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“TRADIZIONE e CULTURA”- una Tavola Rotonda dell’XI Dicembre
sul Libro a cura dell’Associazione Culturale Sunodia
e del Comitato Tecnico Scientifico dell’U.C.I.D.

Scritto da Cristian Arni il . Pubblicato in .

Alla Pontificia Università della Santa Croce a Roma il Sen. Riccardo Pedrizzi e i Relatori dei saggi,
alla ricerca dei valori da riscoprire nella crisi dell’Occidente.

Il Libro Tradizione e Cultura, a cura dell’Associazione Culturale Sunodia e del Comitato Tecnico Scientifico dell’U.C.I.D – Unione Cristiana Imprenditori e Dirigenti, è esplicativo già dalla sua copertina: la rappresentazione grafica di un albero, con radici visibili, tanti rami e ancor più tante foglie, una raffigurazione emblematica.

Si tratta di un’immagine ricca di senso e significati, di rimandi culturali stratificati nel tempo, che richiama l’Albero della Vita o quello della Conoscenza del Bene e del Male, fino a giungere all’Albero Genealogico in cui rintracciare le proprie origini famigliari, attività non più e non solo mero appannaggio di qualche casato o dinastia blasonata, e là dove si cercano le proprie origini, si affondano le mani nel terreno, nelle proprie radici.

Appare evidente la sua metafora con la vita, volendo rintracciare un parallelo con essa nel suo continuum temporale tra: passato, presente e futuro, una tripartizione piuttosto simbolica nella quale le radici rappresentano il passato con le sue tradizioni; il tronco da cui si dipartono i rami è il presente che quelle tradizioni raccoglie e trasmette al futuro, rappresentato dalle foglie che fioriscono a nuova vita, e il futuro come il fogliame, si rinnova a ogni stagione/generazione.

E’ proprio dal sommerso, dalle radici/passato che arriva tutta la linfa vitale che scorre, attraversando e alimentando l’albero sino a farlo poi germogliare e donare frutti, una linfa vitale che nutre e fa prosperare la vita stessa, ma l’albero potrebbe anche raffigurare la comunità/compagine sociale, in cui si intrecciano le relazioni e il destino comuni degli esseri umani.

Senza questa alchimia, senza questa combinazione di elementi naturali, questo processo non sarebbe possibile, processo ivi brutalmente sintetizzato in una sorta di “esegesi iconografica” che rimanda alla vita, vita che altrimenti non produrrebbe altra vita, non costruirebbe, né edificherebbe il suo percorso evolutivo con le sue tante componenti e sfaccettature: sociali, antropologiche, metafisiche, religiose, economiche, valoriali, umane, culturali…

Siamo così nel nucleo, nel cuore del volume di cui sopra, edito Cantagalli, che raccoglie una serie di saggi e contributi da firme prestigiose del mondo: accademico, scientifico, istituzionale e delle professioni, libro presentato giovedì 11 dicembre nella prestigiosa Sala del Senato Accademico, intitolata al Papa Emerito Benedetto XVI, difensore proprio di quei valori che oggi appaiono minati da una sorta di capovolgimento sociale e culturale che sta ormai coinvolgendo da tempo specialmente l’Occidente, il cui core (passate l’anglismo gentilmente) risiede proprio in quell’Europa di cui tanto si dibatte.

Abbiamo chiesto al fautore e promotore progetto editoriale Avv. Bruno Sconocchia, Presidente dell’Associazione Culturale e Centro di Ricerca Sunodia, specifiche sul metodo: “L’Associazione culturale Sunodia e il Comitato Tecnico Scientifico dell’Ucid dopo la costituzione del Centro studi e ricerche sulla tradizione che ha come obiettivo di approfondire quegli aspetti che favoriscono la sua configurazione come elemento culturale nella nostra attuale società, hanno pubblicato una raccolta di saggi su tale tema con il titolo “Tradizione e cultura” (ediz. Cantagalli).
L’opera è divisa in due parti la prima generale, intesa ad individuare nella tradizione gli aspetti essenziali, sotto un profilo metafisico, ontologico, epistemico e di verità nonché con riferimento ad un aspetto storico – sociologico.
La seconda parte della trattazione riguarda la declinazione della tradizione con saggi di diversi autori in vari settori quali quelli della famiglia, della educazione, del lavoro, della sanità, dell’economia, del credito cooperativo nonché su altri aspetti rilevanti, quali quelli dei sistemi giuridici, del diritto, degli anziani, dell’arte e del dolore, con il risultato di scoprirne la sua essenzialità ed effettività su realtà costitutive della vita umana.
Un punto comune ai diversi saggi, facenti parte dell’opera, essenziale e rilevante è costituito dal riferimento alla memoria in cui emerge l’essenza di elementi vivi del passato rispetto al ricordo invece privo di tali effetti.
Tale rilevanza della memoria, consente di riportare nel presente principi, criteri concetti, consuetudini idonei a costituire il tessuto connettivo della vita e ad incentivare la creatività.
Sotto un profilo dinamico, tale riferimento alla memoria si realizza temporalmente in primo luogo attraverso la ricezione della tradizione, poi con la sua verifica sotto il profilo esperienziale, quindi con il giudizio di accettazione di quanto sperimentato, naturalmente inquadrato nelle condizioni di luogo e tempo che necessariamente implicano una pratica di adattamento senza sconvolgimento dei valori essenziali e prevalentemente con riferimento alla Verità metafisica nonché infine con la trasmissione di ciò che si è sperimentato che diventa Cultura.

La scelta di una sala così prestigiosa all’interno della Pontificia Università della Santa Croce sita in Roma, per la presentare il libro, non è affatto casuale; l’introduzione del Sen. Riccardo Pedrizzi, coordinatore dell’incontro, è stato momento di calorosa accoglienza dei tanti presenti giunti per l’occasione, ma soprattutto ha trasmesso con le sue parole nel discorso di apertura, il senso di questo percorso, aggiungendo anche alcuni aneddoti personali e famigliari per richiamare l’attenzione proprio sul valore delle tradizioni da trasmettere alle nuove generazioni, senza però relegarle al rimpianto di un passato ormai andato o per una posticcia e sterile osservazione delle stesse, ma vivendole in un rinnovamento con il presente, un presente partecipe e attivo affinché non se ne perda traccia e memoria, una memoria portatrice dei valori sociali, reali e autentici, che hanno costituito le fondamenta dell’Occidente.

A sin. il Senatore Riccardo Pedrizzi, al suo fianco Prof. Mons. Luis Romera

Un atto di comunione che coinvolge la comunità, dalle famiglie all’intera compagine sociale, per mantenere vivo il senso stesso della società Occidentale che oggi vive una profonda crisi identitaria.

Durante gli interventi dei contributors è stato come se risuonassero le parole proferite il 13 maggio 2004 dall’allora Cardinale Joseph Ratzinger, futuro Papa Benedetto XVI, che tenne una lectio intitolata, Il Relativismo, Il Cristianesimo e l’Occidente presso la Pontificia Università Lateranense, di cui si riporta un breve, ma significativo brano:
C’è qui un odio di sé dell’Occidente che è strano e che si può considerare solo come qualcosa di patologico; l’Occidente tenta sì in maniera lodevole di aprirsi pieno di comprensione a valori esterni, ma non ama più se stesso; della sua propria storia vede oramai soltanto ciò che è deprecabile e distruttivo, mentre non è più in grado di percepire ciò che è grande e puro. L’Europa, per sopravvivere, ha bisogno di una nuova – certamente critica e umile – accettazione di se stessa, se essa vuole davvero sopravvivere.
La multiculturalità, che viene continuamente e con passione incoraggiata e favorita, è talvolta soprattutto abbandono e rinnegamento di ciò che è proprio, fuga dalle cose proprie. Ma la multiculturalità non può sussistere senza costanti in comune, senza punti di orientamento a partire dai valori propri. Essa sicuramente non può sussistere senza rispetto di ciò che è sacro.

E proprio il relativismo, oggi dilagante, è stato spunto di riflessione durante la presentazione del libro, ricordando come la caduta della civiltà romana avesse frammentato ciò che si era costruito nel corso dei secoli, lasciando un incolmabile vuoto non solo di potere, ma anche di valori comunitari che successivamente hanno trovato, nella regola di San Benedetto, un modello di stabilità e punto di riferimento nell’organizzazione comunitaria e sociale a seguire, sino a divenire faro culturale della civiltà e della fede nell’Europa post-Romana. (*1)

Si tratta del primo volume a cura del Centro Studi di Ricerca sulla Tradizione, voluto dal Presidente dell’Associazione Sunodia, Bruno Sconocchia che ha coinvolto il Senatore Pedrizzi il quale ha specificato il modus operandi del progetto editoriale: “Seguendo la metodologia suggerita dalla Dottrina Sociale della Chiesa nell’affrontare le problematiche contemporanee”, secondo i princìpi diffusi da Pio XI: “Per incidere la società: osservare la realtà, giudicare la realtà per poi agire”, ed è in questa prospettiva che è stata chiamata in causa dal Senatore “La crisi dei Paesi opulenti, come li aveva definiti Del Noce, e le povertà disastranti e disastrose dei paesi in via di sviluppo”, e non ultimo, i modi di vivere delle nuove generazioni.

Riccardo Pedrizzi ha fatto riferimento alla decadenza dei tempi cosiddetti moderni, proprio a quella crisi dell’Occidente e dell’Europa di cui abbiamo anticipato, chiamando in causa Oswald Spengler (*2), che all’inizio dello scorso secolo aveva già prefigurato ciò che sarebbe accaduto.

La presentazione del libro ha seguito la netta separazione del prodotto editoriale il quale è composto in due parti: la prima, si prefigge di individuarne gli aspetti essenziali da un punto di vista metafisico: quello ontologico, epistemico e di verità, all’interno di un panorama storico-sociologico evolutivo in relazione al suo significato e alla sua memoria.

In questo senso si verifica e attua il conseguente giudizio, solo dopo aver constatata la verità degli elementi sostanziali della tradizione nell’esperienza, con la successiva possibilità della loro trasmissione in connessione inscindibile dal carattere educativo che gli è proprio, “Pertanto, stante l’esistenza di tali condizioni, le attività, le consuetudini, gli usi, contraddistinti da un giudizio di verità, come risposta alle domande dell’uomo sulle sue esigenze primarie, acquisiscono un contenuto culturale” (cit. dall’opera).

Da questo punto prende avvio invece la seconda parte della trattazione che riguarda la possibile incidenza della tradizione sui singoli aspetti della vita: dalla famiglia all’educazione, dal mercato del lavoro alla sanità, dall’economia al credito cooperativo, dalla politica al Diritto, agli anziani, l’arte fino al lutto.

Un’opera certo complessa per lo spessore degli interventi, ma fruibile da tutti, con un linguaggio e riferimenti limpido e chiaro, in cui rintracciare il senso del nostro tempo alla luce di ciò che sono i valori di Cultura e Tradizioni.

 

 


NOTE A MARGINE 

(*1) – Per quanto riguarda la regola di San Benedetto – faro culturale della civiltà e della fede nell’Europa post-Romana – ritengo doveroso  e necessario evidenziare un collegamento con le Abbazie ed i Cavalieri del MedioEvo, nonché con gli insegnamenti di San Bernardo da Chiaravalle ed al rguardo riproporre un’intervista a firma di Benedetto Ippolito – Docente di Storia Filosofia Medievale presso l’Università Roma Tre e la Pontificia Università della Santa Croce, sulla “Attualità del Medioevo”, già rilasciata alla Consul Press e pubblicata il 30 maggio 2025, successivamente ad una Tavola Rotonda, con Pietro Giubilo presso il Caffè Letterario Hora-Felix.

(*2) – Per quanto riguarda Oswald Spengler – filosofo e storico tedesco, autore de “Il Tramonto dell’Occidente” – e ad una mia personale antica amicizia con Riccardo Pedrizzi, desidero sottolineare la Linea Editoriale della Consul-Press, che pur se ghibellina, costantemente a sostegno sia alla “Dottrina Sociale della Chiesa”, sia al “Primato della Politica sull’Economia”.
E, al riguardo, riproporre una recensione a firma di Pier Paolo Saleri sul “Manuale di sopravvivenza economica”, libro dello stesso Senatore, pubblicata sulla Consul-Press il 6 ottobre 2019, riprendendo una ben nota citazione di Oswald Spengler: POLITICA ed ECONOMIA non possono risultare separate nella vita delle Nazioni.  Esse sono due aspetti della medesima realtà di vita, ma stanno tra di loro come il governo di una nave sta alla destinazione della merce trasportata.  A bordo la figura principale è del  Capitano, non del mercante a cui appartiene il carico”.

* >  La Pontificia Università della Santa Croce rappresenta oggi una eccellenza per gli Studi ecclesiastici e religiosi nell’ambito della CHIESA. una, santa, cattolica e apostolica in Roma.
Ideata da  San Josemaría Escrivá, Fondatore dell’Opus Dei e, poi, realizzata ed ultimata dal suo successore Beato Álvaro del Portillo grazie anche all’illuminato interessamento di Giovanni Paolo II, che concesse all’Ateneo Romano della Santa Croce nel luglio 1998 il titolo di “Università Pontificia oggi ha una propria prestigiosa Sede Accademica ubicata in un antico edificio nel Palazzo S. Apollinare a Roma, con un Centro di Ricerca ed una Biblioteca in Via dei Farnesi.   
La Pontificia Università della Santa Croce è attualmente costituita dalle Facoltà di Teologia, Diritto Canonico, Filosofia e Comunicazione Sociale Istituzionale, comprendendo altresì l’Istituto Superiore di Scienze Religiose all’Apollinare.

___________Giuliano Marchetti

 

 

 

 

 


Foto autore articolo

Cristian Arni

Cristian Arni (Arnerich), Romano di nascita (1971) fiero delle sue origini Croate-Dalmate / giornalista e redattore su varie Testate, addetto stampa, esperto in marketing e comunicazione per professionisti, aziende ed in altri ambiti / alle spalle anche una formazione teatrale e trascorsi di palcoscenico con grandi Maestri.