
TAF, Edoardo Germani e il ritorno della grande boxe a Milano
Scritto da Alessio Tommasi Baldi il . Pubblicato in Sport, Atleti e Personaggi.

Nel panorama sportivo italiano esistono storie che meritano di essere raccontate non soltanto per i risultati raggiunti, ma per la visione che le sostiene. Per questo proponiamo ai lettori di ConsulPress il contributo di Guido Colombo, che analizza il percorso di Edoardo Germani e del progetto TAF, oggi tra le esperienze più significative nel rilancio della boxe professionistica italiana.
Edoardo Germani, TAF, e il sogno che parte da una famiglia di sport
di Guido Colombo
E’ stata un successo annunciato la tredicesima edizione di TAF (The Art of Fighting) sabato scorso in una traboccante Allianz Cloud di Milano. I cinquemila posti erano andati esauriti in soli 3 giorni per l’evento che ha riportato la grande boxe professionistica a Milano. Tutto merito di un uomo che quattro anni fa, in piena pandemia, ha aperto una partita IVA, scritto un business plan, e ha cominciato a chiamare manager e atleti per dire una cosa che a Milano nessuno provava a dire più da tanti anni: il pugilato professionistico italiano si può ricostruire. Si deve ricostruire.
L’uomo si chiama Edoardo Germani, ha 33 anni, è nato a Milano ma vive a Monza. Appassionato di boxe sin da bambino (passione trasmessagli dal padre e dal nonno) ed ex pugile dilettante è lui che ha ridato un futuro a questo sport che nel capoluogo lombardo e non solo sembrava solo il ricordo di un lontano passato.
DA GERMANI SPORT E ROSSIGNOLI ALLA NOBILE ARTE

Per capire perché un giovane imprenditore brianzolo abbia scelto proprio la boxe in un’epoca dominata dal calcio, dal padel e dall’esplosione delle MMA, bisogna partire dalla sua biografia famigliare. Una storia che è anche una storia di Milano. “Mio nonno è stato uno dei primi ad aprire un negozio di articoli sportivi a Milano, Germani Sport. Mia nonna, il cui cognome era Rossignoli, era legata all’industria delle biciclette.” Due cognomi che chi conosce la città riconosce immediatamente. Germani Sport, fondato nel 1960, è stato per decenni un punto di riferimento del commercio sportivo cittadino, poi confluito nel gruppo Cisalfa. Rossignoli, dal 1900 in via della Chiusa e dal 1948 in corso Garibaldi, è la più antica officina-bottega di biciclette di Milano: 125 anni festeggiati nel dicembre 2025 alla presenza del sindaco Sala e di Vincenzo Nibali, Ambrogino d’Oro nel 2021. Edoardo Germani è dunque erede di due dinastie dello sport milanese del Novecento, una nei negozi, l’altra nelle officine.
In quella casa lo sport era una conversazione quotidiana, e il pugilato era una cosa di famiglia. “Amavo la boxe fin da ragazzino, quando mio padre e mio nonno seguivano i grandi campioni — da Benvenuti a Mazzinghi, da Arcari fino a Parisi alle Olimpiadi”, racconta Germani nelle interviste. Era ancora il pugilato come fenomeno popolare e identitario, quello che a Milano aveva costruito le sue serate al Palalido. Una memoria che la generazione dei nonni custodiva intatta, e che è entrata nella formazione sentimentale del nipote senza che nessuno se ne accorgesse.
PERCHÉ NON UN ALTRO SPORT

A questa eredità affettiva, Germani aggiunge una scelta professionale che chiarisce molto della sua personalità. Prima di TAF ha collaborato con Bellator, la promotion internazionale di MMA che aveva tentato uno sbarco organizzato in Italia. È lì che ha imparato il mestiere: matchmaking, gestione atleti, costruzione di card, ticketing, comunicazione. Ed è lì che si è formata la sua convinzione: il modello dello spettacolo da combattimento americano — con i suoi tempi serrati, le sue luci, le sue presentazioni curate, la sua narrativa drammaturgica — poteva funzionare anche in Italia. Ma applicato a un altro sport, la boxe, che in Italia ha il vantaggio del racconto già scritto, già radicato.
In soli quattro anni Germani ha trasformato un’avventura definita da molti “disperata” in una società che ha portato all’Allianz Cloud oltre ventimila spettatori paganti, incassi vicini al milione di euro, partnership con Mediaset Canale 20, patrocinio del Comune di Milano e della Regione Lombardia. Germani inoltre è anche un manager di atleti: Morello campione EBU Silver pesi medi, Kogasso imbattuto sui massimi leggeri, Paparo quattro volte campione italiano superpiuma, El Maghraby, Mantovani, Merone, Mazzon, Hermi. Una squadra che attraversa la geografia italiana, dalla Calabria di Morello al milanese Mantovani passando per gli immigrati di seconda generazione come Kogasso.
LE SCELTE CHIAVE DIETRO IL SUCCESSO

Ma niente di tutto questo sarebbe accaduto senza un’architettura strategica precisa, e qui sta la parte che rende il caso TAF interessante anche oltre oltre il mondo del pugilato. Le sue scelte chiave sono state almeno quattro.
La prima è stata importare il format americano invece di replicare la classica “riunione pugilistica” italiana. Musica dal vivo, presentazioni spettacolari, atmosfera curata, intermezzi di intrattenimento. Le serate TAF non assomigliano alle riunioni tradizionali di palestra, assomigliano a un evento di Top Rank o di Premier Boxing Champions su scala italiana. Un investimento di produzione che costa, ma che ha reso il prodotto vendibile a un pubblico che esce di casa per uno spettacolo, non solo per uno sport.
La seconda è stata rifiutare la cultura della protezione del pugile. Per anni in Italia si sono costruite carriere artificiali con avversari di comodo per accumulare record gonfiati, titoli italiani vinti contro pugili al debutto. Germani ha rotto questa regola: i match TAF sono equilibrati, talvolta apertamente rischiosi per gli atleti di casa. La sua formula la riassume così: “Una sconfitta combattuta vale più di una vittoria facile.” È una scelta sportiva, ma è soprattutto una scelta di credibilità verso il pubblico: chi paga il biglietto vuole vedere fight incontri veri, non spettacoli truccati.
La terza è stata costruire una squadra, non un parco di singoli pugili. TAF è il primo soggetto in Italia, da decenni, che funziona come management complessivo: contratti pluriennali, gestione di carriera condivisa, ricerca attiva di sponsor per gli atleti, supporto comunicativo e medico. I pugili TAF non sono “ospiti” delle riunioni; sono parte di un progetto sportivo che li accompagna dalla prima vittoria italiana alla scalata europea e oltre. È un modello che monetizza meglio per tutti — pugili compresi — e che fidelizza il pubblico, che impara a riconoscere i protagonisti edizione dopo edizione.
La quarta è stata una strategia di crescita geografica progressiva. Meda, poi Monza all’Arena, poi Milano al Pavesi, poi l’ex Palalido. Nel 2026 il debutto romano al PalaTiziano. entro due anni, ha già dichiara Germani, il salto al Forum di Assago. E più a lungo termine un traguardo ancora più ambizioso: riportare la boxe a San Siro dopo più di 60 anni. Un sogno? No, un obiettivo ambizioso ma fondato su solite basi e su una strategia ben precisa che fino ad oggi non ha perso un colpo.










