondati dai doveri, con più o meno disponibilità economica, nessuna reale possibilità di rappresentanza, fuori dalla grazia di Dio, fregati fin da piccoli ecc ecc. Ulisse, figura che ricordi nel libricino, si battezzò ‘Nessuno’ per scampare alla furia del Mare e dei Ciclopi. Gli è andata bene, a lui, eh…?
Come ogni mito può essere rappresentato in mille modi, può essere riletto in mille chiavi, e quindi ci sono queste interpretazioni del mito della caverna di Polifemo, che rappresenterebbe appunto l’Ego da cui l’uomo deve uscire, fuggire dalle mille voci del subconscio e tutte queste cose qui… però il mito può anche fornire la direzione, come una specie di bussola sociale. Mi interessa il fatto che Ulisse, questo conquistatore di terre, questo grande guerriero, sia uscito vivo dalla caverna ribattezzandosi ‘nessuno’, dovendosi diminuire. Al giorno d’oggi magari, le mille voci della caverna sono le voci dei social media, che ci bombardano di pubblicità costante…e non pubblicità aziendale, siamo noi stessi a esseri divenuti ‘pubblicizzanti’…
– Citi anche Camus, il mito di Sisifo: l’eroe moderno è tragico perché cosciente dell’inutilità dei suoi sforzi e della sua stessa esistenza. Eppure li porta avanti, stoico, in automatismo sciolto, travolto dagli eventi, alla faccia di tutto e di tutti, contro ogni logica, sapendo bene che il masso rotolerà indietro, una volta arrivati quasi in cima. Sa di resilienza romantica e anche di solitudine, non trovi? Parlez-nous de Camus s’il vous plait…
Beh, c’è da immaginare un Sisifo felice, come quello dell’ultima frase del saggio di Camus. Il messaggio è che l’uomo in rivolta è un uomo felice, perché la rivolta è qualcosa che succede all’interno del cuore di una persona, nel suo animo. Potrebbe essere questa la rivolta più pericolosa di sempre, il fatto di essere in rivolta sapendo di essere un perdente, sapendo che qualsiasi cosa farai ti andrà male, tu però sei in rivolta e sei felice… può darsi che la felicità di essere in rivolta sia il fine ultimo, e quindi ho voluto chiudere l’album con questo brano e il libro con questa speranza.
– Scrivi che, ‘per uscire dalla caverna polifemica e polifonica dei social media, dove siamo alla mercé della ciclopica brutalità neo liberista […]’, bisogna farsi Nulla e dichiararsi Nessuno. Come si attua questa sparizione, come si vive così nel mondo di oggi, provando comunque a incidere, per lo meno a dire la propria?
Io non ho soluzioni, mi chiedo solamente se sia possibile svuotare questa tensione nei confronti dell’ottenimento di qualcosa, di una ricompensa, di un riconoscimento, e semplicemente fare le cose che si vuol fare.
– Il libro si chiude con l’immagine di una coccinella “[…] che resiste, ora in rivolta, sopra i fumi della (in)civiltà […]”. E’ la stessa che compare sulla copertina del libricino. E’ molto potente come immagine, vuoi parlarcene?
In realtà è un video che ha filmato Alessandro Lemme, il mio amico tatuatore di cui parlavo prima. Me lo ha inviato mentre stavo registrando le voci in studio, e appena mi è arrivato l’ho girato agli altri ragazzi, e abbiamo detto ‘questa deve essere la copertina’ e così è stato. Mi ha fatto pensare a questo: sopravvivere nell’inciviltà, ma anche rimanere umani, rimanere fragili. La fragilità è una cosa che noi non concepiamo più, perché attraverso l’enunciazione dei nostri diritti ci dimentichiamo di quanto siamo fragili e di quanti doveri abbiamo. Ti anticipo velocemente il testo di un pezzo del nuovo album…
Wow, un’anteprima per noi della Consul Press, ti ringrazio! Mi fai fare un grande scoop, ci sarà un secondo disco di Sconfitta, quindi…
Sì, e questo pezzo, che forse chiameremo ‘Vota il meno peggio’, dice: “anziché esercitare diritti verso chi non ha doveri, si cominci a esercitare doveri verso chi è senza diritti”. Tutto ciò richiede innanzitutto un cambio di paradigma fondamentale, esercitare i nostri doveri nei confronti di chi non ha diritti magari potrebbe essere un atto rivoluzionario radicale.
– L’ultima domanda, la ‘cattivissima’: come ti spieghi la contraddizione di chi segue la Sconfitta e realizza un disco + libro, con edizione, stampa, pubblicità, presentazioni, social eccetera? Perché provarci insomma? Non fraintendermi però, la domanda vera è cosa succede se fai successo? Voi coscienti sconfitti, come la gestireste la fama a sei zeri? (che peraltro noi della Consul Press sentitamente vi auguriamo)
Per me sarebbe assurdo, non ci voglio nemmeno pensare…credo che fuggirei da questa cosa, per come vivo la vita io…
– Ma fuggiresti tipo in Africa, oppure fuggiresti alla Ian Curtis, cioè ti impicchi nel bagno un giorno prima del successo?
Guarda, ho cane, gatto e moglie che mi aspettano a casa, preferisco vivere…smetterei, se sbagliassi così tanto da riuscire…
– Se ti chiama chessò, la Sony, e ti dice eccoti un assegno da un milione di dollari…
Beh, se ci sono dei vincoli contrattuali probabilmente non li accetterei, se non ci fossero vincoli probabilmente darei tutto in beneficenza. Guarda, c’è la storia di ‘sta band black metal, gli Ulver… un’etichetta aveva preso interesse per loro e gli avevano dato un sacco di soldi per registrare un album, ma loro hanno speso tutti i soldi per comprarsi una macchina e farsi una foto con la macchina, e hanno comunque registrato l’album su un quattro piste di merda! Del milione di dollari non me ne frega niente…
– Neanche con l’idea di utilizzare quei soldi per portare avanti la vostra idea? Perché io, fosse per me, non ci penserei mezza volta, li prenderei subito proprio…
No perché l’idea non ha bisogno di soldi per essere portati avanti. Noi siamo in perdita perenne, abbiamo speso soldi per stampare CD che nessuno comprerà, e tra l’altro li metteremo a costo, e le cose saranno sempre disponibili da stampare gratuitamente, non ce ne frega niente, proprio…se facciamo successo, vuol dire che abbiamo sbagliato qualcosa.
Yeah amici, questo era Simone Truscello, loro sono Sconfitta, ascoltateli, leggeteli, assumeteli, denunciateli qui:
Noi della Consul Press li ringraziamo per la gentile intervista.
Il Vostro affezionatissimo si è divertito e spero così di voi.
I miei saluti,
Danilo Pette










