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In morte di Francesco Guccini

Scritto da Francesco Spuntarelli il . Pubblicato in .

Lunga e diritta correva la strada , l’auto veloce correva, la dolce estate era già cominciata vicino lui sorrideva, vicino lui sorrideva

Francesco Guccini (nato a Modena, 14 Luglio 1940,morto a Pavana , 6 Agosto 2026) è stato un cantautore, scrittore e attore italiano ma ciò che mi preme è ricordarlo come cantautore. Come viene ricordato per una sua intervista con un giovane Jovanotti (di cui pongo in dubbio la reale appartenenza al genere dei musicisti) le sue ispirazioni furono i grandi cantautori italiani, i francesi e quel Bob Dylan che tanto divise l’America di quegli anni quando rubò lo scettro al Re del Rock Elvis Presley (come non citare American Pie di Don McLean parlando della morte di questo nostro grande cantautore?)

Il mio rapporto con Francesco Guccini inizia da prima della mia nascita.. I miei genitori andarono a guardarlo, credo fosse a Colle Oppio, l’anno prima della mia nascita e quindi ha contribuito anche lui alla mia creazione in un certo senso e la morte di Francesco Guccini accade in questi giorni come un’oscura risonanza di cose ormai scritte.. dopo la morte di Franco Battiato, Giorgio Gaber, Lucio Dalla e Fabrizio De André (discorso che copre gli ultimi 30 anni e non la morte di un solo cantante “The day that Music Died “) si va verso la fine della grande stagione dei cantautori italiani. Mio padre era stato impegnato nella destra degli anni ’60 e poi si era spostato su posizioni di centro, mia madre di politica non ne aveva mai capito nulla ma son qui e porto il suo nome quindi quel xantante sempre col bicchiere di vino in mano gli era sicuramente piaciuto.

E poi e poi.. Gente che viene e che ti dice di sapere

Già ogni Legge delle cose e tutti sai ti san dire cosa fare:

Quali Leggi rispettare, quali Regole osservare,

Qual’ il Vero, Vero

Personalità eccellente di questo paese, è di lunga data la sua familiarità con la musica, aveva già scritto testi rock negli anni 50 (forse ponendolo al pari dello stesso Giorgio Gaber negli album con Enzo Iannacci), Francesco Guccini è stato spesso citato come scrittore molto impegnato sul piano politico e sociale: molti hanno spesso associato i suoi testi a concetti della sinistra politica o addirittura anarchica (vedi bene il testo de “La Locomotiva”)…. poco importa di questo ora che è morto, quello che conta della sua scrittura è l’uso mirabile del verso, un uso talmente perfetto che spesso è stato citato come poeta contemporaneo.

L’album Folkbeat, suo album di esordio come cantante nel 1967, conteneva già delle bellissime pietre miliari della sua produzione come Noi non ci saremo (grande opera di critica all’operato umano che porterà immancabilmente alla nostra distruzione come razza) e La canzone del bambino del vento (nota come Auschwitz in seguito, in un’epoca in cui descrive la tragedia dei campi di sterminio con sincera amarezza) ma a parte queste va ricordato per Canzone per un’amica (nota anche come In morte di S.F.), che divenne allora la canzone di apertura di ogni suo concerto, bellissima lirica sulla morte di una persona cara in un incidente di macchina (dopotutto chi non ha avuto un amico morto in gioventù?).

I gruppi di allora che non lo hanno dimenticato in quanto loro collaboratore furono gli Equipe 84, che al tempo portarono alla gloria Canzone per un’amica (Silvana, l’amica citata nella canzone, era anche una loro amicizia in quel del Grande Bar di Modena).. Augusto Daolio, carismatico leader del grande periodo dei Nomadi si innamorò anche lui di questa canzone da subito e rinnovò la collaborazione e l’amicizia con questo grande scrittore ancor prima che cantante: della collaborazione con il cantante dei Nomadi abbiamo mirabili versioni de “La bambina portoghese” e de “il vecchio e il bambino” ma sarebbe sminuire il resto di questa fantastica unione che ci ricorda che lì dove un cantante è bravo un gruppo può essere eccezionale (come pensare a Fabrizio De  Andrè senza pensare ai bellissimi pezzi con La Premiata Forneria Marconi).

Al caldo del sole al mare scendeva la Bambina Portoghese

non c’eran parole, rumori soltanto come voci sorprese

Il mare soltanto e il suo primo bikini amaranto.

Una curiosità da dire è che quando fu ospite della trasmissione “Diamoci del tu”con Giorgio Gaber e Caterina Caselli avrebbe partecipato all’esecuzione di un giovane Franco Battiato di una prima versione della canzone “La torre”, una canzonetta che solo nella sua seconda sarebbe diventata il capolavoro che tutti conosciamo (ovvero nell’album Arca di Noè 1982, tra l’altro citazione probabile del grande Sergio Endrigo).

I Nomadi furono in seguito coloro che portarono al successo Francesco Guccini con la canzone Dio è morto, testo censurato in Italia ad opera della R.A.I. fece invece gran successo nello stesso Stato Vaticano, in quanto alla fine ricorda che Dio è morto ma che (nella religione cristiana) è risorto nel terzo giorno.

In questo periodo Francesco Guccini dopo una relazione con Eloise Vitelli con cui andò in America, sposò la sua fidanzata storica Roberta Baccilieri. Della relazione con Roberta parla nella famosa canzone Eskimo, quest’ Eskimo innocente come dice nella canzone, era la sua rivoluzione non violenta al passaggio del tempo che comunque tutto erode (qui ci vorrebbe un altro paragone con American Pie di Don McLean ma sarebbe un azzardo per la provincialità del nostro autore nel confronto con la sonata eccellente del passaggio del tempo in quel dell’america degli anni ’60 e ’70).

Il vero salto artistico di Francesco Guccini si ebbe nel 1972 con l’album Radici, dove appunto il cantautore si sforza di cercare appunto le radici della su opera: qui troviamo la musica anarchica di fine 800 con la memorabile La Locomotiva, tratta da una vicenda realmente accaduta ma resa mirable dalla visione di questo grande artista, ode della gioventù, della ribellione alle angherie e delle lotte di classe. Allo stesso tempo riprese il confronto con la sua famiglia attraverso canzoni di riflessione sulla visione dell’uomo nelle sue diverse età attraverso Il vecchio e il bambino e ancor più nella Canzone della Bambina Portoghese, una bambina piccina col suo primo costume che si lascia andare nell’oceano e nel sole fino a scomparire, peraltro cantata su di un controcanto che parla di tutti coloro che credono di riuscire a controllare la realtà con la loro volontà e conoscenza mentre lei scompare nel nulla. Un discorso a parte va fatto per la canzone dei dodici mesi dalla sonorità cupa e distorta, un pezzo che ho sempre paragonato con Gente in Progresso di Franco Battiato (orizzonti perduti 1983):una cupa ed evocativa, l’altra speranzosa per un futuro stupendo (che abbiamo già vissuto in quegli anni un po’ tutti quanti).

In questo periodo il grande poeta introdusse un suo concittadino alla musica, si tratta di Claudio Lolli, che deve a Francesco Guccini la sua iniziazione alla musica (ascoltate le sue Socialdemocrazia e Borghesia per capire il genere che poi andrà a sviluppare).

E poi e poi se ti trovi a ricordare ti accorgerai che non te ne importa niente e che una sera o una stagione son come lampi,

luci accese e dopo spente, e se c’è un vizio che ti ucciderà non sarà fumare o bere

ma è qualcosa che ti porti dentro e cioè vivere, vivere e poi poi vivereee

In seguito dall’album D’amore di morte e di altre incertezze (1997) mi preme ricordare la canzone Cirano (al tempo già rilasciata alle radio ma non acora inserita nel suo discografia), ispirata dall’opera teatrale Cyrano de Bergerac di Edmond Rostrand, in cui sa un’opera del passato per parlare della modernità: quelli con il naso corto, i nemici di Cirano per l’appunto, il gregge amorfo e conformista sono sempre d più e fanno di tutto per non pagare le tasse (“Io non perdono e tocco”). Il suo naso lungo e l’amore di Rossana rimangono impressi nel cuore di chi ascolta questo brano come il tocco della spada di questo nuovo Cirano.

Dell’album Stagioni (anni 2000) mi preme invece ricordare la canzone Don Chisciotte su testo di Beppe Dati che ritrova un ritmo generoso per un cantautore che avrebbe meritato una musicalità diversa, come quella che lui aveva avuto nelle interpretazioni dei Nomadi di Augusto Daolio.

Fino a ieri mi annoiavo e volevo anche morire” (tornando a Don Chisciotte) ben rappresenta la sorte di questo grande cantautore in un’epoca, sulla soglia degli anni 2000 in cui il suo nobilissimo genere di musica già prendeva polvere sugli scaffali.. Io dico addio (Addio prima canzone di questo bel cd) ben rappresenta la piega che questo autore prese negli anni seguenti smettendo sempre più di rappresentare le sue opere musicali e dandosi soprattutto alla scrittura di testi.

Ho letto millanta storie di cavalieri erranti ,

di imprese e di vittorie di giusti sui prepotenti

per starmene ancora chiuso coi miei libri in questa stanza

come un vigliacco ozioso sordo ad ogni sua sofferenza

Del mondo oggi più di ieri domina l’ingiustizia 

ma di eroici cavalieri non abbiamo più notizia 

E’ con questi versi che voglio dedicare a colui che mi ha insegnato la scrittura, Giuliano Marchetti, amico e maestro, che voglio concludere questo ricordo di tempi migliori.

  foto Getty Images                                                                                                                                                            ©  Spuntarelli Francesco