
Intervista a Sconfitta – Musiche, Testi & Saggi (Parte 1)
Scritto da Danilo Pette il . Pubblicato in Cinema, Musica e Teatro, Arte, Cultura ed Eventi.
Stimati amici, eccoci oggi alle prese con Sua Maestà la Sconfitta! Prepariamoci dunque a fallire, a prenderle di santa ragione, alla debacle totale, alla disfatta di Caporetto, a un’intervista Waterloo!
Assiepatevi intorno al ring allora, fumate sigari e tirate su scommesse Signori, perché è già pronta all’angolo rosso, con un peso di 220 Kg, la band punk Sconfitta, e all’angolo blu, 42-43 Kg, eccoci qui amici, me medesimo, il Vostro affezionatissimo. Ding ding ding…
Il progetto ‘Sconfitta’ si incarna in una band proveniente dal nord-ovest italico, più precisamente dalla Liguria, in specifico dalla temibile Genova, per essere puntigliosi da Via… , e scendendo giù dritto dritto per l’Azzurra, arriva proprio qui nella Città Eterna. Lo so amici, ora direte ‘ecco, dei genovesi che vengono a parlarci della sconfitta, ci risiamo, sarà di certo un Concept Album su Fantozzi o su Fracchia…’ lo so, lo so che lo state dicendo, ma io vi perdono lo stesso, miei piccoli favoriti. Capirete infatti, se mi fate il piacere di leggere e non parlare, che c’è molta originalità nel progetto che oggi ho scelto di presentarvi, e che non si tratta affatto di idee riciclate, omaggi sterili, ispirazioni artistiche di seconda mano.
Già al primo impatto, si capisce che c’è qualcosa dietro: il disco infatti, dal titolo ‘Essere Nessuno’, (Leggi la recensione https://consulpress.it/essere-nessuno-lalbum-desordio-di-sconfitta-recensione/ ) è accompagnato da un libro, intitolato ‘Libricino per Nessuno’, 36 pagine dedicate ‘A(i) Nessuno’, in cui si ripercorrono i concetti espressi nei testi delle diverse canzoni (che sono in tutto 7), un capitolo per ogni canzone (in realtà no, come scoprirete… è bello da parte mia offrirvi questa suspense, non trovate?), con argomentazioni degne della filosofia elucubrativa di alto rango, con citazioni di altissimo rango come T. Adorno, I. Morris, M. Stirner, H. Marcuse, k-punk, S. Zizek, G. Deleuze, M. Kundera, financo degli haiku di piloti kamikaze giapponesi!! Non sarebbe né strano né inusuale se si trattasse del disco di un cantautore, di un concertista d’Opera, di una compagnia teatrale, dei Doors. Ma questo è un disco hardcore punk con tutti i crismi, con discese negli abissi del trash metal, dello stoner psichedelico, del free jazz punk inglese, per la miseria!! Me lo sparo in macchina a 180 all’ora, ci animo la festa alcolica di fine estate, ci prendo d’assedio una città con eserciti di motociclisti, ecco che ci faccio co’ ‘sto disco!!
Cosa c’entra con l’importanza, la finezza, la difficoltà, la gravità e la seriosità della Filosofia?
Cosa ci vogliono proporre questi mangia pesto (con fagiolini!), di cosa ci vogliono convincere?
Sesso, Droga & Immanuel Kant?
Andiamoli a conoscere e chiediamolo direttamente a loro…
(L’intervista è a Simone Truscello, compositore di tutti i brani, cantante, bassista, produttore, autore dei testi e del libricino, anima e fautore di questo progetto)
– Allora Simone, vorresti presentarti, presentare la band e il vostro progetto a quei pochissimi lettori della Consul Press che ancora non vi conoscono?
Presenterò tutto alle pochissime persone interessate, infatti questa è una cosa che abbiano fatto senza interesse al doverci vendere o svendere, o cercare di trattare la musica e i concetti che trattiamo come una sorta di prodotto da cercare di piazzare. ‘Sconfitta’ è un progetto che nasce fondamentalmente con l’idea di opporsi in maniera attiva all’egemonia dell’ambizione, e nasce principalmente come una specie di sfogo mio e di Giorgio Barroccu che è il chitarrista, genovese con cognome sardo, io direi che non è veramente genovese essendo doriano… è una persona con cui ho condiviso tantissimi progetti artistici, ha delle visioni a volte molto simili alle mie, a volte estremamente diverse, quindi con lui c’è sempre qualcosa da imparare. Abbiamo gestito un’etichetta discografica per 7 anni, e ci siamo resi conto di come cercavamo di essere etici e puri in un mondo che non lo consente… quindi per fare anche promozione a band a cui tenevamo, siamo arrivati al punto di dover imbastardire la comunicazione…la ritengo un po’ una specie di vittoria del post-capitalismo, il fatto che addirittura le controculture siano state inglobate in un sistema di merito che ha bisogno della vittoria a tutti i costi, che le band debbano comunicare tutte in un certo modo…presi dallo sconforto per questa situazione, ci siamo imbarcati in qualcosa che è un progetto che vuole essere un po’ un anti-progetto: possiamo cercare di essere tutti un pochino più in touch con il fatto di essere ‘nessuno’ e di non prendersela per ‘sta cosa qua, piuttosto che doverci inventare di essere qualcuno che non siamo.
– Come e dove è stato realizzato questo disco?
Parlerò facendo finta che sia una cosa interessante…
– Te ne prego…
Lo abbiamo registrato a Genova. La batteria in una sala prove in cui non entravo da 30 anni, e poi nello studio di Giorgio, dove abbiamo registrato il resto e poi mixato. Volevamo un approccio più cantautoriale, con la musica a servizio della voce e non viceversa. Io ho avuto tanti progetti musicali, suono da tanti anni, il primo album l’ho fatto nel ’99… ho preso a suonare e a comporre alcuni brani, ma non c’era la qualità che volevo, così ho proposto a Giorgio di prendere ‘sti pezzi e aiutarmi a migliorarli un po’… dal punto di vista musicale lui è la persona con più sensibilità che conosco, secondo me ha un orecchio fantastico… così mi ha messo a disposizione una specie di archivio di riff che aveva scritto fuori contesto, dal quale io ho attinto per cominciare a mettere insieme i brani, che quindi sono un po’ miei un po’ suoi. Ci ho costruito sopra le parti vocali e ho affidato le parti di batteria a Enrico Meloni, che come ogni batterista suona in 400 band diverse…aveva già collaborato con Giorgio in passato, e secondo me gli è piaciuto proprio il fatto di non essere limitato ai tempi veloci del metal, dell’hardcore… quindi ha potuto usare cose ‘fuori contesto’, mettendoci una sensibilità swing in alcune parti piuttosto che usare il rimbalzino jazz in qualche altra, e secondo me Enrico ha un gusto favoloso, soprattutto la capacità di assorbire musica in modo incredibile… gli abbiamo girato i pezzi e li ha provati in saletta da solo, mi ha mandato le demo ed erano perfette, quindi ha proprio letto il progetto in maniera eccezionale. E’ parte attiva della squadra, non dico che mi abbia aiutato a scrivere il libricino però ha sicuramente contribuito alla lettura e correzione delle bozze… quindi diciamo che siamo tre persone diverse, con background diversi però tutti presi male, presi male insieme…
– Parliamo del progetto completo: disco più libro, operazione particolare per un album nato nell’underground indipendente dei carrugi più profondi, e facente parte di tradizioni musicali non propriamente attente all’etichetta… libro non di foto, non contenente testi, info o ringraziamenti, ma un vero e proprio approfondimento filosofico del messaggio del disco.
Non per pregiudizio, come saprai noi della Consul Press siamo gente di mondo che ama su tutto l’Eresia, ma ti chiedo, da dove esce fuori questo connubio tra Punk e Filosofia?
Ah, questa secondo me è una bellissima domanda…
– Dacci una bellissima risposta allora…
E’ una risposta un po’ egoistica, nel senso che io ascolto molto punk, ma sempre ‘punk filosofico’ diciamo… sono innamorato di band che piuttosto che urlare abbiano qualcosa da dire, e non solo abbiano qualcosa da dire, ma lo dicano anche bene. I miei gruppi di riferimento dal punto di vista di gestione delle idee e del prodotto, sono i Bad Religion, che scrivono testi estremamente intelligenti tant’è che il cantante è professore universitario, e poi i Propagandi. che sono un gruppo di attivisti animalisti, hanno sempre portato avanti determinate cause e i loro testi sono molto intelligenti, scritti bene con molto da dire. Per me c’è una componente filosofica innata nel punk: in miei progetti precedenti, come i Feed Them Death, ho preso spunto e citato Foucault, Marcuse, Camus… questa volta volevamo fare una cosa che non cercasse necessariamente richiami, ma fosse oggettivamente qualcosa di politico-filosofico.
– Nei pezzi ho notato la presenza di diverse anime, su tutto ovviamente l’hardcore punk, il metal, ma anche certo rock anni ’90, jazz, stoner, new-wave, dark-wave, psichedelia… quali sono state le influenze principali per la registrazione del disco e quali sono le tue personali?
Come dicevo prima, sicuramente i Propagandi, che si definiscono progressive trash, ma fanno un disco diverso dall’altro, ed essendo canadesi fanno parte di una scuola canadese che distrugge completamente i generi, tant’è che ci sono tipo gruppi metal che sono punk, gruppi punk che sono metal, gruppi black metal che sono trash…è tutto completamente ‘a caso’ ed è una cosa bellissima, perché si pone esattamente al contrario del professionalismo che c’è per esempio negli Stati Uniti. Io e Giorgio siamo produttori, e ci siamo detti ‘facciamo che evitiamo di fare ‘sta cosa che andiamo lì, e l’album deve uscire esattamente come ce l’abbiamo in testa, cioè una versione migliore delle demo? Evitiamolo, abbiamo del tempo insieme, sfruttiamolo anche per devastare completamente i pezzi se necessario’…abbiamo usato anche un sacco di strumenti alternativi, dalla chitarra acustica al basso fretless che ho usato per la prima volta e ci ho sballato tantissimo…abbiamo fatto tutto un po’ il contrario di come si farebbe in uno studio secondo me, o di come l’abbiamo fatto in passato perlomeno… dopo aver registrato ci siamo detti che comunque è stata un’esperienza che ci ha insegnato qualcosa, e per me quella è la cosa che ha più valore. Il mix l’abbiamo fatto noi, ma il master l’abbiamo affidato a Mattia Cominotto, che in pratica registra tutte le band di Genova nei Greenfog Studio e suona ne I Meganoidi.
– Ci sono ancora I Meganoidi?
Sì, sì…
– Un caro saluto a I Meganoidi… se sei d’accordo, procederei ora con l’eviscerazione del disco, confrontiamolo con il libro e seguiamolo canzone per canzone, verso per verso, capitolo per capitolo, tiriamogli fuori le interiora e vediamo quali sono i presagi…

Track #1 – Sconfitta
Buon pezzo d’apertura, un ottimo tiro. Salta all’orecchio la citazione dei Queen Of The Stone Age nell’intro della batteria. Buono il riff; pezzo molto punk nelle armonie vocali della strofa, mentre il ritornello ricorda più lo stile rock anni ’90, graffiante ma melodico, che strizza l’occhio a un approccio più radiofonico. Ho ritrovato spesso questo dualismo nelle melodie vocali del disco: strofe punk – hardcore e ritornelli garage, new-wave, melodici. Sei d’accordo?
Assolutamente sì, questo tipo di costruzione è stata un po’ una costante nel disco, ma non vuol dire che sarà una cifra stilistica eterna…è stato un esperimento che abbiamo fatto, creare per esempio una cosa che sembra un ritornello, ma poi non ritorna…
– Un tornello allora!
Già…subentra anche la bravura di Giorgio e di Enrico a capire, a dare gli accenti giusti, sincopati, e inserire magari sai, la seconda chitarra o la terza chitarra, la quarta chitarra quella che dialoga con la voce… tutto a servizio della parte vocale, del testo…c’è tutto un bel lavoro di post produzione.
Nel primo brano e capitolo del libro, anteponi ai mali della società ipocrita, antagonistica e concorrenziale del nuovo capitalismo liberale, il concetto della Sconfitta, di coloro i quali abbracciano e danno nobiltà alla loro sconfitta, gli unici in grado di pensare nuovi paradigmi di rivolta contro un sistema ormai autoreferenziale, che si limita a modernizzare e perfezionare le procedure di controllo e sottomissione delle masse. Lo sconfitto però, è colui che un tempo ha ambito, colui che ci ha provato. Il concetto stesso di sconfitta presuppone un agone precedente. Il tuo concetto di sconfitta invece è diverso, somiglia più a una resa prima ancora di scendere in guerra, risuona nel don’t try bukowskiano. Come funziona?
Un caro amico, Alessandro Lemme, tatuatore straordinario che lavora a Roma, allo studio Psycho Tattoo, mi consigliò di leggere questo libro, ‘La nobiltà della sconfitta’, un testo di Ivan Morris, sulla società giapponese, e su come essa abbia creato una specie di metanoia del concetto di ambizione: i vincenti, in Giappone, sono generalmente considerati dei farabutti, e quindi si fanno statue ai perdenti lì. La tua osservazione su Bukowski è vera, però perché noi la osserviamo secondo i nostri punti di riferimento occidentali, dove conta solo vincere e non si fa di certo la statua di chi perde… con Sconfitta proponiamo un ‘provarci’, sì, però con un cuore diverso, cioè con meno interesse nei confronti del risultato… se le cose che fai le fai in maniera pura, non conta la vittoria o la sconfitta, capito? L’ambizione occidentale è importante, l’importante però è che non diventi il guidatore della vita. L’autodeterminazione conta, il vivere quotidianamente esercitando il dubbio fuggendo dalle risposte dogmatiche dei Partiti e delle Religioni, esercitando i propri doveri piuttosto che i propri diritti. Subentra anche una differenza sostanziale tra sconfitta come band indipendente e il contesto musicale nel quale noi viviamo, cioè non vogliamo diventare delle rock star, non ce ne frega niente di parlare alle masse, noi ci interessa parlare a due persone che la pensano come noi, che capiscono quello che ho detto…
– La figura di colui che neanche prova, che accetta coscientemente la sua condizione di sconfitto, che non spera e non ambisce, come potrà mai trovare nuovi paradigmi per le rivolte del futuro? Perché prendersi la briga di rivoltarsi se si è fuori da quel discorso?
Proprio perché sei fuori da quel discorso, secondo me questa è la risposta… è una domanda molto bella che contiene già la risposta. Il fatto di essere fuori da qualcosa può essere già la condizione per cui essere in rivolta. I gesti, quando sono puri, portano sempre la rivolta, a volte basta un cuore puro piuttosto che delle armi di distruzione per cambiare le cose.
Quel ‘in culo a tutti quanti’ del ritornello, molto nichilista punk, non somiglia paradossalmente all’impunità e all’arroganza dei vincenti, che non cambia mai? Anche loro lo dicono, secondo me…
Bravo, bravo… infatti questo è un paradosso, che ho usato letteralmente in quel senso… qua entriamo anche nel motivo per cui ho scritto il libro: la canzone è un limite gigantesco, perché non puoi dire tutto quello che vuoi se c’è della musica che va sotto… decidi quali parole usare che stanno bene con la musica e che più o meno svolgano il compito di dire quello che vuoi dire, ma in realtà però c’è anche molto che non viene detto. Allora è nata la necessità di fare un libro con una spiegazione un pochino più ampia rispetto a questi concetti, dove non si dice ‘in culo a tutti quanti’, ma anzi si spiega perché non dev’essere ‘in culo a tutti quanti’…
Track #2 – Brucia sempre così… QUI PER LA SECONDA PARTE https://consulpress.it/intervista-a-sconfitta-musiche-testi-saggi-parte-2/










