
“La Riscoperta Comunitaria” un bel Saggio d’Autori
contro “La Concezione Schiavistica” del Lavoro Moderno
Scritto da Redazione il . Pubblicato in Libri, Media e Rassegna Stampa.
“LA RISCOPERTA COMUNITARIA” – un Saggio a firma di Ilaria Bifarini e Fabrizio Fratus
per un Elogio ai “Valori della Comunità” contro il Globalismo lperliberista e la “Disumanizzazione del Lavoro”
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“L’Elogio dell’Ozio” di Bertrand Russel – filosofo e matematico, pubblicato per la prima volta nel 1935, rimane un’opera straordinariamente attuale. La massima “l’etica del lavoro è l’etica degli schiavi e il mondo moderno non ha bisogno di schiavi” racchiude tutte le contraddizioni della moderna organizzazione e ripartizione del lavoro.
Lo sviluppo della tecnica e della digitalizzazione ci consentono ormai da tempo un alleggerimento dell’orario di lavoro ai fini produttivi, che consentirebbe al lavoratore di disporre di una quantità di tempo libero da dedicare alla propria vita personale. Eppure, ad eccezione di alcuni casi isolati e sperimentali di riduzione dell’orario di lavoro, si continua a ragionare in un’ottica di coercizione e controllo, per la quale l’operato del lavoratore viene infondatamente valutato in base al tempo speso nel contesto lavorativo. Questa è l’etica schiavistica, per cui il lavoro è riconosciuto come puro dovere, valutato non in base alla produttività ma allo zelo e al sacrificio fine a se stesso dimostrati.
L’antropologo americano David Graeber ha coniato il termine bullshit job, con riferimento a tutti quei lavori inutili, privi di senso, non finalizzati alla produzione ma se stessi e che trasmettono un senso d’inutilità, più o meno consapevole, nelle persone che li svolgono. Non solo alcuni tra i famigerati lavoratori della pubblica amministrazione, ma anche consulenti per le risorse umane, coordinatori delle comunicazioni, avvocati societari e, in generale, tutte quelle attività che richiedono come condizione obbligatoria una presenza sottoposta al controllo temporale.
Alla base di tali paradossi dell’attuale sistema organizzativo vi è una concezione colpevolizzante e stigmatizzante dell’otium e l’incapacità dell’uomo moderno di disporne, suggestionato da una propaganda che elogia l’operosità, lo spirito di sacrificio e di abnegazione fini a se stessi. Vi era anticamente, afferma Russel, una capacità di spensieratezza e di giocosità che è stata in buona misura soffocata dal culto dell’efficienza.
Bisogna riconoscere che mentre un po’ di tempo libero risulta piacevole ai più, molte persone non saprebbero come riempire le loro giornate se lavorassero solo poche ore al giorno. Come spiega Keynes nel suo Prospettive economiche per i nipoti (1930) per chi suda il pane quotidiano il tempo libero è un piacere agognato: fino al momento in cui l’ottiene.
Per l’uomo comune, privo di particolari talenti, il problema di darsi un’occupazione è pauroso, specie se non ha più radici nella terra e nel costume o nelle convenzioni predilette di una società tradizionale.
Il problema di come occupare il tempo libero, come impegnare la mente e canalizzare in modo benefico la propria energia vitale non è affatto banale. Trovare un’occupazione capace di esprimere e indirizzare il dinamismo e la predisposizione all’azione, di cui ogni individuo dispone in quantità e qualità variabile, è un compito difficile quanto necessario.
Per imparare a godere del tempo libero e restituire ad esso la dimensione originaria ormai perduta occorre dunque riscoprire le tradizioni e le radici culturali e comunitarie.
________________ILARIA BIFARINI
Blog di una bocconiana redenta
https://ilariabifarini.com
NOTE A MARGINE
# Incaricato di “metter mano” all’articolo sopra riportato – e inserirlo, con un commento, sul nostro web – scopro con interesse di essere sull’onda, più o meno emotiva, di questa mia giornata; ho iniziato la lettura in un’ora tarda (ormai non si sa più cosa sia un’ora tarda, è molto soggettivo) e mi ritorna in mente un pensiero peregrino, figlio di una mente oziosa, sebbene operante e operativa, un pensiero che nel “mood”, nello status del presente articolo …il pensiero coniato più o meno afferma così: “Se non puoi fare altro, l’unica cosa che resta da fare è non fare nulla“.
Ecco…non saprei, ma mi risuona in sintonia incipit all’articolo a firma d’Ilaria Bifarini che sollecita in qualche modo le mie corde, toccando un nodo centrale della questione: l’ozio e il lavoro, quindi due nodi riassumibili in uno !
Ah, un’ultima cosa: è l’immagine in apertura (qui lateralmente riproposta) che mi ha spinto a questa riflessione …un’immagine riluttante di cui conosco fin troppo bene l’atmosfera kafkiana che si respira in contesti simili…
____________Cristian Arni

#ILARIA BIFARINI, brillante economista e ricercatrice – già più volte “Gradita Ospite” sulla ConsulPress con suoi articoli e recensioni di suoi libri presentati e dibattuti presso il Caffé Letterario HoraFelix – è Autrice, insieme al sociologo e saggista Fabrizio Fratus, del Testo “La Riscoperta Comunitaria” pubblicato con le Edizioni Passaggio al Bosco.
Un plauso meritano ovviamente i due Autori per la loro recente opera di notevole impegno in polemica verso il ‘pensiero unico dominante‘, nonché per aver scelto una coraggiosa Casa Editrice che vanta un catalogo di particolare interesse, sia per le tematiche trattate, sia per l’autorevolezza degli Autori pubblicati.
Al riguardo ritiengo altresì opportuno rammentare come a Roma, durante l’annuale Fiera “PIU’ LIBRI – PIU’ LIBERI“ nello scorso mese di dicembre, proprio le Edizioni “Passaggio al Bosco“ e l’Editore Marco Scatarzi siano stati beceramente contestati dalla C.D.P.S. ovvero dalla “Censura Democratica dei Partiti di Sinistra” con il compiaciuto appoggio delle Istituzioni.
Infatti in tale gazzarra, fomentata anche dall’ANPI (Ass. Naz.le Partigiani d’Italia) e dai Centri Sociali, hanno partecipato i soliti Editori Democratici/ Giornalisti, Politici e Sindacalisti/ Scrittori e Fumettisti Illuminati (tra cui Barbero, Scurati, Zerocalcare & C) nonché il Sindaco di Roma ! … Così come sarebbe opportuno rammentare un analogo caso nel 2020 nei confronti delle Edizioni Altaforte al “Salone del Libro di Torino“.
Salvo errore, se ben ricordo, anche in tale occasione non si è mai levata (allora come ora) qualche Autorevole Voce dal Quirinale, in quanto in questa nostra strana Repubblika-Democratika, per Coloro che si arrogano di detenere il Potere “Culturale e Morale”, vige la favorevole consuetudine “…Mai Nulla Viene Vietato Vietare” !
Ma ritornando al tema centrale dell’intervento di Ilaria Bifarini su “La Concezione Schiavistica del Lavoro Moderno“ che – come rievocata anche da Cristian Arni – costituisce la porta d’ingresso all’alienazione dell’Essere Umano, credo valga ancora rammentare che oramai da infiniti VENTENNI stiamo assistendo ad una Disumanizzazione del Lavoro.
______________________Giuliano Marchetti










