
JOSEPH De MAISTRE: un faro sull’Oscurantismo del Presente, in un saggio di Riccardo Pedrizzi
Scritto da Cristian Arni il . Pubblicato in Libri, Media e Rassegna Stampa.
Un “conservatore reazionario”, così Riccardo Pedrizzi presenta il suo Saggio sul Conte Savoiardo: -Joseph de Maistre –
un Conservatore contro le Ideologie-, consegnandoci un testo denso e illuminante.
Viviamo tempi assai impetuosi, tumultuosi. Ogni giorno assistiamo a un incessante bombardamento mediatico tale da rendere la realtà alterata, offuscata da troppe contrapposizioni, in sostanza viviamo nel più tenace relativismo, ove ogni cosa pretende essere vera, una verità, rivelandone solo una rappresentazione di parte, ma la Verità Vera che fine ha fatta? Esiste ancora? Esiste una realtà oggettiva dello stato naturale delle cose?
A onor del vero chi ha strumenti per discernere, e ancor più chi possiede solidi e sani princìpi cui riferirsi, è in grado di operare opportuni distinguo, ma è comunque una tenzone, perché oggi, da più parti, siamo accerchiati da contraddizioni che rendono il clima sempre più incerto, risultato di un eccessivo pluralismo di opinioni spesso opinabili, frutto di pseudo informazioni e idee vaghe, prive di ideali strutturati sui valori e princìpi identitari attraverso i quali è stata fondata la Civiltà Occidentale; invece è un dilagare di personalismi che non di rado sfociano nel più becero complottismo social, con il tentativo di “inquinare”, nel tentativo di minare la stabilità che resiste agli affondi e alle onde d’urto.
Molte di queste pseudo ideologie non possiedono un fondamento con la realtà, ne assimilano però un assunto per la propria autorappresentazione; figuriamoci, quindi, se possano avere a che fare con la Verità; si tratta, più che altro, di sfoghi personali, costruzioni collettive di gruppi che si alimentano come risacche, di suggestioni (diciamola così) nelle quali trovano espressione forme di malessere esistenziale, che sfociano nei cosiddetti complottismi, nelle congetture, che obnubilano e offuscano la mente e la vista, unitamente allo spirito di chi cade vittima di questi escamotage atti a distrarre dal Vero, dal Reale e dal Concreto.
Un motivo c’è sempre, e forse anche più di uno, ma non tale da giustificare affronti simili nei confronti dei valori su cui fonda la culla della nostra identità culturale, religiosa, sociale, politica ed economica.
In questo contesto di totale relatività, in cui si è sintetizzato il quadro nelle poche righe di cui sopra, è innegabile l’anti-storicità del nostro tempo al cui sostegno sono filosofi, politologi di fama internazionale, giusto per fare dei nomi: François Hartog, nel suo presentismo; Francis Fujean Kuyama e Alexandre Kojève, con il loro concetto di “fine della storia”, bloccata nel suo scorrimento lineare; Jean Baudrillard, secondo il quale si è instaurato il concetto di ipermedialità poiché viviamo in un mondo di simulacri in cui la realtà è sostituita da segni, immagini, medialità, in cui l’autenticità storica è annullata dall’artificialità di una realtà virtuale, e naturalmente, poi, è una critica che mira l’illuminismo.
In tutti questi esempi c’è una netta cesura con il passato, perché non c’è più Memoria nel presente come suo fondamento, anzi la Memoria si fa di tutto per resettarla, cancellarla, perderla, smarrirla; il nostro è un tempo che non apprezza la Memoria se non nelle “giornate” istituite, non di rado la rinnega, celebrandola in specifici spot- days.
Ciò fa venir meno quel passaggio di sapere, conoscenza, frutto della tradizione, di tutto il bagaglio culturale pregresso; un tempo, chi aveva più esperienza, o aveva compiuto un percorso di vita e conoscenza, insegnava, tramandava alle giovani generazioni, un Sapere che era conoscenza e non becero nozionismo, altro segno del relativismo nel quale siamo caduti.
Nella nostra società attuale, la “cultura” dello scarto mette da parte l’adulto, ancor più l’anziano, colui che nel villaggio rappresentava, archetipicamente la figura del saggio quale depositario di esperienza e distacco emotivo, colui che offriva prospettive equilibrate di fronte agli affronti dell’esistenza, mentre la società non coltiva più una reale cultura inclusiva in cui si invera il “passaggio del testimone”, come avviene sulla pista d’Atletica dove si passa la staffetta in un gioco di squadra fatto di condivisione e complicità; il testimone è invece trasmesso solo da una Élite culturale, però al suo stesso interno, e poiché all’esterno sono stati rinnegati certi valori allora per mantenimento di quei tratti si è cercato di preservarne i valori etico- morali e sociali che definiscono e mantengono l’equilibrio naturale delle cose in cui sopravvive una dimensione di eredità che mantiene viva la tradizione; fuori esso è la massa, il popolo, in preda alle sue supposizioni, congetture, farneticazioni, per giustificarsi, o ancor meglio darsi ragione, di quanto avviene sul loro piano.
Persiste quindi, ancora oggi, nettamente separato, un “mondo di sopra”, ove vigono regole ben precise, e un “mondo di sotto” che quelle regole ha in parte rinnegate, pena una auto ghettizzazione, se volessimo chiamarla coìsì..
E allora, quando una società è così internamente divisa e scissa , come può darsi, e dirsi, armonia? Come può quella stessa società, così divisa in se stessa, non solo per classe, ma per cultura e condizione di vita, sentirsi unita da valori e intenti comuni, da ideali unitari, condivisi e fondanti quella società stessa?
Di fronte a crisi così profonde, che qui si è cercato brutalmente di riassumere, come o cosa si può rispondere?
A tal proposito mi ha incuriosito, in primis, leggere la quarta di copertina del libro del Senatore Riccardo Pedrizzi, Joseph de Maistre. Un conservatore contro le ideologie, che già nel titolo riassume bene il suo contenuto, certo, senza pretesa di esaurirlo, naturalmente, e ci mancherebbe altro, ma che in realtà introduce bene l’importanza della figura, non solo storica, ma di contenuti del filosofo, diplomatico, politico e magistrato savoiardo, che prima di altri (si legga noi), vide morire l’Europa duecento anni prima della sua agonizzante situazione odierna.
Un paradosso? No! Per chi, come Riccardo Pedrizzi conosce bene la figura di de Maistre ne coglie gli aspetti più profondi, come fa nella sua prefazione al libro di Pedrizzi, Marcello Veneziani: “Congedandosi dalla vita, il Conte savoiardo disse “Muoio con l’Europa. È un andarsene in buona compagnia”.
Basterebbe questo, in verità, per capire in che direzione va il saggio edito Solfanelli, e proprio nella quarta di copertina di cui sopra è sintetizzato l’animo di de Maistre, definito un “Reazionario”, coraggiosa definizione però scevra della sua accezione negativa, in questo caso assume nientemeno che particolare vigore e vivacità, perché invoca un significato di reazione ad uno stato di cose che mette in pericolo i princìpi, le convinzioni, di ideali, convinti che siano ormai superati, e allora non si può rimanere inermi di fronte a tale rischio, al naufragio di quei valori eterni e assoluti, in balia delle tempeste del relativismo.
Leggendo il testo di Pedrizzi si percepisce un ponte, un legame e una forte connessione con le circostanze odierne , che questa Europa sta vivendo, e nella quale sta morendo, ferita da più parti dalle sciabolate inferte.
Non si tratta di una sterile o mera critica al contemporaneo, alla modernità, bensì è una presa di coscienza che si vuole trasmettere, prima ancora che insegnare, ecco affiorare la figura del saggio di cui sopra seppure calati in un “villaggio globale” privo di riferimenti, che vuole ricondurre proprio al valore della tradizione e alla dimensione spirituale della Vita, aprendo a un dibattito tanto necessario, quanto profondo: verticale!
L’autore non intende indottrinare, convincere nessuno attraverso il suo meritevole lavoro, non è questo il fine dell’autore; si può condividere o meno il pensiero del Conte savoiardo, ma l’obiettivo di questo testo è quello di offrire l’apertura ad una riflessione sui fondamenti culturali e sociali della nostra vita, prima, e poi porsi domande su come edificare (concetto fondamentale, oserei dire che addirittura si ribella alla destrutturazione del nostro tempo da parte della cosiddetta Cancel culture attraverso le sue nefandezze) il futuro.
L’opera di Pedrizzi prende in analisi proprio la crisi che si trova ad affrontare la società occidentale, ponendo le basi sulle sfide cui il presente è chiamato a rispondere, e anche quelle del futuro; presente e futuro così dominati quotidianamente da un impiego indiscriminato di una tecnologia sempre più invadente e diffusa, di cui si possiedono oggetti di ogni genere, pena le giuste competenze per non lasciarsi sopraffare da esse, dalla “logica” aberrante dell’algoritmo (vera perdita di un riferimento reale di trasmissione umana) così ammaliati dalla fredda “egida” dell’Intelligenza Artificiale, antitesi terminologica che dovrebbe invitare a una più profonda analisi e riflessione etica.
Un inciso proprio su questo punto, perché riflette bene anche il contributo, in senso difettivo, prodotti da questa invasione di campo dall’adozione tecnologica nella sfera umana: qualche mente savia e illuminata, colta da intuizione ha dichiarato che semmai un giorno, l’Intelligenza Artificiale dovesse prendere coscienza di sé, allora quello stesso giorno l’umanità intera si troverà in un punto di non ritorno, e i prodromi di quanto potrebbe inverarsi già si intravedono ora (aggiungiamo noi).
Le basi, e le radici del saggio di Pedrizzi su de Maistre, abbiamo detto, precedono di molto il presente, lo precedono di due secoli ad oggi, il che significa un tempo storico all’interno del quale sono stati stravolgimenti di ogni sorta: sociali, politici, economici e culturali, non ultimi religiosi e piuttosto importanti, proprio nel cuore di quell’Europa culla della civiltà occidentale.
Ed è innegabile ci siano delle connessioni tra passato e presente in de Maistre, abbiamo detto, così come Pedrizzi identifica nella sua analisi sul pensiero demaistriano, un’analisi che mette lucidamente al centro i punti cardine del filosofo francese.
Anzitutto de Maistre contesta l’illuminismo e l’individualismo: non è l’individuo a poter organizzare la società, e in questo oggi possiamo asserire di assistere alla peggior forma di individualismo peraltro circoscritto alla mera sfera egoistica strettamente personale, il che getta le basi per la perdita di tradizione ed evoluzione divina, siamo nella zona più profana dell’essere.
Ecco poi che l’autore focalizza l’avversità che de Maistre nutriva nei confronti della Rivoluzione Francese, vista non solo come contestazione politica, ma principalmente come manifestazione del male per la corruzione sociale, che aveva abbandonate le sue radici cristiane, e allora come non individuare un punto di contatto con quanto sta accadendo oggi proprio in Europa, attraverso la perdita di vista di quelle radici di ciò che è sacro, pensando anche alla Lectio Magistralis che tenne in Senato l’allora Cardinale poi Papa Emerito, Joseph Ratzinger…
E in De Maistre, Pedrizzi focalizza la sua analisi proprio sulla religione in quanto base civile e collante sociale, garanzia di ordine e stabilità, la cui massima espressione risiede nel Papato, quindi nella Chiesa.
È poi la questione che de Maistre, come evidenziato nel titolo, sia figura di intellettuale conservatore contro le ideologie, ecco il nucleo del reazionario, in quanto controrivoluzionario e dunque restauratore che però non auspicava all’eterno ritorno di un passato che comunque auspicava rettificabile attraverso l’ordine naturale e la tradizione.
Ciò che l’autore sintetizza bene nel suo saggio in merito alla visione politica del Conte Savoiardo, possiamo riassumerlo infine in questo modo: non v’è legge umana che non venga da legge divina; sono l’ispirazione divina e l’esperienza la fonte della costituzione politica; non esiste una costituzione per tutti i popoli, ma ogni nazione deve avere la propria costituzione; sono la storia e la tradizione a promanare nell’anima dei popoli in cui risiede la vera costituzione che non è scritta; se non v’è ispirazione religiosa ogni costituzione è vacua, sterile.
Siamo nel pieno della Restaurazione su cui fonda il pensiero di de Maistre che Pedrizzi chiarisce nell’analisi di cui stiamo dicendo, ove scorgere sia una legge divina che abita in cielo e in terra facendosi espressione di ogni nazione attraverso, però, i propri ordinamenti, precursori di elementi che precedono la razionalità e hanno cari i “misteri”, le credenze tradizionalmente accettate. Un “genio” che è opera divina.
Mutuando le parole di Pedrizzi nella sua introduzione, ci sorge la consapevolezza che “L’uomo realizza se stesso, attua la sua libertà proprio vivendo nei corpi sociali che più gli sono naturali: la famiglia, la nazione e così via”.
È un moto perpetuo che incalza, tra rivoluzioni e controrivoluzioni, a ricucire epoche distanti tra loro, ricercandone le proprie radici culturali nelle strutture complesse, affinché ci si confronti con gli epocali conflitti che alimentano il dibattito intorno alla modernità, alla crisi modernista e alla crisi di valori etico morali che hanno indebolito la società occidentale contemporanea.
Nel libro di cui stiamo parlando si coglie bene questo aspetto in cui non vi sono processi costituzionali se alla base manca la dimensione spirituale, religiosa e dunque il legame tra autorità e concezione di un ordine e di una giustizia superiori, faro e guida nelle intemperie che attraversano le epoche storiche.
A salvaguardia dell’identità, e culturale e sociale dei popoli, alla base di tutto è la Tradizione, che è la radice da cui emerge un popolo e la civiltà, in cui si riconosce il concetto di Nazione, concetto che si è tentato, e in parte ci si è anche riusciti, a erodere dall’interno e dall’esterno, attraverso il globalismo prima e il mondialismo poi, che tanto hanno intossicata la società attuale, che ne è ancora invischiata, e che sta tentando a fatica di uscirne, una società emaciata dall’aspetto malsano, tra incertezze e crisi provocate anche da forme di schiavitù che costringono sempre più, come un Boa soffoca la sua preda.
Joseph de Maistre. Un Conservatore contro le Ideologie (Solfanelli, pp.147, 12 euro) presenta nella sua struttura l’introduzione di Marcello Veneziane a cui segue la prefazione di Giuseppe De Lucia Lumeno, poi la nota di Gianfranco De Turris e chiude questa prima parte, un omaggio/ricordo dello stesso Riccardo Pedrizzi a Giovanni Volpe. Poi si entra nel vivo del saggio e a conclusione il lettore troverà una corposa bibliografia.
A chiusura di questo articolo chiamo a sostegno proprio un brano significativo di Marcello Veneziani, che come anticipato, firma la presentazione del libro: “La lezione più importante di De Maistre è di aver capito che non ci si può limitare, specialmente quando lo scontro è tra idee, a reagire o a tendere a una gretta conservazione dello status quo o ad ammirare nostalgicamente gli Ancien Règime, ma è necessario contrattaccare in nome dei valor eterni e assoluti…”, mi pareva quantomeno necessario.










