Vannacci sì, Vannacci no: scelta obbligata per Giorgia Meloni
Scritto da Franco D'Emilio il . Pubblicato in Economia, Finanza e Politica, Attualità, Economia e Politica.

“Vannacci sì, Vannacci no”, così l’efficace e ineludibile scelta che s’impone a Giorgia Meloni e che sottolinea ancora di più la sorpresa della destra e della sinistra dinanzi all’evidenza, al peso politico crescente di Futuro Nazionale, il nuovo partito di destra radicale, fondato poco più di quattro mesi fa dal generale Roberto Vannacci. Ultimi sondaggi lo accreditano stabilmente poco oltre il 6%, in forte concorrenza con la Lega che secondo diverse rilevazioni sarebbe addirittura superata dal consenso al generale.
Per diversi motivi, a destra come a sinistra, ci si interroga quanto Futuro Nazionale possa influire sulla politica italiana, in particolar modo sulla definizione della complessiva alleanza del centrodestra e sulla stessa intesa all’interno del centrosinistra nella sua miscela tra l’ala moderata e quella radicale. Una cosa è inesorabilmente certa: destra e sinistra dovranno confrontarsi e fare i conti con Futuro Nazionale; impossibile ignorare, minimizzare o, nel peggiore dei casi, emarginare un partito che, connotato come formazione della destra radicale e identitaria, nazionalista e sovranista, contraria ad un’immigrazione fuori da ogni controllo e programmazione degli accessi, sembra, seppur al momento solo nei sondaggi, riscuotere una percentuale significativa di gradimento. Ampio e trasversale il bacino del potenziale voto a Futuro Nazionale, molto nel mare di quella delusione, di quell’incertezza, emergenti dal contrasto, dall’incompatibilità, sempre più marcati tra ideologia e/o programmi, da una parte, e prassi politica, dall’altra. Così, a destra Vannacci raccoglie consenso nelle file di Fratelli d’Italia, Forza Italia e Lega; a sinistra, anche se con minori possibilità, in quelle, altrettanto incerte, del Partito Democratico e del M5S. Fratelli d’Italia paga in tal modo il suo appiattimento opportunistico, tattico sul melonismo; Forza Italia paga il suo moderatismo, sempre condizionato dalla famiglia Berlusconi, in disparte, ma perennemente incombente; la Lega paga il maldestro progetto che l’autonomia, soprattutto sentita nei territori del nord, luoghi d’origine e di punta del leghismo, possa convivere con la cosiddetta “nazionalizzazione” del proprio ruolo politico, imposta dal leader Salvini e, sinora, rivelatasi soltanto fallimentare perché conflittuale con le finalità peculiari delle origini. A sinistra, il PD paga l’insoddisfazione di parte della sua componente moderata, marcata stretta dalla sinistra più ortodossa; il M5S paga la mutevolezza di chi nasce piromane antisistema e, poi, finisce pompiere istituzionale del sistema stesso. Comunque, da destra a sinistra, un comune denominatore unisce il possibile consenso a Futuro Nazionale ed è il fatto come pubblicamente Roberto Vannacci sostenga, auspichi soluzioni che tanti italiani, indipendentemente dalla loro posizione politica, pensano, ma non hanno il coraggio di professare: tanti spunti de Il mondo al contrario, famoso libro del generale, sono condivisi più di quanto si possa immaginare.

Piacciano o no i suoi fini, Futuro Nazionale è partito antisistema, al pari del M5S, ma da quest’ultimo, rivelatosi soltanto pochezza, lo differenzia il possesso di un patrimonio ideologico e politico, sicuramente ispiratore di finalità lineari e coerenti. Futuro Nazionale risulta, certo, una spina nel fianco dell’attuale destra italiana, volendone rappresentare una politica più radicale, incisiva, di conseguenza più vicina all’identità nazionalista e sovranista, ma nulla esclude aprioristicamente il suo possibile confronto con il centrodestra per un’eventuale, fruttuosa alleanza elettorale. Senza Vannacci alleato il centrodestra rischia di perdere le prossime politiche del ’27; all’opposto, con Vannacci, solitario contro tutti, il centrosinistra può avere, se non la certezza, almeno maggiori possibilità di tornare al governo del paese. Fuori dubbio che politicamente si avvicini da parte del centrodestra la scelta quale posizione assumere rispetto a Futuro Nazionale, se dialogo oppure aprioristica chiusura, col rischio, in quest’ultima circostanza, di recare acqua elettorale al mulino dell’odierna opposizione. Le accuse a Futuro Nazionale di neofascismo, razzismo, omofobia, mancanza del politically correct, tutte perlopiù frutto di una preconcetta critica o, addirittura, ostilità, fuori da un’obiettiva analisi e considerazione, non possono e non devono affatto costituire un ipocrita muro di paura ed emarginazione nei confronti del movimento vannacciano. A gridare tanto vanamente al lupo al lupo! si rischia di non essere più creduti, ancora peggio di perdere le elezioni ed essere costretti a tornare irrimediabilmente indietro.










