Vai al contenuto principale

“Sovranità Tecnologica o Colonia Digitale” ? ….. L’Italia deve scegliere adesso !
Riflessioni post “Stati Generali” del 30 Maggio presso il Castello Sforzini

Scritto da Redazione il . Pubblicato in .

Dal Castello Sforzini di Castellar Ponzano:

L’Intelligenza Artificiale è la nuova Acciaieria del XXI Secolo:
– Chi non possiede potenza di calcolo sarà dipendente da chi la possiede

Le riflessioni recenti di Andrea Stroppa – giovane brillante esperto d’informatica – sul ritardo dell’Italia nell’intelligenza artificiale toccano un nodo che va oltre la tecnologia. La domanda vera non è se l’Italia debba investire nell’AI, ma se voglia continuare a essere una nazione industriale e sovrana o trasformarsi gradualmente in una semplice piattaforma di consumo, dipendente da infrastrutture costruite all’estero __________G.M.

Per anni il dibattito pubblico italiano si è concentrato quasi solo sui rischi dell’AI: perdita di posti di lavoro, questioni etiche, regolamentazione, paure legate all’automazione. Temi legittimi, ma secondari rispetto alla questione di fondo. Le grandi potenze non stanno discutendo se usare l’AI: stanno combattendo per controllarla. 
Gli Stati Uniti investono centinaia di miliardi di dollari. La Cina considera l’intelligenza artificiale una priorità strategica nazionale. I paesi del Golfo stanno acquistando infrastrutture di calcolo e attirando i migliori talenti a livello mondiale. L’Europa, invece, rischia di specializzarsi nella produzione di regolamenti mentre altri costruiscono il futuro.

L’errore più grande sarebbe considerare l’AI come un semplice settore economico, ma lo è ! 
È una tecnologia abilitante che condizionerà la manifattura, la sanità, la difesa, la logistica, la ricerca scientifica, l’energia, la pubblica amministrazione e persino la capacità degli Stati di prendere decisioni strategiche.
Nel Novecento, una nazione senza acciaio era destinata alla dipendenza industriale. Oggi, una nazione senza capacità di calcolo rischia la dipendenza digitale. 
Per questo il Centro Studi Rinascimento Nazionale ritiene che l’Italia debba aprire una riflessione seria e ambiziosa sulla realizzazione di una grande infrastruttura nazionale dedicata all’intelligenza artificiale. Non per inseguire mode tecnologiche, ma per difendere gli interessi strategici del paese nei prossimi decenni.
La questione non riguarda solo l’innovazione. Riguarda la sovranità. 
Ogni giorno imprese, professionisti, università e pubbliche amministrazioni italiane affidano quantità crescenti di dati, processi e funzioni strategiche a piattaforme estere. Una dipendenza che oggi sembra innocua, ma che domani potrebbe diventare un limite economico e geopolitico di enorme portata.

L’Italia ha le competenze per partecipare a questa sfida. Dispone di eccellenze universitarie, centri di ricerca di livello internazionale, una tradizione ingegneristica riconosciuta in tutto il mondo e un tessuto produttivo che ha dimostrato più volte di saper competere ai massimi livelli quando viene messo nelle condizioni di farlo. 
Ciò che è mancato negli ultimi decenni è stato il coraggio di pensare in grande. (*1)
Troppo spesso la politica italiana si è limitata a gestire l’esistente. Troppo raramente ha avuto l’ambizione di costruire il futuro.
L’intelligenza artificiale rappresenta invece una delle poche occasioni storiche in cui l’Italia può ancora scegliere se essere protagonista o semplice spettatrice.

Condivido il nucleo centrale delle riflessioni di Andrea Stroppa (*2): la vera partita non è tecnologica ma strategica. L’intelligenza artificiale è destinata a diventare una delle infrastrutture fondamentali della potenza nazionale. Chi controllerà i dati, gli algoritmi e la capacità di calcolo avrà un vantaggio competitivo enorme. L’Italia deve decidere se partecipare a questa corsa o accettare una posizione subordinata. Personalmente, ritengo che una grande nazione come la nostra abbia il dovere di partecipare.
Questa è la sintesi di una dichiarazione rilasciata da Luca Sforzini che, nei prossimi mesi, con il Centro Studi di Rinascimento Nazionale, promuoverà un approfondimento specifico sul tema della sovranità tecnologica italiana, convinto che la difesa dell’IDENTITA’ NAZIONALE  nel XXI secolo passi anche dalla capacità di padroneggiare le tecnologie che plasmeranno il mondo di domani.

 


NOTE  A  MARGINE 
(*1)  – Trattasi, a mio personale giudizio, del Coraggio che è mancato purtroppo a questa nostra Italia o, più precisamente, al suo  Governo, che – con il Tratatto di Pace del 10.02.1947 imposto dalle “Potenze Vincitrici” (tra cui alcune anche Alleate (SIC !) – accettò fin dall’inizio di rinunciare alla propria dignità di Nazione e di Stato, sottoscrivendo un vero e propio infame “Diktat. Al riguardo, infatti, le clausole dello stesso Trattato da sempre sono risultate talmente assurde, umilianti e vessatorie, da non essere né descritte sui testi scolastici, né illustrate agli studenti durante le lezioni di Storia.
Va da sé che, di conseguenza, l’Italia sia stata costretta poi a
dover rinunciare alla propria Sovranità Nazionale e Sovranità Monetaria, entrambe coraggiosamente difese dal Prof. Giacinto Auriti – Co-fondatore e Preside della Facoltà di Giurisprudenza all’Università di Teramo, Economista e Saggista nonché a non poter rivendicare una propria scelta autonoma in campo energetico e nucleare nel 1970, come invece  auspicato dal Prof. Felice Ippolito – Ingegnere, Geologo, Docente e Ricercatore del CNEN.  
E, al riguardo desidero personalmente evidenziare come entrambi questi eminenti accademici e studiosi siano stati perseguitati istituzionalmente (…e non solo) dal nostro (?) cosìdetto “Regime DemoKratico.  
Ecco perché la Storia, specie quella divulgata agli studenti delle Medie e/o delle  Superiori, dovrebbe essere forse riscritta od almeno integrata e raffrontata con alcune ‘narrazioni non conformi’ o comunque non redatte secondo le normative del Pensiero Unico e delle varie Lobby Dominanti.
E tra l’altro è ben noto come molti “Regimi Democatici sapientemente riescano ad esercitare un tipo di violenza innocua per mantenere un potere quasi assoluto, soffocando legalmente ogni forma di dissenso o di opposizione, specie nei confronti di un Popolo  – vds. “IL CASO ITALIA – che aspirava ad un riscatto sociale e nazionale e a riconquistare le proprie “Chiavi di Casa” o del proprio Territorio.

(*2) – Qui di seguito si riporta un articolato intervento a firma di Andrea Stroppia, pubblicato lunedì 8 giugno sul Quotidiano “IL TEMPO”, diretto da Daniele Capezzone.

____________________________Giuliano Marchetti