Pio XI filofascista e complice di Mussolini per salvare il Banco di Roma
Scritto da Franco D'Emilio il . Pubblicato in Storia e Geopolitica, Arte, Cultura ed Eventi, Voci Aperte.

Pochi giorni e ricorrerà il 104° anniversario della Marcia su Roma del 28 ottobre 1922, evento decisivo dell’avvento del Fascismo al governo della nazione. Al riguardo, intendo qui evidenziare un aspetto, solitamente ignorato o, al massimo, appena accennato, tuttavia importante per comprendere quanto nella sua ascesi al potere Benito Mussolini sia stato favorito dal sostegno complice della Chiesa, soprattutto da parte di Achille Ratti (sopra, a sinistra nella foto), prima quale cardinale di Milano, poi quale pontefice col nome di Pio XI.
Non solo, Pio XI fu papa apertamente filofascista, addirittura sino all’estrema conseguenza di abbandonare e sacrificare i cattolici del Partito Popolare di don Luigi Sturzo: questo in cambio della salvezza del cattolicissimo Banco di Roma e del collegato circuito delle Casse Rurali dal loro crollo finanziario, pesantemente incombente nel 1921. Allora, infatti, il Banco di Roma, fondato nel 1880 da un gruppo di nobili romani per sostenere il crescente sviluppo urbanistico della capitale, risultava fortemente indebitato con la Banca d’Italia, già più volte intervenuta in suo aiuto e non più disponibile a soccorrerlo ancora. La crisi del Banco di Roma derivava dall’impegno, proprio perché banca cattolica, d’essersi caricata e fatta garante della grave situazione debitoria del circuito delle Casse Rurali: piccole banche cooperative d’ispirazione cattolica con la missione di agevolare, quanto più possibile, il credito a chi intenzionato a intraprendere nuove attività economiche sui territori. In gran parte promosse dai parroci in frazioni e paesi, fuori dall’attenzione amministrativa dei capoluoghi provinciali, le Casse Rurali si erano diffuse rapidamente tra il 1895 e il 1905, in particolare al nord e al centro Italia, rappresentando appieno un modello bancario di sostegno sociale, davvero ispirato alla solidarietà, al mutuo soccorso, auspicati dall’enciclica Rerum Novarum di Papa LeoneXIII (sotto in foto) del 1891. Dunque, le Casse Rurali, promotrici di finanziamenti a tasso minimo, persino fuori da garanzie reali e la cui eventuale, mancata restituzione ricadeva solo sulla responsabilità dei soci della Cassa; inoltre, protagoniste del continuo rinvestimento dei ricavi nella comunità locale; in conclusione, uniche interlocutrici di quanti nell’impossibilità di rivolgersi a banche tradizionali. Inevitabile, presto, la conseguente, crescente situazione debitoria delle Casse Rurali, già pesante prima dello scoppio della Grande Guerra, poi, aggravatasi nell’immediato dopoguerra e niente affatto contenuta dal soccorso del Banco di Roma assieme al Credito Nazionale, altra importante banca cattolica.

Soltanto, nel 1923, dopo l’avvento del Fascismo a seguito della fatidica marcia, il Banco di Roma fu salvato dal governo mussoliniano che nell’operazione coinvolse appositamente la Società Nazionale Mobiliare con il concorso della Banca Commerciale Italiana e del Credito Italiano. In conclusione, la salvezza del Banco di Roma e del collegato circuito delle Casse Rurali nacque dall’intesa della Chiesa con il Fascismo ovvero di Papa Pio XI con Mussolini e attuata dall’alta finanza cattolica con l’alta finanza laica dello stato mussoliniano. Al riguardo, fu indiscutibilmente utile e opportuno il filofascismo di Pio XI, pienamente rivelatosi in due importanti occasioni, Innanzitutto, a Milano, quando ancora cardinale, il 4 novembre 1921 aveva concesso alle camicie nere di entrare, persino armate, in duomo, in occasione dell’anniversario della vittoria; poi, quando il 23 dicembre ’22, neppure due mesi dopo la Marcia su Roma (sotto una foto), la sua prima enciclica Ubi Arcano Dei Consilio (Dove con l’imperscrutabile disegno di Dio, N.d.A.) era parsa un esplicito invito a Mussolini a farsi alfiere di missione cristiana nella politica nazionale e internazionale. Filofascismo poi confermato all’indomani dei Patti Lateranensi dell’11 febbraio 1929, quando sempre Pio XI coniò di Mussolini la definizione di “Uomo della Provvidenza”.











